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Padre Dall’Oglio prigioniero a Damasco?

© KENZO TRIBOUILLARD / AFP

Le jésuite italien Paolo Dall'Oglio porté disparu en Syrie

Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 27/02/14

Non si arresta la strage provocata dal conflitto in Siria. Hawking: “Dov’è finita la nostra umanità?”

Dopo sette mesi di silenzio sulla sorte di padre Paolo Dall’Oglio, le dichiarazioni del dissidente siriano Michel Kilo al quotidiano libanese an Nahar, confermerebbero che il gesuita, dopo essere stato rapito da al Qaida, sarebbe stato poi ceduto al regime di Damasco. Il gesuita, che per trent’anni ha vissuto e lavorato in Siria facendo del monastero e della comunità di Mar Musa un centro di dialogo islamo-cristiano fino all’espulsione nell’estate del 2012, è scomparso nel nord del Paese il 29 luglio scorso.

Michel Kilo, il nome più illustre dello storico dissenso siriano, figura di spicco del fronte così detto non armato, ora di base a Parigi, sostiene che padre Paolo Dall'Oglio sia stato rapito da al Qaida, per la precisione dall'Esercito dell'Iraq e del Livante, ISIL (o ISIS, o Daesh nella versione araba) per essere poi ceduto al regime di Damasco. "Come già accaduto con altri sequestrati", aggiunge il notissimo dissidente, cristiano (Il mondo di Annibale 26 febbraio).

Le dichiarazioni di Kilo darebbero corpo a delle voci che già sono circolate negli ultimi mesi. “Mai confermata infatti, questa voce, o ipotesi, è stata suffragata anche da affermazioni, riportate da siti web, di oppositori siriani transitati dai penitenziari di massima sicurezza, che avrebbero affermato di aver visto il gesuita romano nelle segrete della Guardia Repubblicana. Voci, che non hanno alcuna conferma, solo una terribile plausibilità” (Il Mondo di Annibale 26 febbraio).
Intanto in Siria continua a consumarsi la tragedia della popolazione stretta in un  conflitto che non fa distinzioni di religione. “È urgente che dal vertice Ginevra 2 – ha rimarcato in un colloquio con Terrasanta.net ( 24 febbraio) mons. John E. Kozar dal giugno 2011 segretario generale dell’Associazione per l’assistenza ai cattolici del Vicino Oriente (Catholic Near East Welfare Association, Cnewa), braccio umanitario della Santa Sede per i cristiani mediorientali, nonché d’Etiopia, Eritrea e India – emerga una soluzione politica, mentre la Chiesa non risparmia sforzi sul piano diplomatico e umanitario”.

“Andiamo a cercare i cristiani per aiutarli ovunque si trovino – ha aggiunto mons. Kozar -, e non ci scusiamo per questo: del resto assistiamo tutti, senza distinzione. Non chiudiamo la porta in faccia a nessuno”. La guerra deve essere fermata perché sta producendo  conseguenze incalcolabili su tanti piani diversi. “Non c’è solo l’assassinio di un popolo con lo scontro fra i cosiddetti ribelli e i fedeli al regime – ha sottolineato mons. Kozar -. Così tante potenze esterne sono coinvolte in questa guerra… con danni interni, per il degrado dei rapporti fra le varie comunità; danni esterni, per il deterioramento dei rapporti internazionali; danni economici, per la distruzione e la povertà che la guerra ha creato; danni ecologici per la siccità e la carestia, con il rischio di far morire di fame migliaia di persone; danni religiosi, per il conflitto fratricida fra sunniti e sciiti e le altre minoranze non musulmane” (Terrasanta.net 24 febbraio).

In queste ore, denuncia Il Mondo di Annibale (26 febbraio), è in corso il cannoneggiamento di Yabrud, città siriana assediata da Hezbollah e esercito siriano “dove ci sono moltissimi residenti cristiani, del cui tragico destino non si parla. E' un complotto contro l’umanità davanti al quale si hanno solo due strade: o denunciarlo o esserne complici”.

E’ d’accordo il famoso fisico britannico Stephen Hawking, che ha indagato l’origine dell’universo e la natura dei “buchi neri”: “Oggi in Siria – ha scritto (da: La Stampa 17 febbraio) – vediamo all'opera la tecnologia moderna attraverso le bombe, le armi convenzionali e chimiche, usate al servizio di fini politici definiti intelligenti. Ma non è intelligente assistere all'uccisione di 100 mila persone o vedere i bambini colpiti nei combattimenti. Ed è assolutamente stupido impedire che gli aiuti umanitari possano raggiungere quegli ospedali da campo dove Save the Children ci racconta che ai bambini vengono amputati gli arti perché non ci sono i mezzi necessari per curarli, e dove i neonati muoiono nell'incubatrice perché manca la corrente elettrica” .

“Quello che sta succedendo oggi in Siria – ha rimarcato Hawking – è un abominio che il mondo osserva da lontano con freddezza. Dov'è finita la nostra intelligenza emotiva? Il nostro senso di giustizia collettiva?”. “La guerra in Siria – ha concluso il celebre fisico – non sarà la fine per l'umanità, ma ogni ingiustizia commessa è una crepa in ciò che ci tiene insieme. Il principio universale di giustizia non avrà radici nella scienza, ma non è meno indispensabile per la nostra esistenza. E senza di esso, molto presto, gli esseri umani scompariranno”.

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