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Padre Gerard Hammond, l’apostolo della Corea del Nord

AP Photo/Yonhap, Lee Ji-eun
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E' uno dei pochissimi a poter entrare nel Paese per portare aiuti e medicinali

Di nazionalità statunitense, padre Gerard Hammond dopo circa 40 anni è riuscito a diventare cittadino sudcoreano. Lui che da giovane missionario dei Maryknoll può vantare più di 30 viaggi al di la del confine che, dal 1953, separa in due la penisola coreana e senza mai dover nascondere la sua identità e il suo amore per Cristo.

Giunto per la prima volta nel 1960, si legge in un servizio apparso su “A Sua Immagine” (8 marzo), nei primi anni Novanta entra in contatto con la Eugene bell foundation, la fondazione retta da Stephen Linton, un filantropo americano figlio di un grande predicatore protestante, il cui scopo primario è il contenimento e la cura della tubercolosi, che all'epoca nella Corea del Nord era una vera e propria emergenza mentre oggi è divenuta endemica.


Grazie alla Eugene bell riesce quindi ad essere inserito nella delegazione che, due volte l'anno, per viaggi della durata dai dieci ai ventuno giorni ha il permesso di recarsi in Corea del Nord per portare aiuti sanitari ai malati e agli ospedali.

Padre Hammond, racconta ancora “A Sua Immagine”, viaggia sempre vestito da sacerdote e celebra la messa nella cappella dell'ambasciata polacca a Pyon-gyang. I funzionari governativi che lo controllano, con il tempo, hanno imparato ad apprezzare il suo stile.

Il missionario ha superato ormai gli 80 anni ma non ha mai rinunciato ai suoi sogni di pace: “Io non credo di aver fatto nulla di speciale: ho cercato di costruire ponti e li ho sempre attraversati con cautela. Spero davvero che questo possa un giorno contribuire a rendere la Corea unita e pacificata”.

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