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Xellbiogene: l’Italia oggi è più indipendente nella produzione delle staminali

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Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 21/02/14

Da una joint venture tra il Bambino Gesù e il Gemelli di Roma nasce un laboratorio destinato alla sperimentazione dei farmaci biotech

Il mondo cattolico dà un calcio ai pregiudizi. Sconfessando il solito preconcetto secondo il quale esista un’incompatibilità essenziale tra etica e ricerca scientifica, i due grandi ospedali cattolici del Bambino Gesù e del Policlinico Gemelli di Roma hanno costituito una società che gestirà laboratori di ricerca e di produzione di cellule staminali, in particolare a scopo rigenerativo ma in generale per tutti i tipi di terapie cellulari in tanti settori della medicina, tra i quali la cardiologia, l’oncologia e la medicina rigenerativa. Al fine di studiare e creare procedure per la creazione di nuovi trattamenti che utilizzano componenti del nostro corpo, i due grandi istituti metteranno in comune le loro risorse, finanziarie e intellettuali, nell’attesa di creare un ciclo di autofinanziamento basato sulla vendita all’estero. Ce ne hanno parlato Rocco Bellantone, preside della Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica di Roma e vicepresidente di Xellbiogene, e Giovanni Scambia, docente di Ginecologia e Ostetricia presso lo stesso istituto accademico, e membro del comitato scientifico che valuterà, tra le altre cose, il valore etico delle sperimentazioni.

Quando entrerà a regime l’attività del laboratorio?

Bellantone: Diciamo che bisognerà completare i lavori, e poi ci sarà da attendere il rilascio delle varie autorizzazioni. Si spera subito dopo l’estate di arrivare pienamente a regime.

Ci descrive la natura delle ricerche che saranno effettuate lì?

Bellantone: Dei due progetti che sono stati presentati finora, il primo è un lavoro che tramite le cellule staminali midollari dello stesso individuo sta cercando di procurare una rigenerazione cardiaca nei soggetti che hanno avuto un infarto. Lei sa che la mortalità per infarto è molto scesa ultimamente, perché si può fare precocemente la rivascolarizzazione. Però è ovvio che in quei minuti o ore in cui il sangue non è arrivato, alcune parti del cuore vanno in necrosi: per questo, con queste cellule si vuol rigenerarle e far sì che anche quella parte lesa dall’ischemia possa funzionare normalmente. Il secondo discorso riguarda malattie come le leucemie dei bambini, per le quali al Bambin Gesù c’è grande esperienza, in particolare con il professor Locatelli: questi laboratori consentiranno delle terapie per il trapianto di midollo e quindi delle chemioterapie ad alte dosi, con molta maggiore sicurezza. Questa è l’attualità. Il sogno futuro è quello di arrivare a poter rigenerare e quindi sostituire tessuti malati con queste cellule staminali, che sono già presenti nel nostro organismo e sono capaci di diventare poi qualsiasi cellula. E poi svilupperemo delle terapie geniche: cioè di fronte ad alcune malattie genetiche molto gravi l’idea è quella di poter cambiare il genoma di questi pazienti e poterli salvare da queste malattie. Queste sono le sfide future.

Prima di questo laboratorio, come si procedeva in Italia nelle ricerche biotech?

Bellantone: Finora gran parte di queste cose era fatta in laboratori esteri, perché in Italia non ci sono strutture di questo tipo. E questo comporta intanto dei costi enormi, per l’acquisto dei farmaci e delle ricerche. In secondo luogo, e cosa ancora più grave, comporta un ritardo nella somministrazione ai pazienti, mentre è ovvio che chi produce queste terapie è in grado di poterle subito utilizzare nelle due grandi strutture, appunto il Gemelli e il Bambino Gesù. Per questo abbiamo deciso di adottare il termine che usano gli inglesi: “dal laboratorio al letto del malato”. L’idea è che questo Centro possa accorciare al massimo i tempi, che a volte sono anche di anni, da quando un farmaco prodotto in un laboratorio straniero diventa disponibile per l’uso clinico, a quando poi possiamo utilizzarlo noi. Se lo produrremo noi, potremo utilizzarlo immediatamente.

In generale, il nostro Paese a che punto è nella ricerca sulle staminali?

Bellantone: La nostra ricerca è ottima. Purtroppo questa ricerca deve essere effettuata in collaborazione con Centri esteri, e questo provoca le complicazioni che le dicevo prima, economiche e il ritardo di applicazione. Come al solito, abbiamo grandi cervelli e poche strutture.

Xellbiogene segna l’inizio di una nuova era?

Bellantone: Sì, diciamo che stiamo avendo anche un po’ di coraggio, perché finanziamenti non ce ne sono, ed un Centro di questo genere ha anche dei costi molto alti. Per questo l’idea è anche quella di vendere queste procedure, oltre ad utilizzarle per i nostri malati, ad altre strutture. Invece di acquistarle all’estero, vorremmo essere noi a vendere e con questo rifinanziare la ricerca. Da un punto di vista cattolico, le faccio un discorso che amo ripetere: più noi scopriamo cose nuove dentro il nostro organismo, più – come dice Papa Francesco – ci accorgiamo della meraviglia della natura. Quindi, contrariamente a quello che qualcuno va dicendo, che gli scienziati cattolici possono essere limitati nella ricerca, avviene il contrario: si va sempre di più a scoprire questa cosa meravigliosa che è il nostro organismo creato da Nostro Signore. Questo rafforza la nostra fede e ci spinge sempre più verso la ricerca del nuovo.

Professor Scambia, un laboratorio di questo tipo costituisce un’assoluta novità per l’Italia?

Scambia: Sicuramente è un’iniziativa nuova, nel senso che non esiste un’iniziativa di queste proporzioni. Ci sono delle altre società che possono far parte di questo lavoro, ma di queste proporzioni credo che in Italia non esista.

In che senso il comitato a cui lei partecipa si occuperà dell’aspetto etico della ricerca biotech?

Scambia: L’iniziativa nasce da due istituzioni che sono ovviamente allineate sui principi dell’etica cattolica. Noi come comitato scientifico ovviamente proporremo e accetteremo le proposte che sono in linea con queste direttive etiche. Esistono poi, come in tutte le situazioni, comitati etici anche presso l’Università cattolica e presso il Bambino Gesù, che controlleranno eventuali sperimentazioni che verranno proposte.

Il passaggio dai “risultati del laboratorio al letto del paziente” che tempi prevede?

Scambia: Guardi, è imprevedibile, ed è legato soprattutto al settore di cui parliamo. Certamente ci sono dei settori in cui le terapie cellulari sono già potenzialmente sul letto del paziente, o possono arrivarci in pochissimo tempo. Ci sono delle situazioni in cui questo richiede dei tempi più lunghi, ma comunque l’importante è capire che la finalità di Xellbiogine è proprio quella di trasferire le idee dei ricercatori delle nostre istituzioni ma anche dei ricercatori esterni al letto del paziente. Nasce per questo. È una potenziale fabbrica che in maniera assolutamente controllata produrrà e potrà trasformare le idee che i ricercatori applicano in piccola scala e magari in modelli sperimentali su scala più grande e nell’umano.

Come sarà strutturato questo laboratorio?

Scambia: In linea di massima la società ha due sedi di produzione, di laboratori, uno all’Università Cattolica e uno nei laboratori del Bambino Gesù a San Paolo, e il numero dei ricercatori all’inizio sarà commisurato con le attività che avremo, ma credo che nel giro di poco dovrebbero diventare molti.

Le staminali ormai sono un percorso affermato nella medicina italiana?

Scambia: Certo. Come tutte le cose lo vedremo meglio in futuro, ma se uno dovesse scommettere su qualcosa, queste sarebbero probabilmente al primo posto.

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cellule staminalimedicina
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