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Vaticano: nuovo Ministero delle Finanze, quali possibili cambiamenti?

© Gabriel BOUYS / AFP
El torreón de Nicolás V, sede del IOR
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Non ci sono ancora decisioni ufficiali ma è importante conoscere i contenuti fin qui messi a disposizione dalla Santa Sede

In questi giorni la vita della Santa Sede è toccata da profondi cambiamenti a livello amministrativo. L’ultimo è la creazione del Ministero delle Finanze, richiesto esplicitamente da Papa Francesco. Ma quali sono le effettive novità? Qual è la posta in gioco e quali cambiamenti può portare questo Ministero nella vita dello Stato del Vaticano? Non ci sono ancora decisioni ufficiali ma è importante conoscere i contenuti fin qui messi a disposizione dalla Santa Sede. Aleteia propone un approfondimento sul tema, offrendo un contributo informativo di carattere tecnico.
 

Attualmente l’organo che esercita le funzioni economico-amministrative per il Vaticano è l’Istituto per le Opere di Religione (IOR). Ma esattamente di che cosa si tratta? Vediamolo nello specifico.

Lo IOR nasce per servire la missione universale della Chiesa Cattolica. Per svolgere questo compito si propone di proteggere e di accrescere il patrimonio ecclesiastico, assicurando la fornitura economica in tutto il mondo per la Santa Sede e le entità correlate come gli ordini religiosi, le altre istituzioni cattoliche, il clero, i dipendenti della Santa Sede e i relativi corpi diplomatici accreditati.

Origine
Lo statuto dello IOR, per come lo si conosce oggi, è stato creato il 27 giugno 1942 per decreto di papa Pio XII e successivamente modificato da Giovanni Paolo II nel 1990. Le sue origini risalgono alla "Commissione ad pias causas", primo organo economico-amministrativo del Vaticano, fondato nel 1887 da Papa Leone XIII.

Scopo
Lo scopo ufficiale, secondo quanto stabiliscono il suo statuto e le norme collegate, è di “provvedere alla custodia e all’amministrazione dei beni trasferiti o affidati all'Istituto medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinati ad opere di religione e carità. L'Istituto può accettare beni da parte di enti e persone della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano“. Lo IOR ha sede esclusivamente sul territorio sovrano dello Stato della Città del Vaticano.

L'attuale struttura giuridico-amministrativo dello IOR è messa in discussione dall’avvento del nuovo Ministero delle Finanze.

Creazione del Ministero delle Finanze

Il 24 febbraio 2014, Papa Francesco ha pubblicato la Lettera Apostolica Motu Proprio , “Fidelis et dispensator Prudens”, la quale ha promulgato l’assemblea per una nuova struttura finanziaria all’interno dello Stato di Città del Vaticano. Il nuovo corpo gestirà e coordinerà tutte le finanze del Vaticano. Il Cardinale Australiano George Pell da Sidney è stato nominato capo del nuovo Segretariato.

Papa Francesco afferma nella lettera: “la Chiesa è consapevole della sua responsabilità nel proteggere e gestire le proprie strutture, alla luce della missione di evangelizzazione e con particolare attenzione a coloro che sono nel bisogno. In particolare” continua, “ le gestione dei settori economici e finanziari  della Santa Sede è strettamente legata alla sua specifica missione, non solo nel servizio del ministero universale del Santo Padre, ma anche in relazione al bene comune, con uno sguardo al complessivo sviluppo della persona umana”.

Ecco i cambiamenti che Papa Francesco propone:

Concilio per l’Economia (CE)
La CE ha “il compito di offrire una guida nella gestione economica e di supervisionare le strutture, l’amministrazione e le attività finanziarie”. È composta da 15 membri, 8 nominati dai Cardinali e Vescovi, “ al fine di riflettere l’universalità della Chiesa” dice Francesco. 7 di questi sono esperti laici di diverse nazionalità. La  CE sarà presieduta  da un Cardinale coordinatore.

Segretariato per l’economia (SE)
“Il Segretariato riporterà direttamente al Santo Padre e avrà il  controllo economico e la supervisione dei Corpi, insieme ai controlli e alle procedure riguardanti l’approvvigionamento e la distribuzione delle risorse umane, con il rispetto per le competenze di ogni Corpo”. La SE “sarà presieduta da un Cardinale Prefetto, che collaborerà con la Segreteria di Stato. Un Segretario Generale assisterà il Cardinale Prefetto”.

Revisore contabile Generale (RG)
L’RG “preparerà il controllo dei conti dei Corpi”.

Gli statuti
Il Cardinale Prefetto è responsabile per la redazione degli “Statuti Definitivi” del CE , del SE e dell’ufficio del Revisore Contabile Generale. Gli statuti devono inoltre essere sottoposti al Santo Padre per essere approvati.
 

Banca Centrale
Infine le modifiche fin qui applicate confermano il ruolo dell'APSA come Banca Centrale del Vaticano, con tutti gli obblighi e le responsabilità delle istituzioni analoghe in tutto il mondo.

Per avere un punto di vista giuridico-amministrativo sulla creazione del nuovo ministero, Aleteia ha intervistato il Prof. Francesco Clementi, costituzionalista italiano, professore associato di diritto pubblico comparato presso l'Università di Perugia e alla School of Government della Luiss-Guido Carli. I suoi ambiti di ricerca sono le forme di Stato e di governo ma soprattutto il diritto ecclesiastico e quello canonico.

Professore, la creazione di un ministero delle finanze è una vera e propria rivoluzione per la Santa Sede?
Le riforme che papa Francesco sta facendo sono riforme che mirano ad un principio di fondo: riportare la Chiesa cattolica, come istituzione politica, a semplificare se stessa. Questa operazione di semplificazione e di decentralizzazione delle decisioni prevede una serie di scelte. Da un lato, la decentralizzazione delle scelte riguarda innanzitutto la riscoperta del valore delle conferenze episcopali nel mondo, alle quali papa Francesco sembra voler dare una grande importanza nella gestione anche dei rapporti con i singoli stati. Dall’altro lato c’è una riscoperta di molti passaggi centrali nell’organizzazione della Chiesa che erano già stati individuati durante il Concilio Vaticano II. La seconda questione riguarda invece strettamente il governo della Chiesa come istituzione, cioè della Santa Sede. L’organizzazione che Papa Francesco, dopo attenta analisi, sembra voler sposare è quella di un modello nel quale la razionalizzazione e il controllo del governo della Chiesa, innanzitutto economico, passi da una strutturazione delle attività economiche e finanziarie della Santa Sede e dello stato Città del Vaticano secondo criteri sempre più legati alla modernità.

Come si esprime questa modernità?
Questa scelta trova nel “motu proprio” di qualche giorno fa, con la nomina del cardinal Pell arcivescovo di Sidney, a segretario per l’economia, o come vogliamo chiamarlo, ministro dell’economia, un primo punto di scelta chiara. Perché? Perché il cardinal Pell avrà la gestione, il controllo e l’analisi di quello che è il tema principale, che molto spesso è stato considerato come un  tema fortemente problematico per la Chiesa e lo stato del Vaticano, cioè la cura e la tutela delle operazioni economiche e finanziarie della Chiesa.

Lei pensa che questa decisione porterà frutti positivi?
Assolutamente si. Io sono convinto che questa scelta sia stata dettata non solo da sapienza, ma anche da grande buon senso. C’è una grandissima consapevolezza di come l’utilizzo del denaro, un utilizzo anche a fini positivi, non malvagi, o un cattivo utilizzo, sia oggi il punto nodale di una scelta nella quale l’organizzazione della struttura economico-finanziaria della Chiesa riguardi anche il tema religioso, di appartenenza religiosa. Per chi non crede, il denaro in mano a chi crede (a un sacerdote, a maggior ragione espressione proprio della Chiesa come istituzione) deve essere un oggetto da maneggiare con estrema semplicità ed in funzione della missione che la Chiesa rappresenta nel mondo e in questo trovo grandissima modernità nella scelta di papa Francesco: centralizzare, semplificare e rendere maggiormente misurabile e trasparente l’uso del denaro e dei fondi della Chiesa cattolica in generale.

Ad oggi, il Vaticano rimane un paradiso fiscale?
Il tema del paradiso fiscale apre una grande questione: la funzione e il rapporto che hanno il Vaticano e la Santa Sede, ma in particolare il primo, in ragione della nuova struttura creata, l’AIF, l’autorità finanziaria. E oltra a questo il regime dell’AIF rispetto agli altri stati.  Si noterà come la grande interazione, voluta sempre da papa Bergoglio ma diciamo soprattutto da Benedetto XVI, in perfetta linea di continuità, mostra come questo regime speciale che qualificava il Vaticano sia destinato in un tempo sempre più breve a semplificarsi e ad essere sempre più simile ad altri paesi. Insomma, chi menzionava il Vaticano come un luogo nel quale poter riciclare il denaro, se mai questa accusa è stata vera, ora non la si deve pensare, neanche per errore. D'altronde, se la Chiesa è vera Chiesa, è fedele al mandato evangelico.

Quindi il Vaticano andrà sicuramente a raggiungere la famosa lista bianca degli Stati trasparenti?
Io so che c’è una grande attenzione nel passaggio dalla “black list” alla “white list” per essere espliciti, e questa attenzione viene misurata anche grazie ad una grande collaborazione con lo Stato italiano e in particolare con la Banca d’Italia che è il pivot dell’operazione, non da ultimo per un semplice motivo: lo stato Città del Vaticano e la Santa Sede hanno un rapporto molto stretto con  l’Unione Europea ma filtrato soprattutto dall’Italia come Stato. Quindi l’Italia è in qualche modo  il soggetto-filtro che consente di razionalizzare questa procedura, che mi risulta stia sempre di più prendendo piede. Quindi io penso che nel giro di breve tempo tutte le operazioni poste in essere da  papa Bergoglio punteranno a passare dalla “black list” alla “white list”, questo sembra molto chiaro ai miei occhi.

E’ importante puntualizzare che non è ancora stata presa alcuna decisione ufficiale in merito al destino dello IOR e della sua struttura organizzativa.

 

 A questo articolo hanno collaborato Solène Tadìe, Corrado Paolucci, Ary Ramos e Carly Andrews.

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