Aleteia logoAleteia logo
Aleteia
giovedì 26 Novembre |
Beato Giacomo Alberione
home iconStile di vita
line break icon

L'eremo non è isolamento, ma vita vissuta

© Public Domain

Roberta Sciamplicotti - Aleteia - pubblicato il 24/02/14

Nella sua vita ritirata, Adriana Zarri ha dato un nuovo significato a lavoro e preghiera

Adriana Zarri, “teologa, scrittrice, attenta osservatrice della nostra realtà politica ed ecclesiale, impegnata nelle grandi battaglie civili della storia recente del Paese”, scelse dal 1975 di ritirarsi in campagna abbracciando una forma di vita eremitica, coltivando la terra, occupandosi degli animali e scrivendo.

Informandone con una lettera gli amici, sentì il bisogno di difendere la sua scelta da due possibili malintesi: che la preghiera, vissuta così radicalmente, potesse essere vista “come qualcosa di alienante, in antitesi a una piena partecipazione alle cose del mondo”, e che il ritirarsi dopo decenni di lotte e battaglie nell'arena pubblica potesse essere letto, dato il “clima restauratore” del momento, come un abbandono del campo per “delusione e stanchezza” (Mosaico di pace, febbraio 2014).

Quanto al primo punto, la Zarri sottolineava che la preghiera “è la contestazione più profonda di questo nostro mondo utilitario, in quanto mette in crisi non già le forme d'espressione in cui si manifesta, ma il modello antropoculturale che le esprime: un modello essenzialmente efficientistico, privo di quegli spazi di fantasia, di poesia, di gratuità su cui si innesta appunto la preghiera”. Circa il deserto, indicava che in esso “si entra, si cammina, ci si immerge, assumendo la storia e i problemi di tutti. Impegnandosi e lottando contro le alienazioni di questo mondo” (Zarri, A., Un eremo non è un guscio di lumaca, Torino 2011, pag. 197).

La sua decisione non derivava dalla stanchezza. “Nel silenzio non si entra per stanchezza”, affermava; “per stanchezza ci si chiude nel mutismo, che è tutt'altra cosa. Né io sono delusa da Dio, anche se posso esserlo di qualche uomo che tuttavia non può soffocare la speranza, alimentata dallo Spirito”.

Dopo qualche anno raccolse su richiesta dei suoi lettori in un libro le lettere dall'eremo già pubblicate ogni quindici giorni sulla rivista “Rocca”.

Nell'eremo la vita non era facile, ma la Zarri era “nella pace, quella pace simile a un lago profondo e appena increspato in superficie, che niente ha a che fare con la pace mondana del quieto vivere e dell'evitamento”.

Si manteneva lavorando, e in condizioni non facili: “agosto insopportabilmente caldo, gennaio freddissimo, le zanzare torturano, l'attività della fienagione stanca sul serio, l'acqua spesso gela nella stalla e si è costretti a intervenire con il martello. Un lavoro tosto e scarsamente remunerativo, ma”, scriveva Adriana, “il monachesimo, più o meno consciamente, forse ha intuito che, nell'armonia che si ritesse tra l'uomo e l'universo, il lavoro è un momento forte di dialogo”, perché uno dei frutti della vita monastica è proprio “un grande senso di armonizzazione con le cose; e forse un altro è la scoperta e il gusto del lavoro”.

Anche la preghiera veniva “modificata”: “Mi abbandono alla preghiera personale, senza formule fisse: parole che si smorzano spesso nel silenzio. Neanche sempre in cappella, sovente fuori, stesa sull'erba, immersa nelle cose e nella vita (e gli animali che mi camminano sopra, mi s'accucciano addosso, come un abbraccio caldo di pelo e di respiro). La preghiera non riesuma antichi testi ma è immersa nel mio oggi”.

Alla fine del suo resoconto di vita eremitica, Adriana concludeva: “… appena il nome, per chi voglia cercarmi tra le tombe, e sotto: 'Completa la sua resurrezione'. Ma non è necessario cercarmi. Mi basta il ricordo dell'erba che non mancherà di rinverdirmi. E non portatemi fiori: fioriranno le viole”.

Adriana Zarri (San Lazzaro di Savena 1919 – Crotte di Strambino 2010) prese molto giovane i voti nella Compagnia di San Paolo a Milano. Ne uscì dopo qualche anno, continuando ad approfondire gli studi di teologia, collaborando con riviste specializzate e tenendo conferenze in giro per l'Italia. È stata definita una teologa di linea conciliare molto prima del Concilio Vaticano II. Dal 1975 ha vissuto da eremita, prima in una cascina del Canavese, poi a Crotte, vicino Ivrea. È autrice di scritti teologici – “La Chiesa nostra figlia” (1962); “Impazienza di Abramo” (1964); “Nostro Signore del deserto (1978); “Erba della mia erba” (1981) – e di romanzi, tra cui “Vita e morte senza miracoli di Celestino VI” (2008).

Tags:
eremitapreghiera
Sostieni Aleteia

Se state leggendo questo articolo, è grazie alla vostra generosità e a quella di molte altre persone come voi che rendono possibile il progetto evangelizzatore di Aleteia. Ecco qualche dato:

  • 20 milioni di utenti in tutto il mondo leggono Aleteia.org ogni mese.
  • Aleteia viene pubblicato quotidianamente in otto lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, arabo, polacco e sloveno.
  • Ogni mese, i nostri lettori visionano più di 50 milioni di pagine.
  • Quasi 4 milioni di persone seguono le pagine di Aleteia sui social media.
  • Ogni mese pubblichiamo 2.450 articoli e circa 40 video.
  • Tutto questo lavoro è svolto da 60 persone che lavorano full-time e da altri circa 400 collaboratori (autori, giornalisti, traduttori, fotografi...).

Come potete immaginare, dietro questi numeri c'è un grande sforzo. Abbiamo bisogno del vostro sostegno per poter continuare a offrire questo servizio di evangelizzazione a tutti, ovunque vivano e indipendentemente da quello che possono permettersi di pagare.

Sostenete Aleteia anche solo con un dollaro – ci vuole un minuto. Grazie!

Preghiera del giorno
Oggi festeggiamo anche...





Top 10
Paola Belletti
Lucia Lombardo, dall'esoterismo alla fede in ...
COUPLE
Juan Ávila Estrada
Matrimonio: voglio amare il mio coniuge, ma n...
WSZYSTKICH ŚWIĘTYCH
Gelsomino Del Guercio
8 modi per aiutare e liberare le anime del Pu...
Aleteia
Preghiera a santa Rita da Cascia per una caus...
WOJTYLA
Teologia del corpo and more
La vera rivoluzione sessuale fu quella del ve...
KONTEMPLACJA
Mercedes Honrubia García de la Noceda
Accetto la separazione con speranza, per amor...
Gelsomino Del Guercio
Il Papa donò un rosario a Maradona. E lui dis...
Vedi di più
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni