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Flannery O’Connor e quell’inseguimento instancabile di Dio

AP FIle Photo 1962
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A 50 anni dalla sua morte, esperti in convegno alla Gregoriana ne rileggono il “Diario di preghiera” appena pubblicato

“Signore, fammi diventare una mistica, e aiutami a togliermi di mezzo”. Così scrive Flannery O’Connor nelle pagine del suo A Prayer Journal (Diario di preghiera), pubblicato solo pochi mesi fa negli Stati Uniti e già giunto alla quinta edizione. Poco si conosce in Italia di questa scrittrice americana, nata nel 1925 e scomparsa assai presto, nel 1964. Una fede ardente la sua, colma dell’amore di Dio e di una ricerca infinita, che lei ha riversato in tutti i suoi romanzi: tra questi, La saggezza del sangue e Il cielo dei violenti. Quella che traspare dal Journal, rimasto inedito fino all’anno scorso, è una figura fragile, ma che conosce la via del Bene e che per questo implora Dio in tutti i modi perché rimuova da questa ogni ostacolo, a cominciare da se stessa. Di questo e di altro parleranno il 18 marzo (ore 18) presso la Pontificia Università Gregoriana, in un incontro dal titolo “Rendimi strumento della Tua storia” – Il Diario di preghiera di Flannery O’Connor, tre grandi conoscitori dell’opera dell’autrice: padre Michael Paul Gallagher, suor Marta Tedeschini Lalli ed Elena Buia Rutt, saggista e poetessa, che della O’Connor ha tradotto alcuni testi inediti e che ha regalato a noi di Aleteia alcune sue riflessioni.

Cos’è questo Diario di preghiera di cui si parlerà all’incontro di domani?

Buia Rutt: Questa conferenza è un segnale importante, perché è bene che si cominci a fare qualcosa per far conoscere di più Flannery O’ Connor, in particolare in Italia. Flannery è un personaggio problematico qui da noi: lo è per il cattolico medio, perché con la sua sensibilità lo sconvolge, lo è per la Sinistra perché è troppo cattolica. Quindi si trova “in mezzo”. In America è già molto celebrata: pensiamo solo che è stata una delle prime donne ad entrare nella collana della “Library of America”. Questa pubblicazione di qualche mese fa del suo A Prayer Journal, in questo senso, è fondamentale. Sono 37 pagine di preghiere, di dialogo con Dio, pubblicate da William Session, amico della famiglia O’Connor. In particolare conosceva benissimo Regina, la mamma di Flannery, ed è uno degli ultimi testimoni diretti, uno dei pochi ancora in vita tra quelli che hanno conosciuto Flannery. Session ha avuto accesso alle carte della fattoria dove Flannery andò a vivere dopo che si ammalò di lupus: qui, ad Andalusia, viveva con la madre allevando pavoni. Aveva le stampelle e scriveva al piano terra, ma i piani superiori sono pieni di carte ancora da esplorare. Un po’ per volta, gli eredi stanno dando la possibilità di pubblicarle. In queste 37 pagine è stampato in fac-simile l’originale delle pagine scritte da lei sul quadernino: quindi possiamo vedere proprio la sua scrittura, con le correzioni. Si tratta di un diario scritto tra il 1946 e il 1947: Flannery aveva 21 anni quando ha cominciato a scriverlo e l’ha interrotto bruscamente l’hanno dopo. In quel periodo non era ancora una scrittrice, si trovava lontano da casa, ad Iowa city, dove era andata a frequentare un corso di giornalismo. Quando tornò da lì aveva capito che era una scrittrice di narrativa, e la sua vita era cambiata.

Che personaggio ci racconta questo Diario?

Buia Rutt: In ogni sua pagina Flannery prega Dio di farla diventare una scrittrice, di darle “una storia”. Questa è la sua preoccupazione più grande, ma non lo vuole per soddisfare il suo ego; piuttosto vuole diventare strumento della storia di Dio. Dice sempre: “rendimi strumento della tua storia”. Nel Diario ci appare una Flannery O’Connor diversa da quella che noi conosciamo dai suoi scritti destinati alla pubblicazione. In questi ultimi è una scrittrice lucida, sempre in controllo della situazione, una scrittrice ironica, dura, che non si lascia mai andare ad un’emozione; i suoi racconti sono sempre di una durezza incredibile, sarcastici, grotteschi. Nel Diario, e quindi in questo rapporto con Dio, vediamo una Flannery più umana: la vediamo incerta, insicura, la vediamo pregare Dio in modo appassionato. Però poi rimane sempre se stessa, soprattutto quando scrive “Dio, fai di me una mistica, immediatamente!”, non senza aggiungere, però, “ma non voglio diventare suora”. Io sono rimasta davvero stupita nel vederla rivelata così appassionata, confusa, in difficoltà, sul futuro che l’aspettava.

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