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Un silenzio d’Amore

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Le silence pour écouter Dieu

Sulla strada di Emmaus - pubblicato il 13/03/14

Spesso parliamo e pretendiamo ascolto, ma ignoriamo le risposte

di Maddalena Negri

«Amo anche il tuo silenzio, perché vuol dire che ascolti me» recita una canzone, che mi ha sempre colpita. Mi ha colpita perché considera il dialogo come un’alternanza di parole e silenzio, come un’altalena: prima uno parla e l’altro ascolta, poi il primo ascolta e il secondo parla. Sembra tutto normale, no?


Tuttavia, nella realtà dei fatti, se ci pensiamo bene, è poco realistico. 


Purtroppo, spesso, parliamo, esponiamo quanto ci preme e ci sta a cuore e poi ci disinteressiamo di quanto riceviamo in risposta, tanto che è piuttosto frequente dover ripetere più volte la stessa domanda, nonostante aver ricevuto risposta. Parliamo, per poi mandare il cervello in ferie. 


Discutiamo, ma senza la volontà effettiva di un approccio positivo e votato all’arricchimento personale, nell’incontro con l’altro e nel confronto.

Parliamo ogni giorno, è un’attività tanto quotidiana che il rischio è darla per scontata. Eppure, il problema è che lo facciamo ormai per abitudine e, se le abitudini sono sbagliate, perseveriamo in queste abitudini sbagliate, continuando a parlarci sopra gli uni gli altri, dimenticandoci di aprire le orecchie.


L’ingresso nel periodo liturgico della Quaresima, può essere un pretesto per avvicinarci ad un diverso tipo di digiuno, forse meno praticato, ma non per questo meno stimabile. Gesù va nel deserto quaranta giorni, per digiunare, mettersi in ascolto per poter seguire la volontà del Padre e prepararsi spiritualmente ad una svolta della propria vita (si ritira nel deserto prima di smettere i panni del carpentiere e indossare, diciamo così, quelli del Messia, chiamato a portare l’annuncio della salvezza e della libertà dei figli di Dio). 


Il silenzio, questo sconosciuto… quanto è difficile apprezzarlo, abitarlo, ascoltarlo!

Le parole feriscono, il silenzio non dovrebbe. Invece, spesso lo fa. Il problema è che siamo così poco abituati ad averci a che fare, che risultiamo spesso incompetenti e incapace di comprenderlo.

Il silenzio ci spaventa, tanto che spesso, soprattutto i più giovani (ma non solo!), tendiamo ad evitarlo, mascherarlo, coprirlo. Riempiamo la nostra vita di frastuono, pur di non ascoltare e ascoltarci. 


Nonostante percepiamo, di persona, la dolcezza di uno sguardo fisso e attento, che si accompagna ad un ascolto attento e puntuale delle nostre parole, ci è difficile cogliere il silenzio quando non ci è comunicato anche dal senso di vista: questo accade, ad esempio, quando, durante una telefonata, l’altro capo del filo rimane muto. Il primo pensiero è che sia caduta la linea o che ci sia un guasto tecnico: è tanto strano per noi assaporare la profondità del silenzio di una persona che ascolta davvero che questa è l’ultima delle ipotesi a cui pensiamo!

Di fronte ad un silenzio che subiamo(ad esempio, un amico che non si fa sentire per un certo periodo), ci sentiamo messi in disparte . Siamo incapaci di abitare un pensiero, di percepire un’attenzione. 

Ecco, quindi, nascendere il fraintendimento del silenzio, vissuto come indifferenza e non siamo in grado di intuire la possibilità che possa anzi, al contrario, rivelare un approfondimento della relazione, che non necessita più delle parole, ma può avvalersi anche del difficile strumento del silenzio.


Riduciamo l’amore alle sole parole, rinunciando così ad una parte di esso che rimane inesprimibile, allo strumento della parola. La parola è lo strumento fisicamente percepibile che permette la comunicazione, così come il nostro corpo. Eppure, il nostro corpo, essendo dotato di anima, ha un’estensione della propria espressività che non può essere ignorata né trascurata. 

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ascoltomeditazionepreghieraquaresimasilenzio
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