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Educare alle differenze

© DR
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Un saggio edito dalle Paoline aiuta a comprendere la trappola ideologica della "teoria del gender"

Ecco qui un passaggio molto utile per capire meglio una educazione di “genere” che sia realmente rispettosa della dignità delle persone: gli studi neurofisiologici citati dagli autori, fanno comprendere differenze che sono anche opportunità educative per chi le volesse cogliere. Le ragazze sentono meglio dei maschi, così come sono biologicamente differenti le capacità percettive della vista. Negare questa differenza non aiuta ad educare, né aiuta a non disprezzare l’altro, invita semmai a disprezzare se stessi e il proprio corpo perché incapace di fare alcune cose in luogo di altre. Il cervello dei maschi e delle femmine organizza in modo diverso lo spazio, così come le stesse informazioni: “Uno studio molto importante di Richard Haier ha ottenuto il risultato di mostrare che esiste una differenza tra il cervello maschile e il cervello femminile. A parità di intelligenza la massa cerebrale dei maschi era composta proporzionalmente da molti più neuroni (5-6 volte maggiore rispetto alle donne), sede dei centri di elaborazione delle informazioni, mentre in quello femminile si riscontrava una maggiore presenza di glia, o materia bianca, il tessuto fisiologico che connette i vari centri (10 volte superiore rispetto agli uomini). Come abbiamo visto, a una differenza strutturale spesso corrisponde una differenza funzionale e i dati della ricerca di Haier suggeriscono che l’elaborazione cerebrale delle informazioni avvenga in modo differente nei maschi e nelle femmine. Avendo proporzionalmente più materia bianca o glia, e quindi molte connessioni sinaptiche, una rete associativa maggiore e articolata, l’elaborazione delle informazioni nelle donne, sembra essere caratterizzata da combinazione, associazione, e quindi preludere a una migliore capacità in attività come il linguaggio”.

Un aspetto che viene sottointeso ma che il linguaggio spesso non coglie è che “diverso” non vuol dire “peggiore”, ma semplicemente “differente”. L’ideologia gender, sembra ossessionata dall’idea di appiattimento delle differenze: tutti uguali, tutti individui ma nessun legame, neppure con se stessi e la propria fisicità.  I tentativi di annullare le differenze non sono segno di una società più democratica, semmai di una più totalitaria, ecco perché un lavoro come quello di Cantelmi e Scicchitano risulta utile a riaprire un dibattito che – in realtà – almeno in Italia non si è svolto affatto, né nelle scuole, né sui giornali e tanto meno in Parlamento. 

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Tags:
gender
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