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Oltre le parrocchie? Le provocazioni dell’ Evangelii Gaudium

© DR
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Proviamo a immaginare le nostre parrocchie non come prestazioni di servizi sacramentali e luoghi di pura aggregazione, ma come case accoglienti

di Gianni di Santo

L’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, gradatamente e garbatamente, sembra quasi essere scomparsa dal radar dell’interesse pubblico. Per i giornali non è più notizia da prima pagina, per alcuni pastori e monsignori non ha il valore di un’enciclica, per tante parrocchie è tema da non sottolineare, ho l’impressione che gli operatori pastorali facciano finta che non esista.

Eppure, a leggerla diverse volte, la Evangelii Gaudium si presta a essere considerata come una vera e propria rivoluzione "esistenziale" all’interno del modo di comunicare "la buona notizia". Più di un’enciclica, spesso a volte molto generiche nei princìpi, questa esortazione ha il pregio di affrontare alcuni nodi problematici della pastorale delle parrocchie con un taglio concreto. Bergoglio non consiglia atteggiamenti generici, ma parla di un nuovo modo di vivere l’annuncio missionario all’interno delle nostre comunità ecclesiali di appartenenza in un completo ribaltamento – una rotazione a 360 gradi – delle forme, dei modi e direi dell’essere cristiani oggi in un dato territorio.
Ho avuto modo di riflettere su ciò in due libri che usciranno nei prossimi due mesi, Chiesa anno zero. Una rivoluzione chiamata Francesco (orizzonte politico-ecclesiale) e Il vento soffia dove vuole. Un monaco racconta (con Alessandro Barban, orizzonte teologico-pastorale). Vorrei qui riprenderne alcuni punti salienti.

La rivoluzione "pastorale" di cui parla Francesco – del tutto evidente leggendo a fondo l’esortazione e che mette un po’ di paura a molti operatori pastorali che vedono improvvisamente cambiare il loro "mondo parrocchiale" di riferimento, fatto di consuetudini pastorali, amicizie consolidate, abitudini, tranquillità spirituali – è davvero una rivoluzione dell’essere, certo, che tocca la nostra vita, ma è anche una proposta di cambiamento all’interno delle nostre pastorali rigidi e "catechetiche". Pastorali parrocchiali vissute per troppi anni all’interno di mura fin troppo alte dove i confini erano, e sono tutt’ora, l’appartenenza al territorio, le catechesi sacramentali, e quel modo di pensare l’iniziazione cristiana inossidabile nella sua imperturbabile eternità. Una pastorale organizzata spesso attraverso un "do ut des" (servizio-visibilità personale) tra parroco e laici che però nel tempo ha irrigidito la struttura chiesa-tempio a una sorta di enclave dove, di solito, sono presenti e ben accetti solo i laici che accettano il do ut des diventando, consapevolmente, più clericali dei loro stessi pastori. All’accusa di "invadenza" che spesso i "parrocchiani" fanno ai movimenti ecclesiali e ai loro percorsi di fede personali, fa da contraltare spesso una chiusura "ad intra" degli stessi gruppi e gruppetti nati esplicitamente in parrocchia, che alzano la bandiera dell’apertura cavalcando invece la chiusura, determinando fratture nella comunità laicale.

Credo, invece, che dobbiamo sforzarci di pensare a una nuova parrocchia, lontana mille miglia da quella che era ed è oggi. Una parrocchia che abbracci il cammino dell’uscire fuori dal tempio.

Si aprono due strade per questo nuovo annuncio missionario: la parrocchia non potrà che essere il luogo eletto dove si lasci spazio al tempo dello Spirito e al tempo della Solidarietà.

È finito invece il tempo della parrocchia vista come aggregazione o come intrattenimento. La Chiesa non è una baby sitter, lo dice ad alta voce papa Francesco. Ma sembra che le nostre parrocchie non abbiano colto il cambiamento in atto nella società, soprattutto nelle nuove sfide dell’educazione. C’è da pensare oggi, visto il cambiamento antropologico che riguarda le nuove generazioni, a un annuncio missionario che liberi creatività, gusto, memoria, passione per il Regno e buona speranza per il bene comune. Una parrocchia aperta, via di entrata e di uscita per ogni viandante della fede, come se fosse una casa con la porta sempre aperta, regno del desiderio di Assoluto, e dove chiunque possa avvicinarsi e allo stesso tempo uscire per ritornarvi.

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