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Che libro sta leggendo il papa in questo momento?

Shannon Kringen

Roberta Sciamplicotti - Aleteia - pubblicato il 05/03/14

“Pietro e Maddalena" di Damiano Marzotto sulla complementarietà dei due sessi nella diffusione del messaggio cristiano

“La cooperazione nell’opera del Vangelo ha sempre visto insieme uomini e donne, impegnati in una fatica comune, appassionata e continua nella fedeltà al Signore”. Inizia così “Pietro e Maddalena. Il Vangelo corre a due voci” (edizioni Ancora), il libro di Damiano Marzotto che il papa ha confessato di leggere in questo momento nell’intervista odierna al Corriere della Sera.

Attraverso una ricerca analitica nel Nuovo Testamento, l’autore ha verificato come la dinamica di salvezza si sia compiuta di fatto “in una sinergia del maschile e del femminile”.

Le linee comuni che caratterizzano questa collaborazione sono essenzialmente tre: “una capacità di accoglienza da parte della donna, che si affianca a un maggiore attivismo da parte dell’uomo” e permette “una maturazione e una custodia duratura del messaggio”; “una capacità di anticipazione da parte della donna, che precede e prefigura successivi comportamenti maschili” – “anzi le donne hanno talvolta addirittura un’azione di provocazione nei confronti di Gesù o degli apostoli per indurli all’azione di salvezza”; “una spinta all’universale” che caratterizza gli interventi, “spesso anticipatori”, della donna presso l’uomo.

Da notare come in questa cooperazione all’opera della salvezza si dia rilievo alla condizione verginale della donna. Forse proprio in quanto “segno di povertà, fragilità, disponibilità”, questa condizione sembra particolarmente adatta ad “accogliere l’azione dello Spirito, la Parola che feconda e, nel momento della passione, il corpo del Salvatore”.

In breve, “se da una parte la donna provoca, antecede, accoglie, interiorizza, assimila, approfondisce e quindi permette uno sviluppo più ampio, più universale alla salvezza”, “l’uomo porta a compimento con gesti puntuali, pratici, di risanamento, di misericordia, di annunzio, quanto è stato iniziato”.

L’attività dell’uomo esige quindi “un contrappunto femminile di interiorizzazione, di slancio originario e preveniente, di apertura sempre maggiore, senza il quale l’attività diviene attivismo, l’impeto del Vangelo si rallenta, si affievolisce”.

Del resto, anche nella generazione di Gesù, il Salvatore, non si era verificata una cooperazione fra una donna e un uomo? “Maria aveva concepito per opera dello Spirito Santo e aveva partorito un figlio, ma Giuseppe, il figlio di Davide, doveva ‘accogliere Maria sua sposa’ e dare al neonato il nome di Gesù”. Il dono dall’alto raggiunge quindi innanzitutto una donna, ma questa grazia deve essere accolta con una partecipazione originale anche da un uomo per essere efficace nella storia della salvezza.

Questa cooperazione si può vedere raffigurata simbolicamente anche nella scena della sepoltura. “Maria di Magdala e l’altra Maria hanno contemplato il mistero della morte di Gesù e ne hanno, in qualche modo, ‘accolto’ lo Spirito, e perciò ora sono sedute di fronte al sepolcro, che per breve tempo custodisce il corpo di Gesù. Ma è Giuseppe, un uomo ricco d’Arimatea discepolo di Gesù, che avendo ‘accolto il corpo’ lo ha deposto nel sepolcro nuovo. Le donne hanno contemplato il dono del corpo di Cristo sulla croce, ma è Giuseppe che adempie fisicamente l’invito di Gesù: ‘prendete, questo è il mio corpo’”.

Rileggendo la figura di Gesù nei Vangeli, spiega Marzotto, egli appare come la realizzazione più perfetta dell’immagine di Dio, ma la sua fecondità non si realizza senza una stretta associazione di alcune donne al mistero della redenzione, della rigenerazione dell’umanità. “Esse sono coloro che lo hanno servito fin dalla Galilea, sono salite con lui fino a Gerusalemme, hanno partecipato alla sua morte e alla sua sepoltura divenendo così le prime testimoni della sua risurrezione. Per non parlare di tutte quelle altre donne che Gesù ha incontrato nel suo ministero e che lo hanno aiutato a manifestare aspetti particolari del suo mistero salvifico”.

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papa francesco
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