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Gay e scuola, cattolici di lotta e di governo

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La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 14/03/14

La critica dell’articolo contestato riguarda invece l’atteggiamento dei rappresentanti del Ncd al governo, che appare molto più distratto se non accondiscendente nei confronti delle istanze laiciste. Il caso dell’indottrinamento all’ideologia di genere nelle scuole è solo un esempio (ci tornerò più avanti), ma si potrebbe citare anche una recente intervista del ministro Lupi ad Avvenire in cui si sdoganano le unioni civili (senza che peraltro Avvenire abbia avuto nulla da eccepire). E si potrebbe continuare. Le domande perciò sull’identità del Ncd mi sembrano giustificate, anche se riconosciamo che è soprattutto nelle fila di questo partito che finora abbiamo trovato politici seriamente impegnati a difesa di vita, famiglia ed educazione.
2. La vittoria di un’ideologia la si vede anzitutto dal cambiamento di linguaggio, e da questo punto di vista mi dispiace rilevare che il linguaggio della sua lettera rivela una resa incondizionata. Mi spiego: l’articolo 3 della nostra Costituzione, che tutti citano solo quando fa comodo, afferma che tutti i cittadini sono uguali «senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche». Lei riprende questa formulazione ma sostituisce la parola “sesso” con “genere”. Dovrebbe sapere benissimo che sono due concetti ben diversi e che “l’ideologia di genere” è esattamente ciò che vuole sostituirsi alla “realtà del sesso”. Come si può combattere una battaglia contro l’ideologia di genere se poi se ne adottano i criteri?
E allo stesso modo come si concilia la sua affermazione di essere “contro l’omofobia” con il lavoro degli esponenti del Ncd che in Parlamento contestano non solo l’esistenza dell’emergenza omofobia ma anche la possibilità che possa essere usato il termine “omofobia”? La verità è che questo è un termine creato proprio per diffondere l’ideologia di genere; che una sua adozione nel contesto di una legge che la reprime è pericolosissima perché non c’è nessuna definizione giuridica di un tale presunto reato, il che lascerebbe un totale potere discrezionale nelle mani dei giudici; e infine sono gli stessi dati del ministero dell’Interno a smentire che un’emergenza del genere esista.
Ci aspettiamo perciò che anche chi sta al governo, nei modi più opportuni, si faccia carico di questa consapevolezza.
3. Ma veniamo alla questione centrale, i famosi opuscoli dell’Istituto Beck e dell’Unar che sono stati bloccati ma che, come lei stesso ammette, continuano a girare per le scuole italiane. Su questo punto è bene non prendersi in giro: questi volumetti sono un falso problema, uno specchietto per le allodole per distrarre dalla vera questione. Intendiamoci, la loro pubblicazione e diffusione è un fatto grave ma concentrare esclusivamente l’attenzione su questi libretti come se fossero tutto il problema è fuorviante. 

Come La Nuova BQ ha denunciato fin dall’inizio – in perfetta solitudine – l’origine sta nell’adozione da parte del governo Monti della Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle d
iscriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)
. E’ qui che si trova il piano per far entrare l’ideologia di genere nelle scuole (clicca qui): come sottosegretario all’Istruzione lei non può non sapere che già da mesi in tantissime scuole italiane si fanno circolare questionari tra gli studenti allo scopo di “far superare gli stereotipi di genere”, tra cui rientra ovviamente il contemplare solo il sesso maschile e femminile e il considerare la famiglia solo quella fondata sul matrimonio tra uomo e donna. Né lei può ignorare che è parte di questa Strategia far tenere nelle scuole corsi di “indottrinamento” tenuti esclusivamente da rappresentanti di associazioni Lgbt, e il caso sollevato in questi giorni dalla presenza di Wladimir Luxuria in tour per le scuole non è un caso (clicca qui). 
Ed è sempre sviluppo di quella Strategia nazionale lo stampato distribuito dal suo Ministero dal titolo “Tante diversità, uguali diritti – Omofobia (Interventi contro la discriminazione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere)”. Il contenuto di questa pubblicazione è perfettamente in linea con quello dei libretti che hanno fatto tanto rumore. Anche di questo ha parlato La Nuova BQ (clicca qui), al Miur è giunta anche la protesta delle associazioni di genitori. Lei non può non saperlo. E’ troppo comodo prendersela con dei libretti facendo ricadere tutta la responsabilità sull’Unar, quando è il suo Ministero che sta propagando quegli stessi contenuti. Non bastasse, il suo Ministero e l’Unar hanno creato insieme un sito internet (www.noisiamopari.it) in cui si invitano le scuole a condividere progetti in tal senso. Lei forse può non essere ritenuto responsabile dei volumetti dell’Unar, ma non può non sapere cosa fa il suo stesso Ministero.

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ideologia genderscuola
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