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Togliere i figli agli estremisti islamici per sottrarli all’incitamento alla violenza?

AFP PHOTO / LEON NEAL
UNITED KINGDOM, London : London Mayor, Boris Johnson addresses the delegates at the annual Confederation of British Industry (CBI) conference in central London on November 4, 2013. British Prime Minister David Cameron on Monday welcomed a call from the nation's business leaders for Britain to remain in the European Union, ahead of a referendum in 2017. AFP PHOTO / LEON NEAL
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La proposta shock del sindaco di Londra Boris Johnson

Le testate giornalistiche  hanno titolato quasi tutte nello stesso modo: “proposta shock” del sindaco di Londra. E in effetti l’appello di Boris Johnson “togliamo i figli agli estremisti islamici” ha provocato sconcerto e, rimbalzando sui siti internazionali, sta facendo discutere anche oltre i confini del Regno Unito.

In un articolo nella sua rubrica per il quotidiano britannico Daily Telegraph, il sindaco di Londra ha affermato che lo Stato dovrebbe togliere i figli a estremisti, radicali e sospetti terroristi islamici, per affidarli alle cure dei servizi sociali e, in prospettiva, aprire per loro la strada dell’adozione. Una misura che non viene applicata nemmeno ai bambini di condannati all’ergastolo (La Repubblica, 4 marzo).

Prima che qualcuno potesse accusarlo di essere a sua volta radicale lo stesso Johnson si è tirato fuori da “questi assurdi concetti politicamente corretti”. La tesi del sindaco è che “sempre più spesso i giovani vengono radicalizzati a casa propria dai genitori”, mentre servizi sociali e polizia sono riluttanti ad intervenire anche quando hanno le prove che i bambini ricevono insegnamenti estremisti “tanto da crescere con una visione nichilistica del mondo” che potrebbe fare di loro, una volta adulti, dei terroristi. Come è accaduto, forse, ai due fanatici britannici islamici che l’anno scorso hanno ucciso per strada a colpi di machete il soldato Lee Rigby.

Se un bambino può essere affidato ai servizi sociali nell’ipotesi in cui venga abusato sessualmente dai genitori o esposto alla pornografia, ragiona il sindaco di Londra, perché non può accadere lo stesso quando venga incoraggiato alla violenza e al terrorismo?

Johnson sembra non curarsi degli effetti delle sue parole sulla comunità islamica. “Il sindaco di Londra, nel pieno delle sue facoltà ha aperto il fronte con i due milioni e 700 mila fedeli del Profeta che vivono nel Regno Unito e, fra questi, con i 700 mila che risiedono nella sua città” e non nutre dubbi: “le famiglie islamiche allineate sulle posizioni radicali non hanno il diritto di educare e crescere la prole” (Il Corriere della sera 4 marzo).

Ma quando e a quali condizioni le autorità dovrebbero intervenire e secondo quali leggi si possono portare via i figli a chi espone idee diverse dagli standard? Su queste questioni si appuntano le critiche di educatori e difensori dei diritti civili, allarmati dalla prospettiva di uno Stato che sottrae minori ai genitori che esprimano idee “non gradite”.

Il Muslim Council of Britain ha messo in guardia Johnson dal pericolo che certi discorsi rischiano di scatenare “odio antimusulmano” ma il sindaco ribatte che “la radicalizzazione religiosa è un abuso sui minori” e alle autorità deve essere consegnato il potere di intervenire (Il Corriere della Sera 4 marzo).

Solo una provocazione? Gli analisti ricordano che il sindaco non è nuovo a dichiarazioni ad effetto, soprattutto quando ritorna alla precedente professione di giornalista e di columnist dedito a “fare notizia” e a “attirare l’attenzione su di sé”. Con un obiettivo non troppo nascosto “rimpiazzare in futuro David Cameron alla guida del partito conservatore e provare a prenderne il posto a Downing Street” (La Repubblica 4 marzo).

 

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