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La resurrezione dei dannati

David Davis

Aleteia - pubblicato il 25/02/14

A proposito della nostra preoccupazione per questi argomenti, il Salmo 37 ci dice “non ambulari in malignantibus” (“non vi affliggete a causa dai maligni”). Leggendo questo brano, sono stato spesso colpito dal consiglio sui “malvagi”; non si mette in dubbio il fatto a tutti evidente che i “malvagi” esistono e che noi siamo in grado di riconoscere il male. Inoltre, il verbo tradotto come “affliggersi” ha un significato molto incisivo in quanto la versione latina dice semplicemente che non dovremmo “camminare tra coloro che compiono azioni malvage”. Sulla Nuova Bibbia Americana troviamo “non siate irritati da coloro che fanno del male”. “Afflitti” dà un senso di preoccupazione che in “irritati” non c’è, ma anche il secondo termine rende bene l’idea. Né dobbiamo “invidiare coloro che fanno del male”. Perché no? “Loro si seccano presto, come l’erba”. Non dobbiamo “affliggerci per l’uomo che si arricchisce, un uomo che fa piani malvagi”. Ci viene detto francamente: “Coloro che fanno del male si estingueranno”. In un modo o nell’altro, la conseguenza delle cattive azioni ci colpirà com’è logico che sia. Non ci aspettiamo niente di meno, anche se i “malvagi” possono restare nei paraggi per un tempo più lungo di quanto non gli sia permesso. E la dichiarazione opposta – “Coloro che fanno cattive azioni saranno benedetti” – sembra alquanto errata. Perché? Perché è uno standard che tutti riconoscono, che sembra essere disponibile per tutti noi. Se le nostre azioni non fanno nessuna differenza nell’immediato o alla fine, non abbiamo alcun terreno in comune sul quale possiamo parlare insieme e vivere insieme.

L’inevitabile implicazione di queste istruzioni è che i “malvagi”, coloro che fanno il “male”, per così dire, “non la passeranno liscia”. Però, noi restiamo “irritati”. Siamo afflitti. Come può essere? Dal dialogo con Glaucone e Adimanto nella Repubblica, veniamo a conoscenza del fatto che gli ingiusti sembrano essere spesso elogiati e ricompensati per le loro azioni chiaramente malvagie. Anche i poeti ci dicono che coloro che fanno del male prosperano mentre i buoni sono perseguitati e uccisi. Cristo dice che più o meno le stesso cose accadono ai profeti. Noi tutti moriamo, da qui il “giudizio”, come detto nel Libro dei Maccabei.

Probabilmente, nel linguaggio moderno non c’è nessuna parola più “odiata” di “giudizio”. Perché è odiata da così tante persone, quando “giudicare” è il vero scopo delle nostre menti? Forse perché il giudizio implica che non abbiamo tutto nelle nostre mani. Noi siamo giudicati tramite alcuni standard che sono impliciti nel nostro essere. La violazione di questi standard comporta delle conseguenze, anche in questo mondo. Ciò che facciamo è rifiutare l’ordine che è stato messo nelle nostre anime e nel nostro essere per il nostro stesso prosperare in nome della nostra autorità. Ci è stato detto che nessun altro “bene”, se non quello ragionevole per la nostra natura, ci avrebbe soddisfatto. Noi sconfiggiamo questa affermazione scegliendo di vivere e governarci come vogliamo, anche quando, o forse specialmente quando, ciò che vogliamo contraddice ciò che una volta era chiamato l’ordine naturale dell’essere umano.

Queste riflessioni hanno ovviamente origine dal Vecchio Testamento. La resurrezione compare nel Nuovo Testamento, sebbene ci siano degli accenni nel Vecchio. Sicuramente, in Platone, abbiamo un fondamento razionale per l’immortalità dell’anima che ha origine dagli sforzi fatti per spiegare perché non possiamo sfuggire alla punizione dei nostri peccati, anche se siamo lodati per questi durante la nostra vita. Nella concezione cattolica della resurrezione, tutti gli esseri umani devono essere riportati alla loro integrità, anima e corpo. Ovviamente, questo risanamento è sia per quelli che salvano la loro anima, sia per quelli che non lo fanno. La prima cosa da notare è che tutte le cose incomplete cercano di completarsi, lo fanno sia coloro che vengono salvati sia i dannati. E’ la persona intera che si salva .

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religioneresurrezione
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