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Con Renzi l’Italia si scopre un Paese per giovani?

© ALBERTO LINGRIA / AFP
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Diamanti: “l’Italia non ha mediazioni: o tutti vecchi o tutti giovani”

"Non ho l’età", ha scherzato lo stesso Matteo Renzi presentandosi per la fiducia al suo governo al Senato dove occorre avere 40 anni per essere eletti, un anno in più del presidente del Consiglio. E in effetti Renzi è il più giovane capo di governo della storia della Repubblica italiana e bassa anche l’età media dell’intero esecutivo: 47 anni. Forse per affrontare le sfide che l’Italia ha davanti in questo momento tanta energia può essere d’aiuto, ma la giovinezza sembra rappresentare un difetto per molti commentatori in un "Paese per vecchi".

 

"Il Governo Renzi nasce debole, non basta essere giovani per avere lunga vita" titola L’Huffington Post (22 febbraio): Il grande disordine sotto il cielo – soprattutto sotto il cielo democratico – non è stato foriero di un governo eccezionale. Per carità, la compagine renziana è molto rosa, molto carina e molto giovane, ma in politica non basta l’anagrafe a garantire lunga vita".

 

E "Un governo di giovani, carini e sconosciuti" è la sintesi anche per la Gazzetta dello sport (24 febbraio) che ricorda come Matteo Renzi abbia formato un governo che "può vantare molti record. È il governo più giovane della storia italiana, con un’età media di 47 anni; è composto da 16 ministri (solo il De Gasperi III ne aveva di meno, 15, ma durò solo 119 giorni, dal 2 febbraio al 1° giugno 1947); è composto per metà da donne. Il ministro più vecchio è Pier Carlo Padoan, 64 anni; il più giovane Maria Elena Boschi, 33".

 

Eccessivamente giovanilistico è apparso anche il modo di Renzi di presentarsi al Senato, quasi in modo non rispettoso dell’austerità dell’Aula: "mani in tasca e idee chiare: lo show di Matteo ai raggi X" titola Il Giornale.it (25 febbraio) che dedica una lunga analisi al discorso del neo-premier: "È il possesso di una visione, di un’idea dell’Italia che vorrebbe («l’Italia delle opportunità, delle possibilità»), ciò che ha consentito a Matteo Renzi di presentare in un’ora e dieci minuti al Senato il programma di un governo dalle ambizioni innovative. Un discorso a braccio, tenuto con gesticolare disinvolto, a volte eccessivo, le pause dosate e l’uso di un’aggettivazione – «irreversibile», «indifferibile»". Il discorso di uno che "si compiace di sé. A tratti sul filo della strafottenza (le mani in tasca)". "Io non sono uno di voi – prosegue l’analisi -, ha voluto dire il premier incaricato, ma uno della società civile. Uno del popolo più che dei salotti e dei poteri forti" e "insomma, il messaggio finale voleva essere il seguente: signori, la prospettiva si è rovesciata, non c’è più la Casta a governare, ma uno che viene da fuori".

 

"Imbarazzante, nel guado, basta, lontano dalla realtà, vedremo se manterrà le promesse, sbaglia a parlare a braccio. Giuliano Ferrara in una sorta di diretta twitter massacra il discorso della fiducia di Matteo Renzi. Rondolino lo definisce senza mezze parole "imbarazzante". Mentre Gad Lerner lo definisce sfacciato ma al contempo interessante, Cerasa de Il Foglio si chiede dove troverà i soldi per mantenere tutte le promesse annunciate": l’Huffington Post (24 febbraio) raccoglie la strocatura del discorso a braccio di Renzi da parte di direttori e influencer su twitter.

 

In tanti sembrano ritenere che sarà difficile per Renzi tenere fede alle attese create, anche in virtù della giovinezza della compagine ministeriale: "Dopo aver creato una squadra giovane, globalmente piuttosto inesperta (L’Huffington Post 24 febbraio), Matteo Renzi è atteso alla prova del completamento del proprio governo con la scelta di un team di sottosegretari dall’alto livello di competenza, ma che non tradisca la carica innovativa che il nuovo premier ha voluto imprimere all’esecutivo. Non un’impresa semplice".

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