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Cosa fare quando i figli si allontanano da Dio

© DR
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È controproducente che i genitori li costringano alla pratica religiosa

Preoccupa enormemente i genitori quando i figli adolescenti o giovani assumono un atteggiamento negativo nei confronti di Dio, tenendo conto che in casa sono stati trasmessi loro valori religiosi e che anni dopo, quando raggiungono un po’ di autonomia, libertà e ragione, decidono di rifiutare tutto ciò che rappresenta Dio.

Quando nelle famiglie si presenta questa situazione, alcuni genitori possono reagire in modo coercitivo costringendo il figlio ad assistere alla Messa o alle varie celebrazioni religiose. Altri opteranno per permettere che si allontani e che egli stesso torni in seguito a incontrarsi con Dio.

Partendo dal fatto che la situazione non è semplice, ciò che conta è agire in modo da impedire che questo allontanamento aumenti, perché molte volte la reazione dei genitori fa sì che i figli si allontanino ancor di più.

Prima di spiegare cosa fare quando si verifica questa problematica, bisogna analizzare alcuni fattori:

La fede ha varie tappe

La fede ha un ciclo naturale nella vita dell’essere umano. Come spiegava padre Calixto nel suo articolo per il quotidiano El Colombiano, “il nostro vivere religioso attraversa quattro tappe: prima la fede della Prima Comunione; in seguito quella che viviamo durante l’adolescenza, piena di incertezze e di alti e bassi; un’altra che sfuma e può morire nell’età adulta, e poi forse una quarta: la fede recuperata, quando aiutiamo i figli nei loro compiti di religione”.

La ribellione, caratteristica degli adolescenti

In questo periodo della vita, gli esseri umani attraversano una tappa di anticonformismo e un voler cambiare lo statu quo. Molte volte non sanno neppure contro cosa si stanno ribellando, ma è questa ricerca di identità che ruota nella loro mente, che spinge a destabilizzare tutto ciò che li circonda, anche i propri genitori. Ci sono casi in cui non si ribellano contro Dio ma contro i genitori, che durante l’adolescenza diventano per loro una minaccia costante.

Se comprendiamo questo contesto, possiamo renderci conto del fatto che la base del problema è un’altra e non deve essere necessariamente Dio.

Cattive influenze

Una persona vicina a nostro figlio può fare le veci di colui che mette in discussione la fede. Non dimentichiamo che durante l’adolescenza e/o la giovinezza gli amici sono le persone che hanno più influenza sui nostri figli. E una cattiva amicizia può fare grande danno. Quando verifichiamo un certo rifiuto per la religione da parte di nostro figlio, iniziamo a indagare sui suoi amici, conosciamoli, invitiamoli e a casa e magari cerchiamo di avere qualche contatto con la loro famiglia.

Se constatiamo che il problema è questo, non proibiamo quell’amicizia, perché l’unica conseguenza sarebbe entrare in guerra con nostro figlio. Dovremo usare altre tattiche più sottili che lo allontanino da quella persona.

Il controllo estremo

Non sono più bambini, e questo deve essere molto chiaro. Sono cresciuti e sono persone che possono ragionare e scegliere, e hanno il potere decisionale, pur essendo ancora immaturi. Quando esercitiamo un controllo estremo sui nostri figli, questo si può rivoltare contro di noi. A questa età, si presuppone che li abbiamo educati nei valori e confidiamo nell’educazione che abbiamo impartito loro nel corso degli anni. Non è quindi raccomandabile obbligarli né imporre loro la religione, perché finirebbero per opporsi ad essa.

Che fare allora?

  • Accompagnarli, non lasciarli mai soli. Non inganniamoci. Quando noi stessi siamo passati per la tappa adolescenziale possiamo aver provato inquietudine e ribellione. Facciamo quindi uno sforzo per comprendere nostro figlio e accompagnarlo in questo processo.
  • Niente rimproveri e sgridate. Anche se sappiamo che nostro figlio sbaglia, non è motivo per rimproverarlo o fare commenti che lo facciano stare male. Questo tema non deve diventare un tormento né uno spazio per le sgridate. Il dialogo tranquillo e positivo darà migliori risultati.
  • Il nostro esempio e la nostra coerenza. Non c’è miglior educatore dell’esempio. Dobbiamo essere coerenti con la Parola di Dio e far sì che le nostre azioni siano conformi a ciò che professiamo. Se i nostri figli vedono che trattiamo bene le persone, che siamo onesti, rispettosi, responsabili, pazienti, caritatevoli, amorevoli, coglieranno il messaggio e finiranno per accettare i benefici derivanti dal fatto di avere Dio nella vita.
  • Parlare loro positivamente di Dio, come di un amico, non un castigatore. Dobbiamo trasmettere ai figli l’insegnamento di Dio in modo positivo, perché il Signore ama tutti e perdona i nostri errori. Presentiamo loro Gesù come amico, compagno, protettore.
  • Pregare per i nostri figli. La cosa migliore che possiamo fare è infine pregare per i nostri figli, affidarli alla Vergine Maria perché si avvicinino di nuovo al Signore.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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