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Vescovi Svizzeri: “basta violare dignità embrione”

Fecondazione assistita

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Aleteia - pubblicato il 03/03/14

La reazione della Conferenza episcopale svizzera nei confronti della procreazione assistita

Il Comitato di bioetica della Conferenza episcopale svizzera intende reagire “con forza” alla recente posizione presa dalla Commissione nazionale di etica (Cne) sulla procreazione medicalmente assistita.

Etica utilitarista
“Questo documento – scrive in una nota Thierry Collaud, presidente del Comitato di bioetica dei vescovi svizzeri – solleva un profondo malessere, da un lato per le sue proposte di liberalizzazione in tutte le direzioni, ma più in generale per la sua concezione di vita nella società e il ruolo dello Stato”.

Pericolo maternità surrogata
Come si legge su agensir.it del 28 febbraio, già da molti anni la Chiesa cattolica in Svizzera ha messo in guardia il Paese dal “fascino” che suscitano le tecniche e le procedure di riproduzione assistita e si è battuta contro il fatto che la fecondazione in vitro ottenendo embrioni al di fuori del corpo umano, porta inevitabilmente alla distruzione di molti di loro e alla loro strumentalizzazione. Ora, però, la Commissione nazionale di etica ha compiuto un passo in avanti. “Spingendo la sua logica all’estremo”, scrive Collaud, la Commissione ribadisce che non c’è nella società “una struttura di famiglia ‘tradizionale’ e apre una porta alla pratica molto contestata di maternità surrogata”.  Pratica che “viola la dignità dell’embrione perché posto in un utero estraneo. Viola anche la dignità delle donne che vendono non solo il loro corpo, ma un elemento della loro identità femminile e cioè lo sviluppo di una vita umana e di tutti quei legami inalienabili che si tessono in questa occasione”.

Perdita senso bene comune
“Siamo consapevoli che c’è nella società sofferenza intorno alla capacità o incapacità di procreare. Noi tutti abbiamo la responsabilità di attenuare questo dolore, ma non a qualsiasi prezzo. Una società dove è permesso tutto ciò che può soddisfare i desideri individuali non necessariamente diventa più umana, ma corre il rischio grande di generare una destrutturazione e una perdita del senso del bene comune”.

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