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Eutanasia sui minori: dignità e vita non possono dipendere dalle leggi

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Verso la radicalizzazione di una società non cristiana

Finora l’eutanasia in Belgio era regolata solamente da una legge risalente al maggio 2002 che ne permetteva l’applicazione su adulti in grado di esprimere il loro consenso o che lo avevano espresso in precedenza con una “dichiarazione anticipata di volontà”.  Il 13 febbraio 2014 il parlamento del Belgio ha approvato definitivamente una legge che consente anche ai minori, una volta accertata la loro capacità di rendersi conto della portata della loro decisione, il diritto di chiedere l’eutanasia in caso di malattia in fase terminale e con sofferenze fisiche e insopportabili.

In Olanda esiste già una legge analoga, ma che limita tale diritto ai minori di almeno 12 anni, la legge del Belgio, invece, non pone limiti d’età. La dichiarazione del senatore socialista Philippe Mahoux, “padre della legge”, secondo cui “lo scandalo sono la malattia e la morte dei bambini” e non l’eutanasia, rivela lo spirito della legge, cioè che non riguarda solo giovani minorenni, per i quali si può ammettere una certa capacità di giudizio, ma contempla esplicitamente anche l’eutanasia dei bambini. Ci si può chiedere se bambini possono dare un consenso informato sull’eutanasia, o se non sono piuttosto gli adulti a pilotarne la decisione in base ai propri criteri di sopportabilità dei dolori e di qualità della vita. Di fatto, questa legge stravolge i principi che fondano le dichiarazioni dei diritti dell’uomo.
 
Inalienabilità dei diritti umani sancita dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo
Il preambolo della Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo del 10 dicembre 1948 ricorda che “il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità”. Proprio le barbarie del nazismo avevano messo in crisi la convinzione che l’ordinamento giuridico di un paese moderno e civile sarebbe stato automaticamente rispettoso della dignità e dei diritti dei cittadini. È sembrato, quindi, necessario stipulare convenzioni internazionali che obbligano i membri firmatari al rispetto di principi generali a protezione di ogni individuo da possibili abusi anche da parte dei poteri dello Stato.

L’articolo 2 della Dichiarazione precisa appunto che: “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione”. Dignità e diritti spettano a ogni individuo in quanto essere umano e non dipendono dal riconoscimento di un’autorità politica, o dal parere di “esperti” che, quindi, non può neanche disconoscerli. La Dichiarazione intendeva escludere la promulgazione di leggi che subordinano il riconoscimento della piena dignità a determinati criteri e ad astrazioni ideologiche o che un innocente venga privato dei suoi diritti fondamentali come quello alla vita.
 
Verso la radicalizzazione di una società non cristiana
 La legge sull’eutanasia infantile non rappresenta un’eccezione, vi sono altri tentativi di stravolgere i principi delle Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. Probabilmente si tratta di un processo inevitabile nella misura in cui la nostra civiltà si allontana dai principi del Cristianesimo. Il filosofo tedesco Romano Guardini, lui stesso testimone delle barbarie del nazismo, non si faceva illusioni: “Già Nietzsche aveva ammonito che il moderno non-cristiano non aveva ancora compreso che cosa sia essere tale. I vent’anni trascorsi ce ne hanno dato una idea, e non era che l’inizio”. Purtroppo, non ha avuto torto.

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*Ermanno Pavesi è Segretario generale della Federazione Internazionale delle Associazioni Mediche Cattoliche (FIAMC)
 

 

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