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Sei troppo mammone? Il tuo matrimonio può essere dichiarato nullo

© Public Domani
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La dipendenza patologica dal genitore è segno di mancanza della libertà, condizione necessaria della validità di ogni matrimonio

Per un figlio mammone, la moglie è solo un sostituto della madre. Intendiamoci, la cosa vale anche nel caso di una figlia, anche se in Italia è il primo esempio quello più frequente. E quel legame patologico può essere, a termine di Diritto Canonico, giusta causa per dichiarare nullo un matrimonio. La sottolineatura arriva da monsignor Paolo Rigon, vicario giudiziale del Tribunale ecclesiastico ligure, che ne ha parlato durante l’inaugurazione dell’Anno giudiziario. Anche il cardinale Angelo Bagnasco, moderatore del Tribunale in qualità di arcivescovo di Genova e presidente della Cei, ha approfondito il concetto, sviluppando il concetto di dipendenza e, soprattutto, mostrando che la Chiesa è tutt’altro che favorevole a un genere di legame tra genitore e figlio che, se non maturato con lo sviluppo dell’individuo, diventa dannoso. Soprattutto lo diventa per la coppia che quel figlio va a formare. Ne ha parlato ad Aleteia, Hector Franceschi ordinario di Diritto Matrimoniale Canonico presso la Pontificia Università della Santa Croce, di cui è anche Vice Rettore, e giudice del Tribunale di Prima Istanza del Vicariato di Roma.

Come giudica l’enunciazione che arriva dal Tribunale ecclesiastico ligure?

Franceschi: Dobbiamo innanzitutto chiederci se quest’affermazione introduca una novità, nel sostenere che il mammismo può rendere nullo un matrimonio. Io direi di no. Come giudice, infatti, in più di un’occasione ho avuto a che fare con cause di nullità nelle quali, pur senza parlare esplicitamente di “mammismo”, era in questione l’incapacità psichica: in quei casi, tramite anche la perizia di uno psichiatra o di uno psicologo, emergeva spesso non che c’era semplicemente una dipendenza troppo forte dalla madre, ma che quel mammismo patologico costituiva un vero e proprio disturbo di personalità. Spesso queste sono situazioni che gli psichiatri attribuiscono ad un periodo che risale alla prima adolescenza. In molti di questi casi quella dipendenza è quella che fa nascere un cosiddetto disturbo dipendente di personalità, e quindi una dipendenza psicologica dal padre o dalla madre. Nelle cause che io ho avuto tra le mani, almeno qui in Italia, è più frequente la dipendenza patologica del figlio verso sua madre. Forse la causa è una madre troppo possessiva che crea una personalità molto insicura, un ragazzo sempre in ricerca dell’approvazione della madre e che non riesce a prendere una decisione liberamente. Questa è una situazione che si vede già al momento del matrimonio, ci sono segni visibili di quella dipendenza patologica. Spesso poi esplode chiaramente quando comincia quella gara tra la povera sposa e la madre di lui. In quei casi alle volte quello che ho riscontrato era un’ingerenza indebita che porta al fallimento dell’unione, perché la stessa madre o il figlio che non vuole staccare il cordone ombelicale che lo lega a lei, non hanno saputo gestire quel problema. Altre volte invece si tratta di una vera e propria patologia, che rende la persona incapace di assumere la condizione coniugale nei suoi elementi essenziali, e che cerca nella moglie un sostituto della madre. Nella gara tra figlia e madre, del resto, quasi sempre vince la madre che ha l’esperienza dalla sua.

Com’è strutturato una processo di nullità del matrimonio?

Franceschi: Di solito, non sempre, quando si vede una possibile causa di nullità, il coniuge che vorrebbe sapere se il suo matrimonio era nullo si rivolge al tribunale regionale. In Italia per le cause matrimoniali, anziché averne uno in ogni diocesi, è stato costituito un tribunale in ogni regione. Questo è quello che si definisce “il livello di domanda”, nel quale la persona espone brevemente i fatti e i motivi per i quali chiede che venga dichiarata la nullità del matrimonio. Non potrà mai chiederlo “per mammismo”, chiaramente, perché questo termine non indica una causa di nullità; questa può essere solo giuridica, e allora potrebbe essere “per incapacità di assumere gli obblighi essenziali di matrimonio”, per una “causa psichica”, ad esempio. Allora il tribunale studia, sente le parti, i testimoni. In questa fase chiede anche la perizia di un esperto che faccia diverse visite al presunto incapace, con dei test diagnostici, e poi dà un suo parere tecnico sull’esistenza di una patologia psichica, se è precedente al matrimonio, in quale modo ha intaccato la libertà della persona, ecc. I giudici che in Italia sono sempre tre, formano un collegio che decide se consta la nullità o non consta. Di seguito si deve andare necessariamente alla seconda istanza, cioè ad un tribunale superiore, che dovrà confermare o no la sentenza di prima istanza. Perché la sentenza sia “esecutiva”, perché il matrimonio sia effettivamente nullo e i coniugi si possano risposare, ci vuole la seconda istanza che confermi la prima. Solo quando non la conferma si va alla terza istanza, che è la Rota Romana.

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