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Quante divisioni ha il papa in Crimea?

Amy Allcock
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I grandi conflitti del XX secolo appartengono al passato, ma ciò non vuol dire che non possano verificarsi di nuovo

di Adrian Reimers

Mentre la Russia di Putin stringe la presa sulla Crimea, è difficile non considerare i parallelismi storici con il periodo 1938-39. Una Nazione, sentendosi umiliata, cerca di ripristinare la sua posizione legittima tra i grandi Stati. Il Presidente russo rimpiange la perdita dell'impero sovietico. Riconoscendo tutti coloro che parlano la sua lingua come propri, il Paese si muove per annettere le loro terre alla propria – una volta l'Anschluss dell'Austria nel Terzo Reich e la presa di possesso dei Sudeti, oggi la rivendicazione per cui la Russia è la protettrice dei russofoni, anche in Ucraina. La Crimea è stata presa, ma ce ne sarà un'altra? Forse sempre in Ucraina… o nei Paesi baltici, le cui popolazioni sono significativamente russe a livello etnico (grazie ai reinsediamenti di popolazione di Stalin)? La ex Yugoslavia resterà stabile? La Russia non è mai stata capace di tollerare una Polonia forte, libera e prospera. Può farlo ora?

Il mondo non è sull'orlo di una guerra, ma non lo era nemmeno cento anni fa. E poi, nell'agosto 1914, è accaduto l'inimmaginabile. Il nostro Presidente si sta muovendo con decisione, e i nostri alleati europei riconoscono la serietà del problema della Crimea. Forse le cose si risolveranno, anche se l'integrità territoriale dell'Ucraina potrà non essere ripristinata. Come molti stanno arrivando a capire, infatti, c'è molto poco che la comunità internazionale possa fare per annullare ciò che ha fatto la Russia.

È giusto che prendiamo in mano la situazione. Nel 1935 Josip Stalin chiese “Il papa? Quante divisioni ha?”. Come ha osservato George Weigel, dopo la visita di Giovanni Paolo II in Polonia nel 1979 ha ottenuto una risposta. È il momento che impariamo di nuovo la lezione.

Nella sua memorabile omelia nella Veglia di Pentecoste il 2 giugno 1979 a Varsavia, il pontefice, un “figlio della Nazione polacca”, ha restituito ai polacchi la loro storia, ricordando loro le radici cristiane della Nazione risalenti a oltre un millennio fa e il recente 900° anniversario del martirio di San Stanislao. Ha ricordato ai suoi connazionali il rapporto tra la loro “grande millenaria comunità” e Cristo e ha richiamato un evento che i responsabili russi della Polonia avevano ufficialmente cancellato dalla loro storia: l'eroica sollevazione di Varsavia contro l'occupazione nazista dell'agosto 1944. Giovanni Paolo II ha ricordato ai polacchi la verità su loro stessi.

Anche l'Ucraina ha la sua storia. Nel 988, sotto Vladimiro il Grande, i Rus' di Kiev vennero battezzati, dando vita a una realtà spirituale che ha poi trovato espressione in Ucraina, Russia e Bielorussia. I russi e gli ucraini sono fratelli e sorelle. Singolarmente e insieme, devono la loro storia al proprio rapporto con Cristo. Sicuramente Stalin non ha accettato questo fatto, ma Solzhenitsyn sì. Putin dice di farlo. L'Ucraina è un amalgama di popolazione etnicamente e linguisticamente russa e ucraina. È un popolo con tensioni, ma anche un unico popolo. E alla fine dei conti sta a lui comprendere e reclamare la propria unità. Il pericolo – il pericolo attuale e reale – è che ci saranno non due Nazioni unite sotto la croce, ma un unico Stato sotto la bandiera russa.

Cosa dobbiamo fare? Dovremmo pregare. Mentre i nostri leader calcolano le proprie risorse militari ed economiche, propongo di prendere in mano le nostre. Nel 1945, alla fine della guerra, l'Austria si ritrovò ampiamente occupata dall'Armata Rossa. La Chiesa prese in mano i propri rosari in una campagna nazionale e pregò che il Paese fosse liberato. E nel 1955 le truppe sovietiche se ne sono andate. L'Austria è stata l'unica nazione dell'Europa centrale che l'Armata Rossa abbia abbandonato volontariamente. Anche noi dovremmo pregare.

Dovremmo credere alla verità. La verità è che l'Ucraina – e la Russia – appartiene a Cristo come la Polonia appartiene a Cristo. Obama, la Merkel e Cameron devono fare ciò che possono (o che pensano di potere), ma non sono gli attori principali. Il Primo Ministro polacco Tusk non è uno dei protagonisti. Cristo è il protagonista principale. Papa Giovanni Paolo II sognava un'Europa che respirasse con due polmoni. Perché se l'Oriente sarà nuovamente schiacciato sotto il tallone di un teppista non aiuterà (bisogna ammettere che anche l'Occidente sta ansimando per l'asma che si è autoinflitta!)

La pace non è stata garantita con la fine della II Guerra Mondiale. La libertà non è stata assicurata dalla caduta del Muro di Berlino. Gli orrori del 1914 si possono ripetere nell'agosto 2014. Abbiamo un'urgente responsabilità di pregare e di difendere la verità su chi siamo e cosa Dio vuole da noi e per noi.

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Adrian Reimers ha conseguito il dottorato presso la Internationale Akademie für Philosophie del Liechtenstein e insegna Filosofia e Teologia presso la Notre Dame University.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

 

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