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Con Renzi l’Italia si scopre un Paese per giovani?

Governo Renzi

© ALBERTO LINGRIA / AFP

Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 25/02/14

Diamanti: "l'Italia non ha mediazioni: o tutti vecchi o tutti giovani"

"Non ho l’età", ha scherzato lo stesso Matteo Renzi presentandosi per la fiducia al suo governo al Senato dove occorre avere 40 anni per essere eletti, un anno in più del presidente del Consiglio. E in effetti Renzi è il più giovane capo di governo della storia della Repubblica italiana e bassa anche l’età media dell’intero esecutivo: 47 anni. Forse per affrontare le sfide che l’Italia ha davanti in questo momento tanta energia può essere d’aiuto, ma la giovinezza sembra rappresentare un difetto per molti commentatori in un "Paese per vecchi".

"Il Governo Renzi nasce debole, non basta essere giovani per avere lunga vita" titola L’Huffington Post (22 febbraio): Il grande disordine sotto il cielo – soprattutto sotto il cielo democratico – non è stato foriero di un governo eccezionale. Per carità, la compagine renziana è molto rosa, molto carina e molto giovane, ma in politica non basta l’anagrafe a garantire lunga vita".

E "Un governo di giovani, carini e sconosciuti" è la sintesi anche per la Gazzetta dello sport (24 febbraio) che ricorda come Matteo Renzi abbia formato un governo che "può vantare molti record. È il governo più giovane della storia italiana, con un’età media di 47 anni; è composto da 16 ministri (solo il De Gasperi III ne aveva di meno, 15, ma durò solo 119 giorni, dal 2 febbraio al 1° giugno 1947); è composto per metà da donne. Il ministro più vecchio è Pier Carlo Padoan, 64 anni; il più giovane Maria Elena Boschi, 33".

Eccessivamente giovanilistico è apparso anche il modo di Renzi di presentarsi al Senato, quasi in modo non rispettoso dell’austerità dell’Aula: "mani in tasca e idee chiare: lo show di Matteo ai raggi X" titola Il Giornale.it (25 febbraio) che dedica una lunga analisi al discorso del neo-premier: "È il possesso di una visione, di un’idea dell’Italia che vorrebbe («l’Italia delle opportunità, delle possibilità»), ciò che ha consentito a Matteo Renzi di presentare in un’ora e dieci minuti al Senato il programma di un governo dalle ambizioni innovative. Un discorso a braccio, tenuto con gesticolare disinvolto, a volte eccessivo, le pause dosate e l’uso di un’aggettivazione – «irreversibile», «indifferibile»". Il discorso di uno che "si compiace di sé. A tratti sul filo della strafottenza (le mani in tasca)". "Io non sono uno di voi – prosegue l’analisi -, ha voluto dire il premier incaricato, ma uno della società civile. Uno del popolo più che dei salotti e dei poteri forti" e "insomma, il messaggio finale voleva essere il seguente: signori, la prospettiva si è rovesciata, non c’è più la Casta a governare, ma uno che viene da fuori".

"Imbarazzante, nel guado, basta, lontano dalla realtà, vedremo se manterrà le promesse, sbaglia a parlare a braccio. Giuliano Ferrara in una sorta di diretta twitter massacra il discorso della fiducia di Matteo Renzi. Rondolino lo definisce senza mezze parole "imbarazzante". Mentre Gad Lerner lo definisce sfacciato ma al contempo interessante, Cerasa de Il Foglio si chiede dove troverà i soldi per mantenere tutte le promesse annunciate": l’Huffington Post (24 febbraio) raccoglie la strocatura del discorso a braccio di Renzi da parte di direttori e influencer su twitter.

In tanti sembrano ritenere che sarà difficile per Renzi tenere fede alle attese create, anche in virtù della giovinezza della compagine ministeriale: "Dopo aver creato una squadra giovane, globalmente piuttosto inesperta (L’Huffington Post 24 febbraio), Matteo Renzi è atteso alla prova del completamento del proprio governo con la scelta di un team di sottosegretari dall’alto livello di competenza, ma che non tradisca la carica innovativa che il nuovo premier ha voluto imprimere all’esecutivo. Non un’impresa semplice".

Anche per il quotidiano di approfondimento L’Indro.it (21 febbraio) "Renzi rischia con un governo di giovani". Sebbene sia molto positivo aver aumentato la rappresentanza femminile, tuttavia rimangono perplessità sulla "questione anagrafica". "L’essere giovani – sottolinea la testata web – non è un valore in sé e quindi garanzia di efficienza e competenza ma Renzi ha voluto puntare sul ricambio generazionale e solo il tempo ci dirà se i nuovi ministri rappresentano quella la ventata di novità, entusiasmo e speranza che il Paese si aspetta operando in modo nuovo e diverso (e intaccando il muro dei privilegi e dei conservatorismi italiani)".

"In questo Paese vecchio, dove a quarant’anni ci si sente e si è considerati ancora giovani. E dove ci si definisce vecchi solo dopo aver compiuto 84 anni – riflette il sociologo Ilvo Diamanti nell’articolo ‘Renzi e il mito dei giovani al governo’ su Repubblica.it (25 febbraio) -. In questo Paese, in Italia, è stato varato un governo di giovani".

Matteo Renzi è giovane "per stile e per immagine. Oltre che di età e per biografia politica personale". Infatti "nel 1992, mentre infuriava Tangentopoli, Renzi aveva 17 anni. Non era ancora maggiorenne. E oggi è spietatamente giovane. Ostenta la sua frattura generazionale, senza indulgenza per i ‘vecchi’ politici. Da rottamare senza tanti problemi. Li sfida a viso aperto, le mani in tasca, in modo sfacciato, mentre parla al Senato, prima del voto di fiducia". Ed è giovane anche il suo governo ma, per Diamanti, "a rischio di apparire impopolare e in contraddizione con me stesso, io credo che qualche ‘vecchio’, qualche tecnico o, almeno, qualche esperto, oppure, meglio ancora, qualche politico esperto e sperimentato, alla guida del Paese ci starebbe bene". Perchè questo è un Paese senza mediazioni "tutto tutto niente niente, per citare quell’osservatore acuto – e acuminato – della nostra società che si chiama Antonio Albanese. Per dirla in altro modo: tutti vecchi o tutti giovani".

Forse questo brusco ricambio generazionale in una Italia dove molti giovani sono condannati alla precarietà o a trasferirsi all’estero fa di colpo sentire tutti, a partire dai 40 anni, già vecchi. E così può capitare che Romano Prodi, il fondatore dell’Ulivo nelle cui radici affonda il Partito democratico guidato da Renzi, classe 1939, alla domanda se vede la possibilità di un suo incarico come presidente della Repubblica risponda: "No, come si dice, the game is over, la gara è finita: sono tutti giovani, tutti nuovi, quindi uno deve capire quando è il proprio tempo e quando il proprio tempo è passato" (Repubblica.it 24 febbraio).

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