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Prostituzione e tratta. Esiste la sottile linea rossa?

© Ninja Midia

Aleteia - pubblicato il 06/03/14

Chi pensa ancora che le donne scelgano liberamente questo “mestiere” dovrebbe leggere questo articolo

di Alicia Peressutti

“Immaginiamo per un momento che il colore bianco sia la prostituzione liberamente scelta e il colore nero sia la tratta di persone per sfruttamento sessuale: in mezzo c'è un'infinità di tipi di grigio” (1).

“Nel bianco immacolato collocheremmo quei casi che i mezzi di comunicazione di massa si impegnano a mostrarci: la ragazza universitaria che racconta le sue esperienze di prostituzione su un blog, che 'ha scelto' questa attività perché le permette di guadagnare molto denaro in poche ore di lavoro, che dice che le piace e le assicura una buona condizione economica” (2).

Ricordo le sue mani da fata. La fronte ampia e gli occhi brillanti. Ricordo quando ha acceso una sigaretta e mi ha guardato senza vedermi. La sua voce era un sussurro, con una sfumatura di lamento.

– Lo faccio perché voglio.

Ricordo che per qualche istante sono rimasta senza parole, fino a che sono riuscita a formulare una frase.

– Ti mancano dieci esami per finire Medicina, vero?

Mentre eravamo nel bar il pomeriggio è volato via, e stavo perdendo l'autobus.

Poi mi ha guardato con i suoi occhi immensi e umidi e ha iniziato a spiegare.

– Mio padre è un f. di p., mi ha violentata da quando avevo tre anni. Ora lo faccio a pagamento…

“Nei primi tratti di grigio troveremmo …”, “una donna che è rimasta incinta durante il suo primo rapporto sessuale, che 'sceglie' di prostituirsi influenzata da sua zia (che esercitava la prostituzione) e spinta dalle necessità economiche, visto che non riusciva a mantenere degnamente sua figlia. Dice che il suo lavoro le 'piace'” (3).

Eravamo al secondo piatto e al secondo bicchiere. I bambini giocavano intorno a noi. La notte stava calando e la conversazione sembrava avere un finale annunciato.

– Guarda Ali, ti giuro che con il papà di J. ero vergine. Mi ha messo incinta e se ne è andato, e io non avevo molte scelte, capisci? Ora è così difficile uscirne… chi darebbe lavoro a una prostituta?

Uscire, fuggire con i suoi bambini sul treno delle opportunità. Con finestrelle che danno sul campo dei diritti: alla casa, al lavoro, ad essere donna, ad essere felice.

—–

“Nelle tonalità di grigio medie possiamo citare tantissime donne indotte dai propri compagni a entrare in questo universo di degrado” (4).

– Ali, è bruttissimo non riuscire a trovare lavoro. Quando trovo qualcosa lascio questa porcheria. Sono stanca di quei bavosi… del freddo delle notti, di non sapere se tornerò.

Parlava mentre tagliava una pasta frolla in cinquanta pezzi che sembravano moltiplicarsi. Mi guardava di lato, i suoi occhi neri mi gelavano il sangue. E codardamente ho mangiato la pasta frolla senza dire molto. Me se sono andata con la codardia che mi lambiva le ginocchia e un'angoscia sorda che mi agitava le viscere.

Nel grigio più scuro, altre donne non sono più indotte ma obbligate, e i loro mariti o fidanzati fanno le veci dei protettori. E loro non hanno altra scelta che fermarsi all'angolo mentre loro le… sorvegliano? Proteggono? (5)

I nostri figli erano grandi amici. Si erano trasferiti da qualche mese. Un pranzo era inevitabile. Si sedette al tavolo di casa e stappò una bottiglia di vino rosso che aveva portato. La domanda tagliò l'aria in due e un silenzio di tomba inondò la cucina.

– Che lavoro fai?

– Faccio lavorare la madre dei ragazzi e ho altre due donne.

Lei non alzò lo sguardo neanche per un attimo (era la madre dei ragazzi), e per me il pollo divenne troppo salato e il vino amaro.

Ho imparato molto da lui. Che i protettori non hanno anima.

I nostri figli hanno continuato ad essere amici finché non sono cresciuti e hanno seguito le orme dei genitori: suo figlio protettore, il mio paladino della lotta alla schiavitù.

Altre sfumature di grigio: le bambine o le ragazzine minorenni che sono portate su questa strada dalla madre o dal padre …(6)

Portava delle calze nere e una canottiera rosa. Comparve dal nulla. Da un autobus a lunga percorrenza. Si sedette nel cortile di casa come se fosse la decima visita. Qualcuno le parlò di me.

Prima le raccontai la mia storia. Dopo tirò fuori un fazzoletto con le margherite e iniziò il suo racconto.

– Mia madre mi ha venduto a 13 anni lì in Paraguay. Fino ai 23 ha ricevuto denaro per me. Poi è nato il mio bambino handicappato e io ho chiesto tutto il denaro che mi spettava. Ora mio figlio è morto e io sono fuggita. Non ho un posto dove andare né un motivo per vivere…

“Quelle che sono state reclutate da qualcuno che probabilmente 'ha fatto loro da fidanzato' e ha promesso loro un lavoro da modella o da barista… Quelle che sono rinchiuse nel bordello, che non possono lasciare l'attività perché si sentono minacciate… Sicuramente ci sono più sfumature di grigio se le vogliamo immaginare” (7).

“Nel colore nero ci sono la bambina, la donna che è stata sequestrata, drogata, minacciata con la vita dei suoi figli o con l'integrità di altri membri della sua famiglia” (8).

Il pomeriggio in cui è apparsa nella mia vita ho sentito che volevo adottarla. In realtà vorrei adottarle tutte… ma sarebbe egoista, meschino, devono iniziare una vita nuova nella quale io non entro, perché appartengo alla loro vita di prima.

Volevo adottarla comunque. Era così fragile, come una colomba con le ali bagnate. Poi ho capito che le aveva rotte, come l'anima.

L'avevano portata in Spagna. Ogni giorno che ci ha passato è invecchiata di cento. Quando l'hanno trovata (per caso per un problema di documenti) era una morta vivente.

Nella valigia si portava un'anoressia atroce e una dipendenza dalla cocaina che la conduce all'inferno.

Bambina mia, chi è il maledetto che ti ha divorato la giovinezza in un boccone e ti ha lasciato questo inferno nell'anima e questa tortura nel corpo?

Ha già provato a suicidarsi sei volte. Forse la settima sarà l'ultima.

“Dov'è la linea che divide prostituzione e tratta, quella che discrimina tra la prostituzione 'buona' e accettabile e quella 'cattiva', che non è altro che violenza, degrado, violazione dei diritti?” (9)

Invito chi mi dice che la prostituzione è un lavoro a offrirlo a sua moglie, a sua madre, sua sorella o sua figlia. Poi ci siederemo a bere e a filosofare.

—–
Dall'1 al 9, fonte: intervento “La prostituzione a nudo”

María Rosa Basbus, Claudia Bossi, Dora Faigenbaum, María Eugenia Otero, María Elena González Romero, Natalia Rodríguez, Patricia Sánchez.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
diritti umaniprostituzionetratta delle persone
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