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Meno carne, meno pesce e più uova: i tagli alla spesa degli italiani

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Un'indagine di Coldiretti evidenzia nel 2013 consumi alimentari tornati indietro di 30 anni

Un largo ritorno alla cucina casalinga e via carne e pesce fresco dalla tavola: è questo per Coldiretti l’effetto della stretta economica sulle abitudini alimentari degli italiani in tempo di crisi. Secondo i rilievi dell’associazione i consumi in questo campo nel 2013 sono tornati indietro di 30 anni, ai livelli del 1981 per un totale di 1.683 euro. Resistono solo le materie prime di base come la farina e i preparati per dolci e naturalmente largo spazio ai prodotti meno costosi, ma con ripercussioni evidenti sulla qualità di ciò che si mangia.

 

Il quadro non è confortante. "La crisi – sottolinea la Coldiretti – ha fatto retrocedere il valore della spesa alimentare per abitante, che era sempre stato tendenzialmente in crescita dal dopoguerra, fino a raggiungere l’importo massimo nel 2006 per poi crollare da allora progressivamente ogni anno e forse non ha ancora toccato il fondo". La situazione si è infatti aggravata nel 2013, anno in cui si è verificato "il drammatico crollo storico della spesa, rispetto all’anno precedente, che non è mai stato così pesante con le famiglie italiane". Sono stati tagliati, infatti, pesce fresco (-20 %), pasta (-9 % ), latte (-8 %), olio di oliva extravergine (- 6 %), ortofrutta (- 3 %), carne (-2 %) mentre aumentano solo le uova (+2 %).

 

Secondo la Coldiretti, che utilizza i dati Ismea, "l’andamento della spesa riflette la tendenza a privilegiare l’acquisto di materie prime di base come farina (+7 %), miele (+12 %) ma anche dei preparati per dolci (+6 %), in netta controtendenza rispetto al calo complessivo degli acquisti alimentari stimato pari al 4 %. Cambia dunque il carrello della spesa degli italiani dove trovano piu’ spazio le materie prime per la preparazione dei cibi a scapito di cibi pronti come ad esempio le merendine in calo del 3 % in valore o dei gelati che crollano del 7 % (Agenzia Agi 9 marzo).

 

Tre gli elementi comuni che si possono evidenziare nelle nuove abitudini alimentari degli italiani: Il ritorno al fai da te casalingo che "non si registrava dal dopoguerra", calo delle quantità di alimenti acquistati ma soprattutto l’affermarsi dei prodotti low cost a basso prezzo in vendita nei discount che infatti registrano un aumento dell’1,6 % nel commercio al dettaglio nel 2013. "A differenza di quanto è accaduto per tutti gli altri settori – sottolinea la Coldiretti -, dall’abbigliamento alle automobili, in cui gli italiani hanno rinunciato agli acquisti, per l’alimentare, che va in tavola tutti i giorni, questo non è possibile, almeno oltre un certo limite, ma si è verificato un sensibile spostamento verso i prodotti a basso costo per cercare comunque di risparmiare".

 

Uno spostamento che tuttavia non è esente da problemi: "dietro questi prodotti – precisa la Coldiretti spesso si nascondono infatti ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi. Il risultato è che nel 2013 sono aumentati del 14 % gli allarmi alimentari in Italia con ben 534 notifiche sulla sicurezza di cibi e bevande potenzialmente dannosi per la salute" (La Repubblica.it 9 marzo).

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