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Porgere l’altra guancia… Gesù è impazzito?

Jovan Mandic

Juan Ávila Estrada - Aleteia - pubblicato il 04/03/14

Il mondo ci insegna che vanno amati solo i buoni, ma Gesù ci dice che questa logica è superata

Il Discorso della Montagna, quel bel testo che appare ai capitoli 5-6-7 di Matteo, tocca leggi mosaiche perfettamente conosciute dagli ebrei. “Voi avete udito che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente” – quella che conosciamo come legge del taglione (che non cercava la vendetta ma la giustizia, riparare al danno fatto); Gesù ora dice qualcosa che sembra aggressivo all'orecchio umano: “A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l'altra”. Non è forse un insegnamento contrario al nostro istinto di conservazione, difesa e vendetta? Senz'altro.

Ci troviamo di fronte a un insegnamento rivoluzionario perché la legge del taglione si basa sulla giustizia commutativa: mi dai perché io ti dia. Riceverai tutto ciò che offrirai (non possiamo dimenticare che la giustizia è una virtù cardinale difesa da tutti i popoli). Scopriamo, però, che il Vangelo non si basa sulla giustizia commutativa, ma la supera perché la sua base è costituita da misericordia, perdono e amore.

Ricordate quando nel processo di condanna un soldato schiaffeggia Gesù e lui, in modo strano, non gli porge l'altra guancia ma dice “Se ho parlato male, dimostra il male che ho detto; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?”. C'è forse contraddizione tra ciò che insegna e ciò che applica? Perché non gli ha porto l'altra guancia? Con questo insegnamento Gesù cerca di far sì che siamo capaci di disarmare l'aggressore, che non andiamo contro di lui, ma contro l'aggressione sì. Gesù cerca di disattivare ogni bomba nel cuore. L'uomo si basa su istinto, vendetta e compensazione, e se questi sono i principi che reggono il nostro agire è come se vivessimo costantemente in un campo di battaglia.

Gesù vuole che disattiviamo quella voglia permanente di compensazione nei confronti di chi ci ha procurato un danno.

Completa questi insegnamenti ricordando il comandamento “Amerai il tuo prossimo e e odierai il tuo nemico” (molto in voga tra gli ebrei, che non si sentivano costretti ad amare chi non apparteneva alla loro razza), a cui egli aggiunge: “Se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario?”. Chiunque è capace di farlo perché l'istinto ci porta a questo. Per istinto non si ama chi fa un danno; è contro quella forza poderosa che Gesù si schiera, portandoci ad anteporre la nostra volontà nelle decisioni.

Se il mondo ci insegna che la logica è amare solo i buoni, Gesù ci insegna che questa logica con la sua buona novella viene spezzata, perché un suo discepolo deve caratterizzarsi per il fatto di superare il proprio istinto, perfezionarla con la Grazia e decidersi ad amare.

Gesù conclude dicendo: “Siate PERFETTI come è PERFETTO il Padre vostro”; può suonare illusorio pretendere di essere perfetti come Dio, ma questa non è una pretesa puramente umana, quanto una vocazione universale. Non si cerca la perfezione per essere semplicemente migliori degli altri. La santità punta a riprodurre l'immagine di Dio in terra e ad avere un cuore simile a quello del Creatore.

Questa santità e perfezione non è sinonimo di non sbagliare mai, ma di imparare ad amare alla maniera di Dio, con la capacità di essere come Lui, di far splendere il nostro sole sui buoni e sui cattivi. Dio fa crescere quanto seminato da credenti e atei, fa uscire il suo sole e fa cadere la pioggia su quelli che pregano e su quelli che non lo fanno. In questo non fa eccezioni di persone.

La vendetta non restaura in questo modo il bene, né ristabilisce la giustizia. Affonda solo nelle ferite e lascia una sensazione di insoddisfazione. L'unica cosa capace di guarire una ferita è il perdono e l'amore, e a questo ci chiama. Dio non chiede nulla di impossibile perché non mette sulle nostre spalle carichi che non possiamo portare. Ciò che accade è che questo è possibile solo con la sua grazia, quando siamo legati a lui in modo affettivo ed efficace.

È infine necessario ricordare che l'appello è alla perfezione e non al perfezionismo. Quest'ultimo è la ricerca che fa l'uomo per pretendere di non sbagliare mai, mentre la perfezione cerca la similitudine con Gesù. Perfezione è amare bene, con un cuore simile a quello di Dio.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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