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Il pane di ieri e di oggi

© Sandro D'Aviera

Vinonuovo.it - pubblicato il 12/03/14

Un bellissimo libro del priore di Bose parte dal proverbio "Il pane di ieri è buono anche domani" per raccontare, con l’aiuto di storie del passato, una realtà fatta di valori autentici che indicano un cammino anche oggi. Perché il pane "frutto della terra e del lavoro dell’uomo", rappresenta davvero il necessario per vivere, così come il vino il gusto della vita.
Ma il pane è simbolo per eccellenza della con-divisione. Quel segno di croce o quell’espressione del Padre Nostro ci inducono a non ignorare l’iniqua spartizione dei beni della terra, a non farci compartecipi dell’ingiustizia che ha spaccato il mondo a metà. Un segno e una preghiera per aprire gli occhi e scoprire il mistero dei poveri: non possiamo metterci a tavola se tutti non vi han preso posto, se non eliminiamo dal nostro vocabolario la parola "spreco". Non è questione di galateo, è solo carità. Che non è elemosina. Ancora Ambrogio: "Non ritenerti un eroe se dai ciò che non ti serve …". "Il regno di Dio e la sua giustizia …": questo deve guidarci nel nostro agire quotidiano. Che il pane di ieri diventi canederli, polpette o una milanese, poco importa, ma che non venga più gettato via.

Come potremmo dirlo (giustificarlo) ai nostri figli? Che diciamo di essere cristiani e poi non ci sentiamo un a sola famiglia umana? "Per fare in modo che a nessuno manchi il pane, l’acqua, il vestito, la casa, il lavoro, la salute, bisogna che tutti ci riconosciamo figli del Padre che è nei cieli e quindi fratelli tra di noi, e ci comportiamo di conseguenza", ci ha esortato papa Francesco all’Angelus di domenica 2 marzo.

"La salvezza, il Signore la dà dentro un popolo, nell’appartenenza a un popolo", altrimenti anche il nostro digiuno di Quaresima diventa "ipocrita" ha rimarcato al Mercoledì delle Ceneri stigmatizzando quanti han trasformato la religione in un’etica.

Vale la pena ricordarselo. E non solo da qui a Pasqua.

Qui l’originale

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Tags:
panepovertàsegno della croce
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