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Il funerale non è il momento per elogiare il defunto, ma per pregare per lui

© Nemar74/SHUTTERSTOCK
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L'arcivescovo di Ottawa (Canada) pubblica una serie di norme per la celebrazione dei funerali

Una profonda riflessione sulla visione cristiana della morte e sul modo in cui la Chiesa prepara spiritualmente i credenti e le loro famiglie a questo momento ineludibile dell'esistenza è stata svolta da monsignor Terrence Prendergast, arcivescovo di Ottawa (Canada), a gennaio. Attraverso una Lettera Pastorale, la pubblicazione di una serie di linee guida per l'arcidiocesi e un decreto sui discorsi nella liturgia funebre, il presule ha spiegato la dottrina della Chiesa in materia, “raccogliendo il frutto della storia della Chiesa”. Una delle direttrici più note è che si eviti di fare nella liturgia esequiale un elogio della persona defunta, pregando invece per lei perché ottenga la misericordia di Dio.

“L'elogio non appartiene propriamente all'Eucaristia funebre”, ha sottolineato il presule nelle linee guida per l'arcidiocesi. “Nell'omelia, il predicatore riflette sulla vita di chi è morto, in relazione alla grazia e all'azione di Dio, parlando di come la vita del defunto è accolta all'interno del mistero pasquale di Cristo”. Le parole in onore della persona possono essere pronunciate fuori dalla liturgia e da un luogo diverso da quello impiegato per proclamare la Parola di Dio. Si suggerisce anche che un secolare prepari l'elogio funebre per pronunciarlo in casa alla fine della veglia per il defunto o accanto alla tomba dopo la benedizione finale.

Il tesoro spirituale dei riti cattolici

“Gli atteggiamenti nei confronti della morte hanno subito dei cambiamenti”, ha commentato l'arcivescovo, che ha messo in guardia contro la tendenza nella sua arcidiocesi da parte di alcune famiglie di sostituire i rituali della Chiesa con atti di preghiera accanto alla tomba o di permettere che i loro parenti siano sepolti “senza nessuno dei preziosi rituali e delle preghiere che li hanno sostenuti durante la vita”. È anche comune, ha avvertito, che si inviti a “celebrare la vita” del proprio caro e si aspetti che qualcuno racconti storie sulla sua vita.

In questo contesto, monsignor Prendergast si è rivolto ai fedeli per “parlare della ricca tradizione dei rituali funebri cattolici e motivare i cattolici a farne uso”. Di fronte a uno dei momenti più duri per molte famiglie, il presule ha ricordato che “è davvero nella Parola di Dio che noi cristiani troviamo vera consolazione e speranza, perché è in Dio che riponiamo la nostra fiducia”. La morte, ha aggiunto, ci costringe ad affrontare il mistero, “e lì scopriamo che Dio è fonte di ogni vita e significato”.

L'arcivescovo ha ricordato che la Chiesa è preparata ad accompagnare i credenti in questo momento e a sostenere le famiglie e gli amici nel lutto per i loro cari. In particolare, ha descritto i riti funebri che iniziano con preghiere al momento della morte e continuano con l'Eucaristia culminando con il congedo finale al momento del funerale.

“L'obiettivo del rituale funebre non è tanto celebrare i successi della vita della persona o ricordare le sue caratteristiche e le sue preferenze”, ha avvertito monsignor Prendergast, “ma parlare della bontà di Dio e rendere grazie a Dio per il dono della vita in Gesù Cristo”. Si offrono poi adorazione e lode a Dio e si ricordano la certezza della sacralità del corpo umano e la risurrezione dei morti.

Il “tesoro di ricchezze spirituali” include l'opportunità di “raccomandare i defunti all'amore misericordioso di Dio e supplicare il perdono dei loro peccati; dare speranza e consolazione ai vivi; rinnovare la nostra conoscenza della misericordia e del giudizio di Dio e soddisfare la necessità umana di accorrere sempre a Dio nei momenti di crisi”, ha dichiarato il presule, menzionando anche l'importanza della fraternità e della solidarietà anche nel momento della morte e l'espressione dell'unità della Chiesa e la comunione dei santi.

Indicazioni pratiche per avvalersi dell'aiuto della Chiesa

Le linee guida pubblicate dall'arcidiocesi includono consigli pratici su come avvalersi dell'aiuto della Chiesa di fronte a una morte. “È utile che un membro della famiglia o un amico contatti la parrocchia quando la persona è gravemente malata”, raccomanda la pubblicazione. “Ciò permette di fornire la consolazione e il sostegno di cui il moribondo ha bisogno mediante l'unzione dei malati, la santa Comunione come viatico e le visite pastorali”. Questo avviso permette alla parrocchia di accompagnare la famiglia e di aiutarla in questo “momento molto importante”.

Si ricorda inoltre che “la Chiesa preferisce che il corpo del defunto sia presente al funerale, ed è fortemente raccomandata la sepoltura dei resti mortali”. Si avverte tuttavia che “la cremazione è ora permessa per i cattolici”, anche se si chiede che sia realizzata preferibilmente dopo l'Eucaristia funebre.

“È della massima importanza che le ceneri vengano seppellite in modo opportuno e non vengano lasciate nell'agenzia funebre o tenute in casa da un membro della famiglia o un amico”, sottolinea il documento. “I resti cremati non devono essere divisi o mescolati con i resti di un'altra persona, o sparsi sulla terra o nell'acqua. Se le ceneri saranno gettate in mare, devono essere poste nell'acqua dentro l'urna, non sparse nell'acqua”.

Altre raccomandazioni includono la necessità che l'Eucaristia venga celebrata nel tempio, che alcuni membri della parrocchia assistano i familiari nei preparativi del funerale e che la comunità sostenga il ministero di consolazione durante il lutto.

Con informazioni dell'arcidiocesi di Ottawa. Articolo pubblicato in origine da Gaudium Press

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

 

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