Ricevi Aleteia tutti i giorni

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Cyborg: tra nuove biotecnologie e domande antropologiche

Ociacia
119131771
Condividi

In gioco c'è il concetto di vita e di corporeità, una nuova sfida per la teologia morale

Il termine cyborg — nato dall’unione delle parole inglesi cybernetic e organism (organismo cibernetico) — è stato coniato agli inizi degli anni Sessanta del secolo scorso da due ricercatori della Nasa, Manfred E. Clynes e Nathan S. Kline. La definizione del termine è però stata precisata in questi ultimi anni dalla National Science Foundation (NSF), organismo governativo degli Usa, che considera il cyborg come un sistema complesso composto da parti biologiche e dispositivi (devices) nanotecnologici. Terminator e Robocop sono stati esemplificazioni fantascientifiche del tema, tuttavia la verità è un’altra: «I cyborg non sono qualcosa da temere in un lontano futuro, già siamo cyborg». Ad affermarlo è un recente volume di Paolo Benanti, religioso francescano, già ingegnere elettronico, il quale, esplorando i più recenti sviluppi tecnologici, si interroga su quali valori umani e morali sono in gioco quando una persona diviene un cyborg, un essere cioè che è un mix tra biologico ed elettronica. Come integrare sviluppo tecnologico e rispetto della dignità della persona? Quale ruolo assume la riflessione teologico-morale nel dibattito in corso? Sono queste alcune domande che il volume affronta con rigore scientifico e che qui riprendiamo.

Cosa è un cyborg e quali interrogativi morali pone?
Gli esempi per definire un cyborg sono molti. Dalle protesi che sostituiscono organi o tessuti, come sono i pacemaker, alla gamba meccanica, detta flex-foot, di Oscar Pistorius, che ha partecipato alle ultime Olimpiadi. Dai microprocessori inseriti nel braccio o nel sistema nervoso centrale alle persone che utilizzano silicone o citrato di Sildenafil (Viagra). Dall’impianto cocleare, un dispositivo elettronico inserito all’interno dell’orecchio per aiutare gli audiolesi a recuperare l’udito, ai calmanti, alle anfetamine e alle droghe psicotrope che si somministrano ai bambini quando manifestano problemi di concentrazione e di iperattività. Nel volume (P. BENANTI, The Cyborg: corpo e corporeità nell’epoca del post-umano, Assisi (Pg), Cittadella, 2012) è anche possibile approfondire il cyborg in ambito militare, in cui l’unione uomo-macchina è realizzata con i droni, gli aerei senza pilota teleguidati a distanza, oppure con i progetti di «realtà amentata» che mirano a realizzare soldati telecomandati. L’Autore estende la definizione di cyborg anche alla convergenza di milioni di menti nella rete elettronica di comunicazione planetaria, al punto che anche internet e un internauta possono essere considerati un cyborg.

Tutti questi esempi sono accomunati da un principio su cui si fonda il pensiero postumanista: la fusione tra uomo e macchina avviene attraverso la frontiera dei processi informativi. Per il postumanesimo le informazioni conservate ed elaborate da ogni essere vivente definiscono la natura e l’essenza di ogni altro elemento che lo componga, compresa la sua materialità. Così per una cellula le informazioni contenute nel DNA (tutte le informazioni sulla vita e sullo sviluppo di quella cellula) sono più importante di ogni altro elemento materiale della cellula stessa, inclusi quegli elementi biologici che compongono il DNA.

Questo porta i postumanisti a ritenere la corporeità un sub-strato biologico e un accidens della storia più che un’inevitabilità del darsi della vita. La posta in gioco è alta e rischiosa. Cambia il concetto di vita: è «viva» l’entità che contiene e codifica informazioni, mentre il valore della vita è dato dalle informazioni che ogni entità processa. Inoltre considerare superiore l’informazione sulla materialità porta a cancellare, la linea di separazione tra naturale e artificiale. La vita, ridotta a conservare e ad elaborare informazioni, non si riesce più a distinguere dagli apparati tecnologici che raccolgono, elaborano e trasmettono tali informazioni.

Pagine: 1 2 3

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni