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Cyborg: tra nuove biotecnologie e domande antropologiche

Ociacia

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padre Francesco Occhetta - "L'UMANO NELLA CITTÀ" Il blog di Francesco Occhetta - pubblicato il 07/03/14

È per questo che, secondo Benanti, «per i postumanisti il cyborg, capito come dimensione di informazioni trasmesse ed elaborate, rende la vita una macchina che elabora informazioni, e le macchine un qualcosa di vivo nel momento in cui processano informazioni».
L’«incunearsi» di componenti artificiali elettronici e informatici, ma anche chimici, trasforma l’organismo come un «sistema integrato», al punto da superare la distinzione classica tra umano (o animale) e meccanico, tra naturale e artificiale. Corpi bucati dal piercing ne sono un esempio: il metallo viene «incorporato» nella carne, fino a diventare un «corpo» solo. A queste provocazioni ideologiche dei postumanisti, non neutrali né a livello antropologico né morale, Benanti risponde attraverso una visione antropologica unitaria, ribadendo un dato teologico fondamentale che pone l’essere umano al centro della creazione: «la corporeità è costitutiva di ciò che siamo». Il valore del corpo non dipende dallo stato fisico nel quale si trova, ma dal fatto di essere un «corpo umano», nel quale è presente lo Spirito. È per questo che la persona non si configura mai come pura razionalità né come solo corpo né tantomeno come pura informazione da manipolare, ma come una unità totale, una «unitotalità unificata», che pensa, conosce, sceglie, decide, sente, ha paura, ama, prova soffre e gioisce. La corporeità quindi non è un accidens, come sostengono i postumanisti e i transumanisti, ma è il modo in cui l’intimità dell’uomo si svela e trova spazio nella materia del corpo. Se il corpo da una parte è ciò che permette di far affiorare il soggetto nell’unicità che esso rappresenta, dall’altra è «un epifenomeno della persona» che mantiene, rispetto a questa, un rapporto dinamico nel corso della sua esistenza spazio-temporale. Pretendere di andare «oltre» l’uomo modificandone la natura è un tentativo illusorio è anche intrinsecamente immorale.
Dall’analisi del quadro antropologico postumanista e transumanista, che fa da riferimento al cyborg, emerge una deriva che porta a leggere la dimensione dinamica della costituzione biologica dell’uomo e degli altri esseri viventi secondo una posizione scientista. Se però la conoscenza scientifica — considerata l’unica verità accettabile — ha bisogno di una implicita professione di ateismo, il dialogo con l’antropologia cristiana, la filosofia e la morale rischiano di essere negati dall’inizio. In questo modo definire il cyborg come sistema complesso uomo-macchina significa ridurre la vita a informazione scambiata ed elaborata da un sistema biologico.

Le informazioni che le molecole scambiano per via chimica all’interno del corpo umano assumono differenti significati, se si guarda alla singola cellula o al corpo inteso come tutto: le tecnologie cyborg si interfacciano a livelli diversi e creano significati diversi dell’umano. Questo aspetto sposta la domanda soprattutto sull’uomo e sul suo capirsi, che Benanti approfondisce nella prima parte del volume in cui emerge come tesi centrale che la realizzazione del cyborg è sia il frutto di un processo della storia, la cyborgizzazione, sia la comprensione nuova di una cultura.

La tecnologia ha un fine in sé o è al servizio di un fine (umano)?
In campo medico, per esempio, esistono farmaci pensati per migliorare le prestazioni in soggetti sani; ma questa scelta cambierà anche la definizione di salute, di malattia e di cura. Ecco alcune ambiguità
che l’Autore approfondisce nella seconda parte del volume. Le tecnologie belliche sono pensate come strumento di potere delle nazioni tecnologicamente avanzate sulle altre. Le grandi reti telematiche, invece di contribuire a diffondere il sapere, accentuano la differenza tra i Paesi ricchi e chi si trova in condizione di sottosviluppo (digital divide). Ci chiediamo: l’incremento di queste scelte tecnologiche può essere una minaccia o un progresso umano?
Sono da considerare manipolativi tutti gli interventi «contro natura» — favorire uomini-cyborg privi di emozioni, incapaci ad amare, non liberi di discernere ecc. — che violano tute quelle condizioni di umanità che rendono la vita moralmente degna di essere vissuta.

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Tags:
corpopostumanesimoteologia moraleumanita
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