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Reliquie al microscopio

James Gordon
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Scienza e devozione in un libro di Guido Barbujani

di Lucetta Scaraffia

In genere non ci si domanda mai se le reliquie conservate con venerazione in una chiesa sono autentiche: ai fedeli e al clero locale basta sapere che sono venerate da tanti secoli, che hanno fatto miracoli, e che sono attestate quindi da una lunga devozione. Ma il vescovo di Padova, nel 1998, decide coraggiosamente di aprire il sacello che contiene il venerato corpo di san Luca, conservato nella basilica di Santa Giustina, e di sottoporlo a una serie di analisi interdisciplinari per verificare — per quanto possibile — se può essere veramente appartenuto all’evangelista o se si tratta di una delle tante truffe che hanno accompagnato la vendita o il furto di reliquie nella storia cristiana.

La ricerca, appassionante ed emozionante, viene raccontata nel libro Lascia stare i santi. Una storia di reliquie e scienziati (Torino, Einaudi, 2014, pagine 184, euro 16,50) dal genetista Guido Barbujani, non credente ma incuriosito dal problema, che accompagna la sua indagine sul Dna dello scheletro a letture di storia e a conversazioni con gli altri esperti che diventeranno verso la fine risolutive.

A Barbujani più il risultato finale interessa il percorso: una ricerca scientifica, ricostruita in modo comprensibile anche per i profani, che porta il genetista fino in Siria, alla ricerca di materiale biologico da confrontare con il Dna ricavato da un dente del corpo del supposto Luca, che molto probabilmente era siriano. Le avventure del viaggio, gli incontri che avvengono in quel periodo, le esperienze brevi ma intense che un trasferimento non solo turistico comporta, tutto viene narrato con umorismo e abilità letteraria. 

Qui l’originale

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