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La santità oggi

Vadim Ratnikov
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L’uomo è per sua natura predestinato alla santificazione e alla santità

La compassione dell’uomo per l’uomo si unisce a quella dell’uomo per la creazione. Tutto dolora nel creato e l’uomo sta imparando a far naturalmente suo l’altrui dolore, e a non dare a questo suo nobilissimo sentimento un’importanza di virtù. La virtù, sotto questo aspetto, diventa per l’uomo un modo d’essere naturale, così lo spazio della santità si sposta, gli elementi della santificazione si complicano.

Occorre assai più oggi che non ieri per santificarsi. Se ieri visitare i poveri, gli infermi, i carcerati era un gesto meritorio, oggi la società, con l’assistenza sociale e sanitaria, ne ha fatto addirittura una professione. Se ieri il lavoro dell’operaio era affidato alla coscienza del datore di lavoro, oggi, in ogni nazione civile, un contratto nazionale tenta di salvare, per tutti, i limiti di una dignità umana e impedirne gli abusi. Se ieri masse umane venivano tenute nella soggezione e nell’ignoranza, oggi ad esse viene, più o meno bene, spezzato il pane della conoscenza, mentre scompaiono i tuguri e la società affronta i ricettacoli del vizio.

La coscienza di essere si affaccia in tutti gli esseri umani, e la voce dell’Uomo si fa sentire nel cuore e nella mente delle moltitudini. Mentre la società umana è ascesa a nuovi orizzonti, la singola individualità sembra stazionaria o regredita. Un tempo 1’individuo era migliore della società, oggi è la società che impone all’individuo una linea evolutiva. La bontà collettiva, 1’anelito collettivo alla giustizia, l’attuazione su vasta scala dei più urgenti postulati della carità portano l’individuo su una via di santità più sicura, ma anche più difficile. Oggi il santo non deve più, né può farlo, distinguersi per singolarità di costumi e di comportamenti, deve fare ciò che il vivere sociale impone e in più procedere a un interiore lavoro di trasformazione. Oggi il santo è veramente solo con Dio, talmente solo, come nessun eremita lo fu mai nel deserto.

Raggiungere la santità significa procedere attraverso l’intrico delle interiori e spesso sconosciute deformazioni personali. Lavoro faticoso, non conosciuto da altri che da Dio, lavoro di discesa nei propri personali inferi, perché l’Uomo vero risorga in ognuno. Chi sente l’appello a quell’aggiunta di apertura all’essere che è la santità, deve inoltrarsi per la via della sua personale liberazione, con generosità, senza speranza o desiderio di premio alcuno, al fine di giungere alla perfetta statura di Cristo: l’Uomo vero. Il premio è insito nel compimento perfetto dell’opera, nella libertà sconfinata e consapevole dei Figli di Dio che, partecipando all’esistenza, se ne sentono indipendenti, che, di fronte a tutte le sollecitazioni di intrupparsi sotto qualche vessillo, rimangono se stessi, liberi da ogni richiamo idolatrico.

Oggi il santo è chiamato alla solitudine del suo interiore laboratorio, ove può sperimentare che la trasfigurazione del corpo nello spirito e la corporificazione dello spirito non sono un concetto ma una possibilità. Orgoglio? Più probabilmente coraggio e fedeltà al divino che è in ogni uomo.

(in Risveglio della coscienza, Sotto il Monte – BG, 1997, pp. 193-195).

qui l’articolo originale

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