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I tanti nomi della violenza e il dissolvimento della maternità

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Sulla strada di Emmaus - pubblicato il 11/03/14

“Tradito da chi l’ha messo al mondo”. Proprio così! È allucinante pensare hce questo possa anche solo accadere per noi che ne siamo attoniti spettatori. Figuriamoci cosa può essere per un bambino, che guarda ai genitori come a dei modelli. Che si aspetta di esserne protetto, aiutato, soccorso, che si fida di loro come di nessun altro.

Che capovolgimento di prospettive dover anche solo pensare di difendersi da chi ti ha donato la vita, da chi ti ha messo al mondo, amato, coccolato, accudito fino a quel momento. Come non comprendere la difficoltà di reazione? Non deriva solo da una disparità fisica, ma da una incapacità di comprensione “strutturale”: come percepire i genitori un pericolo? È quanto di più innaturale si possa immaginare…. inevitabile trovarsi quindi a fronteggiare uno shock enorme e vincerlo in un tempo che le dinamiche spingono ad essere troppo breve!

Forse saranno i mezzi di comunicazione che amplificano tutto e ci fanno perdere il senso della realtà, ma è davvero preoccupante vedere moltiplicarsi il numero di donne che abdicano al loro ruolo di farsi nido e protezione per il figlio come un dono, in nome di rivendicazioni dettate talvolta dall’orgoglio, dalla volontà di dominio o altro. 

Quasi che la possibilità di scegliere, le libertà conquistate dalle donne in tutti questi secoli abbiano avuto un effetto nefasto: spingere verso una mascolinizzazione dei loro aspetti più caratteristici, rinnegandone le loro peculiarità, in quanto considerate segni di debolezza e non risorsa e opportunità legate alla loro profonda alterità.

Sono profondamente convinta che la donna possieda una ricchezza inestimabile, ma che potrà metterla al servizio dell’umanità proprio rimanendo se stessa e riscoprendosi nell’intimo dotate di forze profonde e radicate, ma di tutt’altro genere rispetto a quelle maschili. 

Tuttavia, di fronte a queste tragedie, moltiplicare la terminologia serve a poco.

Forse, ci è chiesto innanzitutto, di imparare a vivere la dimensione della com – passione, sospendere per un momento giudizi e pregiudizi e considerare che ci sono dimensioni e dinamiche che ci sono talmente vicine da essere familiari; ci sono tensioni che possono sfociare in tragedia, gelosie che possono diventare odio e vendetta, disperazione che può portare a violenza cieca contro chi amiamo.

La scena del delitto è sempre più vicina di quanto ci aspetteremmo.

La migliore prevenzione credo sia imparare a guardare con gli occhi del cuore, ascoltare i silenzi, le attese, i desideri, provare a farsi prossimi a partire dalle mura domestiche, ascoltare i malumori, le critiche, i rimbrotti. 

Ogni campo può dare frutto se coltivato con esperienza, passione, amore e benevolenza. 

A volte le virtù più difficili da vivere, che sono in grado di cambiare in meglio la vita nostra e di chi ci sta vicino non sono quelle che conducono a eroiche imprese, ma quella pazienza e perseveranza nel bene, che consentono di prestare attenzione alle piccole cose e che danno la possibilità di notare il sassolino sul sentiero prima che diventi una frana irrefrenabile.

Qui l’originale

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Tags:
bambinifemminicidiomaternitàviolenzaviolenza contro le donne
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