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Corea del Nord. Un nuovo terzo reich?

© KNS / KCNA / AFP

Aleteia | Feb 20, 2014

“Loro vedono che sono un prete e quando mi chiedono di dire una preghiera io la dico con loro. Gli incontri si svolgono nei reparti. Di solito sono presenti due o tre persone alla volta. Sono autorizzato a dire quello che voglio.

Al sacerdote non è permesso, però, parlare di politica o di religione in quanto tale. Se gli chiedono di questioni religiose può rispondere, ma non può porle come argomento.

“Penso che l’esempio sia molto più importante delle parole. Come sta dicendo il Santo Padre, occorre essere semplici e umili. Pensare ai poveri è esattamente la mia missione. E questo perché stare con la gente che soffre è stare con Cristo, perché Lui è lì con loro, davvero. Stare con loro: è questo che la Chiesa ci chiede.

I cristiani in Corea del Nord? Padre Hammond riporta i dati del Governo: circa 3mila cattolici su 23 milioni di abitanti.

Ma non c’è in alcun modo una presenza visibile della Chiesa. All’inizio della Guerra di Corea, iniziata nel giugno del 1950, tutti i vescovi, i sacerdoti, le suore e i catechisti sono stati arrestati o uccisi. Tutto è stato bombardato: ci sono state più bombe sganciate sulla Corea del Nord che in tutta Europa durante la Seconda guerra mondiale.  

La cosa che lo impressiona di più quando va a Pyongyang – afferma Hammond – è vedere le facce dei pazienti appena dopo aver preso il farmaco contro la tubercolosi. “Dopo un attimo stanno già meglio. E si accorgono che qualcuno si è interessato a loro.

Il rapporto dell’ONU contro la Corea del Nord

Il rapporto presentato dal presidente della commissione d’inchiesta dell’ONU e diffuso a Ginevra lo scorso lunedì è inequivocabile: La Corea del Nord è colpevole di moltissimi crimini contro l’umanità, attraverso “violazioni sistematiche, diffuse e gravi dei diritti umani”.

Il documento di 372 pagine raccoglie le testimonianze di circa 320 persone, tra cui ex detenuti dei famosi campi per prigionieri politici, di cui il regime di Pyongyang nega l’esistenza ma le immagini satellitari provano tuttavia che sono operativi.

Secondo gli investigatori, da 80mila a 120mila persone sono attualmente prigioniere in questi quattro grandi campi.

Lo stesso documento riporta che nei campi centinaia di migliaia di persone sono decedute in condizioni atroci: “privazioni deliberate di cibo, lavori forzati, esecuzioni, torture, privazione del diritto di riprodursi attraverso punizioni, aborti forzati e infanticidi”. Secondo gli esperti, questi crimini sono addirittura paragonabili con i crimini perpetrati dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il giudice australiano Michael Kirky, presidente della commissione, ha l’intenzione di presentare una causa davanti alla Corte Penale Internazionale o ad un tribunale ad hoc, affermando che “la gravità, l’ampiezza e la natura di queste violazioni mostrano un paese senza alcun equivalente nel mondo attuale”.

Se la condanna è unanime fra i paesi dell’ONU, il sostegno della Cina al suo vecchio alleato potrebbe impedire l’appello alla CPI. Diverse associazioni a favore dei diritti umani hanno esortato la Repubblica popolare a non opporre il suo veto e gli investigatori avvertono Pechino che potrebbe essere accusata di “complicità di crimini contro l’umanità” se rimandasse gli esiliati in Nord Corea, che subirebbero atti di tortura, aborti forzati e esecuzioni sommarie. 

I campi nella Corea del Nord sono stati responsabili di oltre 1 milione di morti tra 1948 e 1987. 
Ecco cosa è successo negli ultimi mesi nel regime:

Trucidata la ex del dittatore (03/09/2013)

Hyon Song-wol, cantante di un gruppo musicale nordcoreano ed ex fidanzata di Kim Jong-un, sarebbe stata arrestata e fatta ammazzare con una raffica di mitragliatrice insieme a una decina di suoi colleghi, colpevoli di aver girato dei film porno e averli poi venduti clandestinamente in Cina.

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