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Cyborg: tra nuove biotecnologie e domande antropologiche

Ociacia

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padre Francesco Occhetta - "L'UMANO NELLA CITTÀ" Il blog di Francesco Occhetta - pubblicato il 07/03/14

Prospettive etiche: la partecipazione allo sviluppo tecnologico
A giudizio di molti studiosi, le tecnologie cyborg potrebbero portare a numerosi squilibri economici e sociali; il diffondersi dell’enhancement (l’azione volta a rendere migliore qualcosa) potrebbe minare il principio di uguaglianza che è alla base delle democrazie moderne. Questo effetto potenzialmente dirompente delle tecnologie cyborg è legato al loro potenziale di innovazione tecnologica, che ha, per sua natura, una intrinseca capacità di trasformazione sociale. Per la dottrina sociale della Chiesa, l’innovazione tecnologica deve essere valutata come una componente dello sviluppo umano e in vista di un progresso dal volto umano che si concretizza in un impegno morale dei singoli e delle istituzioni nella ricerca del bene comune.
La realizzazione delle tecnologie cyborg, la loro diffusione e la loro regolamentazione dipendono da un insieme di decisioni che gli Stati e gli organi sovranazionali prenderanno nel prossimo futuro. Nella parte finale del volume Benanti formula e giustifica la sua proposta: «Questo tipo di gestione politico-economica può solo essere regolato con una governance».

Parlare di governance per le tecnologie cyborg «significa, da un lato, non delegare alle istituzioni la gestione dell’innovazione e, dall’altro, non assumere, a livello di singoli e di istituzioni, una passività nei confronti dell’enhancement dell’uomo e dei contenuti antropologici». La governance, così intesa, indica la cura, tanto dei singoli quanto dei gruppi, perché quella forma di progresso costituita dall’innovazione tecnologica contribuisca a generare un autentico sviluppo umano che sappia tutelare e ricercare il bene comune. L’urgenza rimane quella di individuare princìpi che regolino l’efficacia dello sviluppo della produzione tecnologica e la salvaguardia della dignità umana. Solamente una governance capace di dialogo e confronto tra le diverse competenze del sapere — scienze empiriche, filosofia, teologia ecc. — potrà permettere uno studio interdisciplinare del tema. In gioco, infatti, c’è il significato di «umano». Facciamo un esempio. Le identità di genere rischiano di annullarsi: il cyborg non è generato attraverso la modalità sessuata di trasmissione della vita; per questo non si parla di procreazione, ma di replicazione. Portando al limite questa prospettiva, è stato sottolineato che si perde l’«origine», poiché non si inscrive nella catena delle generazioni, e il «fine», poiché è continuamente rinnovabile . Il postumanesimo si illude di incrementare e «rendere eterne» non solo le prestazioni fisiche ma anche il benessere e la felicità interiore. Quando invece le vere conquiste passano attraverso le difficoltà, ma anche al dolore e alla morte intesa come momento di passaggio. Sarà importante trovare criteri per distinguere i confini tra la vita e la morte, tra un organismo e un altro, capire il valore della dignità personale e come articolarla in relazione a quella degli altri. Afferma Carlo Casalone («Cyborg», in Aggiornamenti Sociali 52 (2002) 165-168): «Sono i rapporti tra identità e alterità, e i diversi ambiti in cui essi si declinano, che sembrano determinanti per indicare quali cammini di umanizzazione possano oggi essere tracciati».

Proprio alla luce di queste considerazioni la teologia morale dovrebbe farsi carico di due particolari domande legate alla governance delle tecnologie cyborg. In primo luogo dovrebbe interrogarsi se sia corretto ed equo, in un contesto caratterizzato dalla scarsità di risorse, investire così tanto per l’enhancement, tenendo anche conto dei benefici che potrebbero venire dallo studio e dalle ricerche tecnologicamente più avanzate.
Per la teologia morale il criterio di umanità e di giustizia in un contesto di risorse limitate prevalgono su quelle di investire nella salute e nel benessere di una piccola parte dell’umanità.
In secondo luogo la teologia morale è chiamata ad aiutare a riflettere se le tecnologie che prevedono un flusso di dati sempre maggiori verso la persona non ne minaccino l’autoconsapevolezza e la capacità di agire in libera e consapevole responsabilità. Ma non solo: anche i princìpi del bene e del male che si riconoscono in coscienze mature e formate.
Il monito finale dell’Autore è quello di ricordare che il cyborg e l’enhancement emotivo-cognitivo potrebbero rivelarsi non come mezzi per vivere esistenze sempre più umane, ma come strumenti di controllo a disposizione dell’establishment politico-economico. Insomma, i cyborg, privato di una governance efficace e lontano da un’idea di uomo la cui dignità è unica e irripetibile, potrebbe essere l’estremo esito del controllo biopolitico sull’individuo.

Qui l’originale

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Tags:
corpopostumanesimoteologia moraleumanita
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