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Perché anche oggi servirebbe un maestro Manzi

© Public Domain
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Non è mai troppo tardi per scommettere sul proprio desiderio

Ha spopolato la fiction ispirata al celebre programma Non è mai troppo tardi un omaggio all'opera educativa del maestro Alberto Manzi. Nell'Italia del dopoguerra devastata dall'analfabetismo e dalla mancanza di strutture comunicative, la Rai affida al giovane docente il difficile compito di insegnare agli italiani – per lo più adulti e anziani – a leggere e scrivere. 
 
Una risposta ai bisogni dell'uomo
Ma chi era Alberto Manzi? Un uomo tenace, convinto della bontà del suo metodo educativo, chiamato a condurre un programma con vere e proprie lezioni di scuola davanti a classi composte da milioni di analfabeti. Il metodo di Manzi fu qualcosa di innovativo. Unico nel suo genere. E anche se all'inizio raccolse qualche perplessità dalla dirigenza RAI, mai fu contestato, anche quando strappò il copione affidatogli. La sua forza era nel guardare chi aveva davanti non come un contenitore da riempire di nozioni ma come una persona in carne, ossa e anima. Ognuna con la sua storia, le sue attese, i suoi drammi. La sua era una proposta educativa avvincente, che partiva sempre dalla realtà quotidiana, semplice e osservabile da tutti. Come una mamma, un'orologio o un ombrello. 
 
Un grande successo italiano
La storia di Alberto Manzi ha conquistato il pubblico con le sue forti emozioni – come si legge su tv.fanpage.it del 25 febbraio. “Era un uomo umile ed entusiasta. Ce ne fossero di più oggi come oggi!” tuonano i commenti sui social network  a sostegno del grande maestro. La nota trasmissione Non è mai troppo tardi andò in onda per ben 9 anni e fu fenomenale tanto da portare quasi un milione e mezzo di persone al conseguimento della licenza elementare. Le lezioni erano nel tardo pomeriggio, prima di cena, e spesso venivano riprodotte su una lavagna luminosa, posta alle spalle di Manzi. 

 

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