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Il Giardino dei Giusti dell’umanità

Gariwo

Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 03/03/14

In Parlamento una proposta di legge per l’istituzione della “Giornata in memoria dei Giusti dell’umanità” sul modello di quella europea

Una giornata  per testimoniare l’importanza del bene e il coraggio di quanti hanno saputo dire “no” agli attentati alla dignità umana nei momenti più bui della storia: è questo il senso della “Giornata in memoria dei Giusti dell’umanità” che il Parlamento europeo ha istituito nella data del 6 marzo. L’assemblea legislativa dell’Unione ha così accolto l’appello presentato da Gariwo, la Foresta dei giusti, la onlus nata con l’obiettivo di diffondere la cultura del bene e di prevenire i genocidi coltivando la memoria dei Giusti. A questo scopo promuove la realizzazione dei Giardini dei Giusti, piantando alberi in memoria di coloro che hanno salvato vite durante i genocidi e i totalitarismi di tutto il mondo, sul modello di quello presso lo Yad Vashem, il museo della Shoah di Gerusalemme. Di memoria e impegno per il futuro contro tutti i genocidi si è parlato in un convegno organizzato da Gariwo alla Camera dei deputati, dove è stata presentata una proposta di legge per l’istituzione di una analoga giornata italiana, con prima firmataria la deputata dei Popolari per l’Italia Milena Santerini.

La Giornata dei giusti vuole essere  la Giornata per la prevenzione dei genocidi”: è la convinzione di Gabriele Nissim, presidente di Gariwo e autore di numerosi libri su figure esemplari di resistenza morale e coraggio civile durante la Shoah e il massacro degli armeni. L’istituzione della Giornata europea in memoria dei Giusti dell’umanità è per Nissim “un successo internazionale dell’Italia che se ne è fatta promotrice nell’assise europea e che deve portare fino in fondo questo impegno assicurando che venga istituita anche nel nostro Paese”. La ricorrenza verrà celebrata con 50 eventi in diverse città europee: Praga, Sarajevo, Milano dove verranno ricordati Giovanni XXIII e Nelson Mandela. A Varsavia, il prossimo giugno, un Giardino dei Giusti verrà inaugurato dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Iniziative simili si svolgeranno anche in Ruanda e in Cambogia. “Il tema dei Giusti – ha affermato Nissim – unisce l’umanità, non la divide, ed esprime il valore morale della quotidianità”. Perché i Giusti, in larga parte, non sono “né oppositori politici né attivisti per i diritti umani, ma persone che lì dove si trovano a vivere e operare, scelgono di assumersi una responsabilità nei confronti di altre persone”. “Raccontare storie esemplari – ha aggiunto Nissim – fa molto bene ai giovani perché li spinge ad agire e offre loro dei punti importanti di riferimento, mentre spesso la memoria unilaterale del male, sia pure fatta con le migliori intenzioni, spinge alla resa e allo sconforto”.

Perché l’opera dei Giusti, cioè di persone in grado di andare contro il pensiero della maggioranza in nome della comune umanità, come ha sottolineato il sottosegretario agli Affari esteri Mario Giro, è sempre necessaria: “anche oggi, nell’era della globalizzazione, resiste la tentazione dell’omologazione: a me, alla mia cultura, al mio modo di vivere”. Nascono da qui i movimenti xenofobi e razzisti che rendono sempre attuale il pericolo di nuovi massacri.

Se la memoria non deve scadere nella retorica delle buone intenzioni, la domanda che la comunità internazionale deve porsi è, allora, secondo la vice presidente della Camera, Marina Sereni: come prevenire i genocidi e, quindi, come disinnescare quei meccanismi di violenza che fanno esplodere i rapporti tra popolazioni, etnie, gruppi religiosi?

Il solo slogan “mai più”, infatti, come ha ricordato Marcello Flores dell’Università di Siena, “non è servito ad arrestare nuovi genocidi”. Dalla scelta delle forze alleate durante la Seconda guerra mondiale di non considerare Auschwitz un obiettivo strategico al silenzio sul genocidio cambogiano compiuto dal presidente Pol Pot che conservò a lungo il seggio all’Onu, al rifiuto dei responsabili dell’Onu, Kofi Annan e Boutros Ghali, di rafforzare la presenza dei caschi blu in Ruanda nonostante l’allarme manifestato dallo stesso comandante Unamir, le forze dell’Onu nel Paese africano, fino alla responsabilità riconosciuta dal tribunale penale internazionale dei caschi blu olandesi di non aver contrastato il massacro nel campo di Srebenica durante il conflitto nell’ex Yugoslavia. Allo stesso tempo, le risoluzioni sugli interventi umanitari in Kosovo e Libia, “avevano l’obiettivo di prevenire un genocidio anche se poi l’intervento militare è andato molto oltre i limiti prefissati”. “Da oltre 10 anni – ha spiegato Flores – la comunità internazionale discute sulla ‘responsabilità di proteggere’, stretta tra il rispetto della sovranità nazionale e la necessità di intervenire quando non sono tutelati i diritti fondamentali dei cittadini”. Occorre per questo cercare nuove soluzioni di intervento umanitario che vadano oltre “la polarizzazione tra sanzioni economiche spesso inefficaci e l’intervento militare”, dando attuazione all’Agenzia indipendente per i diritti umani “che l’Europa ci chiede da anni” e operando anche nel campo della formazione delle giovani generazioni. In questa prospettiva, ha concluso Flores “è importante mettere insieme storia e memoria dei giusti per capire i confini morali lungo i quali muoverci perché la memoria può essere il luogo di sedimentazione dell’odio”.

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Tags:
genocidioparlamentopolitica
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