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Il corpo partecipa dell’essere immagine

Dwood Photography

Dimensione Speranza - pubblicato il 26/02/14

Il cristianesimo non è riducibile né ad un idealismo in-corporeo nè al materialismo puro

di Michelina Tenace

L’uomo, nel corpo, è immagine di Cristo risorto nel corpo. Quello che si tratta di affermare è quindi il rapporto tra corpo e risurrezione.

La fede ha per nucleo l’incarnazione ed è pertanto una riflessione sulla carne, sul corpo, sulla condizione uman. L’eucarestia stessa, mistero centrale della vita cristiana, è partecipazione alla vita di Dio attraverso il corpo di Cristo nella sua morte e risurrezione. Anche la Chiesa è detta "corpo" di Cristo. Come si fa ad ignorare questi dati nell’elaborazione dell’antropologia cristiana?

Il cristianesimo non è riducibile né ad un idealismo in-corporeo nè al materialismo puro. La sua novità è di essere sempre critico nei confronti sia di una mistica disincarnata che di un umanesimo troppo carnale. Dice Bulgakov che il falso spiritualismo nell’amore è un errore di giudizio erotico allo stesso modo della semplice sensualità o della nuda concupiscenza, perché l’oggetto vero dell’amore è lo spirito incarnato o la carne spiritualizzata (38). Ne consegue che la rivolta contro il sesso, qualora volesse negare la sessualità, testimonia una seria malattia dello spirito. Una lotta contro la carne mira a spersonalizzare, invece di far trionfare la persona (39).

«(…) l’uomo, non una sua parte, diventa simile a Dio. L’anima e lo spirito possono essere una parte dell’uomo, non tutto l’uomo; l’uomo perfetto è composizione e unione dell’anima che riceve lo Spirito del Padre ed è unita alla carne: questa è la creatura a immagine di Dio» (40).

«Infatti Egli (Dio) disegnò sulla sua (dell’uomo) carne foggiata la sua stessa forma, di modo che anche ciò che sarebbe stato visibile portasse la forma divina, perché è in quanto formata ad immagine di Dio che l’uomo è stato messo sulla terra» (41). «L’uomo è composto di anima e di carne, formato a somiglianza di Dio e plasmato dalle sue mani, cioè dal Figlio e dallo Spirito, ai quali disse: "Facciamo l’uomo" (Gen 1,26)» (42).

È in questi termini che il popolo cristiano di Lione veniva catechizzato.

Proviamo ad immaginare che cosa sarebbe stato di Agostino se avesse incontrato Ireneo. Agostino non poteva accettare che l’uomo somigli a Dio nella carne, causa di decadenza e di peccato. Ireneo dice in tutti i modi possibili che la dignità, se consiste nella libertà dello spirito, passa però attraverso la dignità della carne modellata ad immagine di Colui che l’ha assunta per venire a stare in mezzo a noi. Ireneo è convinto che "gli spiriti privi di corpo non sono uomini spirituali" (43).

Che cosa significa l’essere immagine di Dio in riferimento alla corporeità dell’uomo?

Per il pensiero cristiano espresso da Ireneo, è precisamente nel corpo che esiste un’orma delle sue (di Dio) dita (45).Si tratta di quel corpo che abbiamo tutti, non di un ideale astratto "migliore" (come potrebbe essere, ad esempio, l’androgino). Così com’è, il corpo è stato creato con un’impronta di Dio che niente può cancellare, per cui è con questo corpo che risorgeremo. «Qual’è questo povero corpo che il Signore trasformerà rendendolo simile al suo corpo glorioso? Evidentemente il corpo carnale che viene avvilito nella tomba» (46). La carne non è (…) estranea alla sapienza e alla potenza di Dio. Che la carne partecipi alla vita si dimostra dal fatto stesso che vive: vive infatti in quanto Dio vuole che viva. Che Dio possa darle la vita è evidente: è perché Egli ci dona la vita che noi viviamo. Dal momento che il Signore può vivificare la sua opera e vivificare la carne, che cosa impedisce ancora che essa possieda l’incorruzione, che è la vita felice e interminabile che Dio dona?» (47).

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