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Perché la comunione dei santi non viene menzionata sempre nel Credo?

© Pascal DELOCHE / GODONG
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Rispondiamo a una lettrice di Aleteia: perché il Credo di Nicea non include questo dogma

Vorrei che si parlasse della comunione dei santi, che è sempre stata una cosa che ha riempito la mia vita. Vi chiedo qualcosa a cui nessuno ha saputo rispondermi: perché nel Credo che definiamo “lungo” non si nomina la comunione dei santi? Grazie (A.O. da FB)

Nella liturgia si utilizzano due simboli della fede o Credo, che si impiegano alternativamente: il cosiddetto simbolo apostolico – il più corto dei due – e il cosiddetto simbolo niceno-costantinopolitano (in genere chiamato niceno per non utilizzare un’espressione tanto lunga) – il più lungo.

Anche se si usano entrambi come professione di fede nella Messa, hanno origini diverse, e non solo a livello di luogo. Rispondono a necessità distinte. Il Simbolo degli Apostoli (in realtà non è loro) ha origine nella diocesi di Roma, e nella catechesi. Si trattava di presentare ai catecumeni un riassunto al tempo sufficientemente semplice e sufficientemente completo della fede cattolica. Il Simbolo niceno-costantinopolitano, invece, deriva da un concilio ecumenico, o meglio da due: quello di Nicea e quello di Costantinopoli, entrambi del IV secolo.

In quei concili si è cercato fondamentalmente di definire la dottrina cattolica di fronte alle eresie trinitarie, soprattutto l’arianesimo, che non riconosceva il Figlio come consustanziale al Padre (Nicea), e il cosiddetto macedonianismo, che faceva lo stesso riguardo allo Spirito Santo (Costantinopoli). Il simbolo della fede era un riassunto di quanto era stato concluso e definito in quella sede. Per questo si riferisce alla Trinità nella maggior parte della sua estensione, e alla fine richiama anche un paio di cose che qualcuno all’epoca metteva in dubbio. In origine, quindi, non pretendeva di essere un riassunto della fede cattolica, né di essere usato nella catechesi.

È questo il motivo per cui la comunione dei santi appare precisamente nel simbolo più breve e non in quello più lungo.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

 

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