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Terra Santa, cappellano indiano elogia il coraggio di una donna

Akshay Mahajan

Catholic News Agency - pubblicato il 25/02/14

Donna si precipita nel palazzo in fiamme nell’eroico tentativo di salvare il suo datore di lavoro malato, ora è in ospedale tra la vita e la morte

Una badante indiana, che si è precipita in un palazzo in fiamme nell’eroico tentativo di salvare la vita del suo datore di lavoro malato, è ora in ospedale e combatte tra la vita e la morte. Il 1 gennaio, la signora Anadavally, 53enne dello stato di Kerala, sud-ovest dell’India, è stata soccorsa ad Haifa dai vigili del fuoco e i paramedici insieme al suo principale.

“E’ la triste tragedia di una povera lavoratrice”, ha dichiarato il 20 febbraio alla CNN padre Tojy Jose dell’OFM (Ordine dei frati minori, ndr), a capo del cappellanato indiano in Terra Santa. Padre Jose ha raccontato come la signora Anadavally abbia “affrontato coraggiosamente” le fiamme nel tentativo di salvare il suo principale di 73 anni, affetto da Alzheimer.

Dopo aver chiesto invano aiuto ai suoi vicini si è precipitata per portare il suo assistito, incapace di muoversi da solo, fuori dal palazzo in fiamme. Nel tentativo di salvarlo, la signora Anadavally è stata colpita da una trave in fiamme. “Ha mostrato un’appassionata lealtà per il suo dovere al suo assistito” ha affermato padre Jose. “Non voleva che l’uomo morisse e ha provato a salvarlo a tutti i costi, quasi fosse un padre per lei”. Anadavally ha riportato bruciature di secondo grado su più del 40% del corpo ed è stata ricoverata al Rambam Hospital di Haifa. Il suo assistito è morto di recente, non essendo riuscito a guarire dalle ferite causate dall’esplosione.

Anadavally “seguiva il credo Hindu, mentre ora crede in Gesù Cristo”, ha detto padre Jose. Viene da una famiglia povera ed è solo lei a mantenerla: suo marito soffre di problemi al cuore e suo figlio va ancora a scuola, nella loro città natale, vicino a Kottayam. Dopo aver agito coraggiosamente, da buona Samaritana, ha detto padre Jose, Anadavally è stata in parte trascurata, ma alcuni generosi lavoratori, immigrati come lei, stanno cercando di raccogliere denaro per continuare a curarla. “Ha bisogno di aiuto e supporto”, ha ribadito padre Jose.

Secondo padre Jose ci sono circa 6.000 cattolici e 2.000 indù che migrano dall’India per lavorare in Israele, molti di loro come badanti o domestici. Ci sono anche molti immigrati provenienti da vari Paesi dell’Africa, dalla Polonia, dalle Filippine e dallo Sri Lanka. Il prete ha poi spiegato come molti immigrati si trovino ad affrontare diverse situazioni spiacevoli: sono attratti da false agenzie di collocamento, maltrattati sul posto di lavoro, ingannati da false società finanziarie o da usurai.

Ha aggiunto poi che gli immigrati nelle mani degli usurai possono contrarre debiti enormi ed essere costretti a pagare grosse somme di denaro per gli interessi mentre difficilmente riescono ad arrivare a fine mese. “Noi lavoriamo duro e contribuiamo alla comunità e all’economia locale”, ha dichiarato un lavoratore immigrato a Gerusalemme alla CNA.

Il cappellanato guidato da padre Jose è stato fondato nel 2010 per prendersi cura dei bisogni spirituali degli immigrati che vivono sotto il Patriarcato latino di Gerusalemme.

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