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La buona novella del Vangelo è per tutti, anche per i LGBT

AFP PHOTO/Jewel Samad
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Non sono “il nemico”, ma persone che hanno bisogno di sentir parlare dell'amore di Dio

Non possiamo negarlo: i profondi e rapidi cambiamenti etici che ha subito il mondo negli ultimi anni e quelli che subirà a causa della forte pressione che si esercita sulla cultura, sui mezzi di comunicazione e sulla politica, che cerca demagogicamente di difendere i diritti di tutti i cittadini, pongono noi cristiani di fronte a nuove sfide di evangelizzazione.

Ciò che un tempo si credeva potesse dare risultati, come anatemizzare, condannare, scomunicare, oggi non è altro che un motivo di scherno per quanti ci vedono come una piccola ridotta oscurantista che deve essere espulsa dalla storia della società il prima possibile per lasciare spazio a un mondo di libertà assoluta in cui governi un’etica relativista. Oggi siamo visti come gli ostacoli principali al “progresso” dell’umanità e al riconoscimento totale di minoranze che negli ultimi tempi si sono fatte sentire in modo potente e attraverso il potere politico sono riuscite non solo a farsi spazio nella storia, ma anche a far sì che si rivedano concetti che prima avevamo apparentemente chiari, come quelli di famiglia, identità sessuale, ecc., che oggi provocano molta confusione in quanti li trattano.

Temi come l’eutanasia, l’ideologia di genere e l’adozione da parte di coppie omosessuali pongono noi cristiani di fronte a una nuova sfida per trovare il modo adatto per poter raggiungere un dialogo aperto e rispettoso con quanti difendono tutti questi temi senza che si sentano attaccati e non rispettati, e per poterli portare a un ripensamento che permetta loro di riscoprire se stessi come persone create da Dio.

È noto che quando la nozione di trascendente scompare dal nostro intelletto cerchiamo di rispondere alla domanda “Chi è l’uomo?” in modo assurdo, il che fa sì che abbiamo una concezione di noi stessi errata come è errata l’etica che ne deriva. Non siamo di fronte a nemici della Chiesa. Credo piuttosto che siamo di fronte a persone che snaturano la verità, e quando questa cade nel soggettivo allora ciascuno può pensare a se stesso nel modo che preferisce e avere condotte conformi a questo modo di pensare.

Non possiamo continuare a guardare agli abortisti o ai promotori di certe ideologie come a nemici a cui porre fine. Credo invece che ci troviamo davanti a un nuovo scenario mondiale in cui come credenti dobbiamo restare con le nostre lampade alzate per riuscire a reindirizzare l’uomo contemporaneo verso una nuova esperienza di Dio.

Sono assolutamente convinto che abbiamo bisogno del coraggio di evangelizzare movimenti che prendono sempre più forza, che sono usciti dall’“armadio” (come si dice in genere) per mettersi in vetrina e vendersi come un’alternativa di vita. Non possono vederci come i loro aguzzini, né noi possiamo considerarli nostri avversari. Sono figli di Dio, e in quanto tali hanno bisogno di chi annunci loro la bellezza del Vangelo. Tutto indica che il protagonismo di questi gruppi sarà sempre più forte, visto che fanno apertamente incursione nella politica, nell’arte, nei mezzi di comunicazione e nell’economia e non sono più semplici spettatori che si lasciano giudicare ma ritengono di avere qualcosa da dire al mondo.

La grande ondata che si è sollevata come uno tsunami e che punta a produrre un nuovo diluvio interessa tutti i ceti. Ora il mondo non vuole parlare di due sessi ma di una grande varietà di essi, che possono arrivare a 50, e si ritiene che il linguaggio debba cambiare e che oggi non si debba parlare di maschio e femmina ma di genere maschile e femminile, che non sarebbe altro che il puro apprendimento di condotte imposte dalla società che non farebbero però parte della nostra condizione sessuata e differenziata tra uomo e donna.

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gender
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