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Campagna pubblicitaria aggressiva per estendere l’eutanasia

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James Emery

Alfa y Omega - pubblicato il 24/02/14

Monsignor Ignacio Carrasco de Paula, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita

L'approvazione dell'eutanasia infantile in Belgio dimostra che la tolleranza nei confronti di qualsiasi omicidio volontario porta a “un crollo morale incontrollabile”, ha affermato il Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, monsignor Ignacio Carrasco de Paula.

Si può parlare di un'offensiva internazionale per estendere l'eutanasia?

Penso di sì, nel senso che esiste una campagna pubblicitaria molto aggressiva, coerente con la linea editoriale di potenti mezzi dell'opinione pubblica che però non riflettono la realtà. La legalizzazione dell'eutanasia in età pediatrica conferma la dottrina del “terreno pericoloso”: ci sono decisioni – come la tolleranza nei confronti di qualsiasi tipo di omicidio volontario – che rappresentano un punto di partenza per un crollo morale incontrollabile. L'etica si costruisce e si applica con la testa e con il cuore. Purtroppo è difficile capire quando il cuore perde la capacità di discernere tra il bene e il male.

Papa Francesco non si stanca di denunciare la cultura dello scarto. Il Santo Padre è preoccupato per questa mentalità per la quale la vita con la malattia, l'handicap o la sofferenza non vale la pena di essere vissuta?

Penso che l'espressione “cultura dello scarto”, introdotta dal Santo Padre Francesco, sia un nuovo modo di parlare della cultura della morte. Questa espressione dimostra che le minacce contro la vita umana – malata o sana – sono collegate a certe abitudini o a certe mode. È la cultura utilitaristica dell'usare e gettare via trasferita dal mondo commerciale alle relazioni umane.

Perché non accettare l'eutanasia nel contesto dell'esercizio della libertà individuale, nel caso in cui venissero eliminati tutti gli abusi?

La dichiarazione principale della Chiesa cattolica sull'eutanasia (Iura et bona, 1980) inizia definendo questo atto per ciò che è: un omicidio deliberato. L'aspetto caratteristico dell'eutanasia è la volontà di uccidere. Questo è ingiustificabile. Come medico, ho conosciuto malati che si ribellavano alla morte e malati che la desideravano, ma mai uno solo che la esigesse.

L'eutanasia non è una questione clinica, anche se capisco che ci siano medici che vacillano di fronte alla pressione di quanti non vogliono credere in nulla. La World Medical Association (più di cento Collegi Medici nazionali) ribadisce tutti gli anni nella sua assemblea annuale l'incompatibilità tra medicina ed eutanasia. La medicina offre al giorno d'oggi qualcosa di più di una semplice alternativa: una fiducia reale, una palliazione compassionevole, una cura efficace del dolore – esclusi rari sintomi refrattari – e l'accompagnamento sereno del paziente incurabile.

Cosa fa la Chiesa per offrire alternative all'eutanasia?

La Chiesa non ha tra le sue priorità la lotta frontale all'eutanasia. La Chiesa evangelizza, parla di un Dio che ci ama anche nell'assurdo del dolore, parla di un Salvatore – Gesù Cristo – che è morto e risorto, di una vita – la nostra – che è in cammino verso l'eternità. Nella Chiesa vive la speranza. No, la morte non è mai l'ultima parola.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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