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I diritti delle donne e l’aborto

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Giuseppe Savagnone - Tuttavia - pubblicato il 13/03/14

Che questo sia il problema lo riconoscono anche i maggiori studiosi di bioetica anglosassoni, i quali infatti puntano, per giustificare la loro posizione favorevole al diritto di abortire, sulla dimostrazione che l’embrione e il feto, pur appartenendo alla specie umana, non sono però persone. Valga per tutte la considerazione di Peter Singer,  uno dei maggiori esponenti della cosiddetta “bioetica laica”, fautore decisissimo della liceità dell’aborto, riguardo alle argomentazioni che si basano sulla “libertà della donna”: «Questa», osserva Singer, con un pizzico di ironia,  «può essere una buona politica,  ma certo è cattiva filosofia.  Presentare il problema dell’aborto come una questione di libertà di scelta individuale (…) significa già di per sé presupporre che il feto in realtà non conta nulla.  Chiunque pensi che un feto umano ha lo stesso diritto alla vita degli altri esseri umani non potrà mai ridurre il problema dell’aborto a una questione di libertà di scelta,  più di quanto possa ridurre la schiavitù a una questione di libertà di scelta da parte degli schiavisti» (P. Singer,  Ripensare la vita.  La vecchia morale non serve più, Milano 1996).

La sola vera giustificazione dell’aborto, dicono concordemente questi noti studiosi, sta nel fatto che, per essere persone, non basta il Dna della specie homo sapiens e quindi il pieno titolo di “essere umano” (tutti ammettono che l’embrione ce l’ha), ma bisogna avere qualche altro requisito, che per lo più viene indicato nell’autocoscienza. Così, scrive un altro famoso bioeticista, «non tutti gli esseri umani sono persone. Non tutti gli esseri umani sono autocoscienti (…). I feti, gli infanti, i ritardati mentali gravi e coloro che sono in coma senza speranza costituiscono esempi di non-persone umane» (H. T. Engelhardt, Manuale di bioetica, Milano 1991).

Si noterà il riferimento agli infanti, ai bambini piccoli. Questi autori sono unanimi nel ritenere che anch’essi, pur avendo lo statuto biologico umano, nei primi mesi, non essendo autocoscienti, non siano persone. Perciò, in base agli stessi principi che giustificano l’aborto, invocano la legalizzazione dell’infanticidio.

Ha o non ha un medico il diritto di invocare la propria coscienza per non prestarsi a questo, con buona pace del Consiglio d’Europa?

Qui l’originale

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Tags:
abortobioeticaconsiglio europadonnematernitànatura umanaobiezione di coscienza
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