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Papa Francesco è come un bambù

ANDREAS SOLARO /AFP

Àncora Editrice - pubblicato il 06/03/14

La cultura dell’incontro in papa Bergoglio

Cosa c’entra il bambù con il papa? A un anno dall’elezione, una riflessione originale di p. Diego Fares – gesuita amico di Bergoglio da quasi quarant’anni – aiuta a scoprire le radici delle parole e dell’azione di Francesco, oltre il clamore mediatico che accompagna i tratti più innovativi di un papato che si profila come rivoluzionario.

«Tutto quello che Jorge Bergoglio aveva vissuto e pensato fuori dalle luci dei riflettori sta ora “fiorendo” nelle parole e nei gesti di papa Francesco. L’immagine che ci viene subito in mente è quella del bambù giapponese che, appena seminato, per la durata di sette anni ha una crescita quasi impercettibile, e poi, in sei settimane, cresce più di trenta metri. Potremmo dire che il bambù abbia impiegato soltanto sei settimane per crescere? No, la verità è che si è preso sette anni e sei settimane per svilupparsi. Sono pochissime le persone che, con l’età, invece di appassire, fioriscono e danno il meglio di sé. Papa Francesco è una di queste».

Papa Francesco ha una grande capacità di rapporto diretto, sincero, intenso e leale. Una delle “abitudini” che maggiormente colpiscono l’immaginario collettivo sono le sue telefonate agli amici: un aspetto di quella normalità che caratterizza il suo modo di vivere il ministero. Sicuramente siamo di fronte ad un uomo capace di sorprendere, che crea attese riuscendo poi spesso a superarle. Ma che suscita anche molte domande: chi è Jorge Mario Bergoglio? Cosa pensa? Per provare a dare una risposta a questi interrogativi che nascono spontanei nel cuore di molti, p. Antonio Spadaro, direttore della rivista “La Civiltà Cattolica”, si è rivolto p. Diego Fares, uno degli amici con i quali Francesco ha condiviso molto. Uno dei frutti di questa “conversazione” è il libro ”Papa Francesco è come un bambù” (Àncora Editrice, in libreria dal 12 marzo).

Durante il volo che lo portava a Rio de Janeiro per la Giornata Mondiale della Gioventù, Francesco consigliò a un giovane giornalista, preoccupato per la mancanza di opportunità per la sua generazione, di leggere i «libri di padre Fares, un gesuita argentino», professore di Metafisica presso la Universidad del Salvador (USAL) della Compagnia di Gesù e presso la Pontificia Universidad Católica Argentina (UCA), ma che lavora da circa vent’anni all’Hogar de San José* di Buenos Aires, un centro di accoglienza per persone che vivono in condizioni di povertà. Insieme a p. Ángel Rossi porta avanti anche la Casa de la Bondad, un hospice per malati terminali. Nella prefazione al libro, p. Antonio Spadaro lo definisce «un intellettuale che non vive in laboratorio, ma elabora il suo pensiero a contatto diretto con la realtà delle periferie». Per usare un’immagine di papa Francesco, «un pastore che ha l’odore delle pecore».

Padre Diego Fares è amico e discepolo di Bergoglio da quasi quarant’anni, da quando l’allora giovane Provinciale dei gesuiti in Argentina, nel 1975, lo accolse nella Compagnia di Gesù. Proprio il loro consolidato rapporto rappresenta la chiave che apre dall’interno la “visione” di Francesco su un punto fondamentale: l’incontro, la vicinanza. Un insieme di pensieri, atteggiamenti, scelte che superano le dinamiche di chiusura e di egoismo che producono la “cultura dello scarto” e la sostituiscono con la “cultura dell’incontro” nella quale tutti danno e tutti ricevono.

Le pagine di questo libro accompagnano in un viaggio nel pensiero di Francesco che tocca le radici e i frutti della sua visione della “cultura dell’incontro”: un percorso che si è sviluppato nel tempo e nel confronto sia a livello spirituale, sia a livello intellettuale , sia a livello di azione pastorale e sociale. Le note di carattere personale si intrecciano con immagini forti e indimenticabili: il «Papa bambù»; il suo «pensiero scarpa» che cammina ed esce per incontrare; il suo «pensiero campana» che chiama a raccolta e invita tutti al dialogo. Tutti aspetti inediti di Francesco che aiutano a comprenderne meglio la personalità.

«Il papa è come un bambù»: il “segreto” di papa Francesco, chiamato come Vescovo di Roma dalla “fine del mondo” il 13 marzo 2013. Una straordinaria fioritura umana che sta diventando anche fioritura della Chiesa nella cultura dell’incontro, perché «la fede è un incontro con Gesù, e noi dobbiamo fare la stessa cosa che fa Gesù: incontrare gli altri».

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