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La santità oggi

Vadim Ratnikov
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L’uomo è per sua natura predestinato alla santificazione e alla santità

di Giovanni Vannucci
 

Vorrei tentare di trovare una risposta a una grave domanda che ci vien posta dal nostro tempo: «È possibile esser santi oggi?» e se sì: «Qual è la forma di santità possibile nel nostro tempo?». Comincio col precisare il concetto di santità e di santo, seguendo, naturalmente, quello che l’esperienza vissuta del Mistero divino può dirci. In tutti i tempi si è sempre ritenuto che Dio potesse compiacersi di qualche mortale, colmarlo di doni e favori speciali, così da separarlo dai suoi simili e da porlo in una situazione più vicina a Lui stesso. Anzi, si finì per ritenere il prescelto come un valido intercessore presso la divinità; si pensi, per rimanere nell’ambito della nostra religiosità, alle figure di Abramo, di Mosè, di Elia.

Questa scelta fatta da Dio nei confronti di un mortale fu chiamata santificazione, e santità la qualità peculiare che lo rendeva differente, separato, in una posizione di privilegio, dai suoi simili. A seconda dei tempi, delle idee religiose, le qualità che rendevano preferito un mortale di fronte alla divinità sono differenti. Uno Sciamano è differente da un Profeta, uno Stregone da un Santo indù; con raffinarsi dell’intelletto d’amore, del senso morale, il concetto di santità fu individuato nella virtù, nella dedizione all’affermazione dei diritti dello spirito sopra la materia, nello sforzo costante e tenace per esprimere più e meglio l’interiore somiglianza divina, impressa in ogni uomo come un sigillo di predestinazione. Vale a dire: l’uomo deve compiersi in Dio, deve ascendere a Dio per poter assumere fino a Lui la materna materia. La santità è perciò la separazione dalla natura bruta. L’uomo è per sua natura predestinato alla santificazione e alla santità. Lentamente, ma sicuramente, assurgerà ad esse, anche suo malgrado. «La parola di Dio non torna alla sua sorgente senza aver recato i suoi frutti» (Is 55, 10).

Oggi l’uomo non è per niente migliore, nei suoi istinti e nelle sue passioni, dell’uomo di mille anni fa, ma ha in sé alcuni istinti, alcuni modi d’essere sconosciuti allora. La violenza oggi non passa più per coraggio, l’astuzia non è più lodata come intelligenza. Nella valutazione generale non sopportiamo la tortura, la privazione della dignità e della libertà umana; gli stessi tiranni cercano di coprire i loro soprusi di fronte all’opinione pubblica e, quando ne hanno l’occasione, parlano con disinvoltura dei diritti dell’uomo! Ieri san Francesco e sant’Antonio suscitavano commozione predicando agli uccelli e parlando con i pesci; oggi, pur permanendo l’antica ferocia nei cacciatori, si moltiplicano le associazioni a carattere protettivo degli animali e delle piante. Il gesto di san Francesco è divenuto atto spontaneo in tanti uomini che lo compiono con naturalezza, come inerente ormai alla loro natura.

La compassione, fuori da ogni isterismo sentimentale, è diffusa nelle coscienze, e con la compassione è sempre più esteso uno dei peculiari caratteri della santità che consiste in una maggiore identificazione con Dio. Se Dio è buono anche l’uomo deve esserlo; se Dio è giusto, l’uomo del pari deve esercitare la giustizia; per l’uomo l’unico modo di esercitare la giustizia è quello di astenersi dalla vendetta. Ecco, quindi, le stesse leggi umane trasformarsi da punitive in preventive; ecco una nuova volontà riguardare alle carceri, ai patiboli come a cose che è necessario superare; ecco sorgere numerosi tribunali, costituiti da uomini e donne di matura coscienza, che condannano gli abusi del potere compiuti dai tiranni, e costoro non si sentono santi o eroi, ma semplicemente uomini.

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