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Dieci motivi per cui amo essere maschio

© Public Domain

don Fabio Bartoli - La Fontana del Villaggio - pubblicato il 19/02/14

Un divertente decalogo che ci fa riflettere sulla complementarietà delle differenze tra l'uomo e la donna

“Tu non mi capisci!” Di solito nelle liti di coppia questo è il rimprovero finale, quello che pone termine ad ogni discussione. Normalmente è la donna a dirlo all’uomo. Ed è giusto, perché l’uomo ha il compito istituzionale, assegnatogli dalla natura, di capirla.

La donna accoglie senza capire, lei non ne ha bisogno, intuisce.

L’uomo invece deve capire, perché deve servire. E per servire, diversamente che per accogliere, è necessario interpretare i gusti e i desideri dell’altro, prevenirli se possibile. Posso accoglierti in silenzio, ma non potrò mai servirti in silenzio. A volte parlerò con le mani anziché con la lingua, ma sempre dovrò fare qualcosa.

Accogliere è un essere, servire è un fare, e non si può fare senza capire, pena fare male, servire male.
Naturalmente il rimprovero è vero, molto spesso gli uomini non capiscono, nonostante si impegnino.
Il mondo è così, siamo esseri imperfetti, fatevene una ragione, non saremo mai all’altezza dei vostri bisogni e delle vostre aspettative, non sapremo mai servirvi così bene da soddisfare ogni vostro desiderio. Questo solo Dio può farlo.

Però in realtà oggi voglio parlare di altro. Mi sarà lecito dire una volta, anche una volta sola e sia pure per celia, che anche le donne non capiscono gli uomini? E la cosa è assai più complicata dal fatto che invece spesso son convinti di capirli.
Ci sono così le donne che hanno in testa l’idea che l’uomo sia un eterno bambino e lo trattano come si tratta un ragazzino (dimenticando che il modo migliore di indispettire un ragazzino è di trattarlo come tale, il bimbo vuole semmai essere trattato da adulto).

Ci sono anche quelle che hanno in testa lo schema semplificato on-off, come se l’uomo si concentrasse tutto in un unico interruttore (sì, quello lì, quello del desiderio) e che una volta acceso il problema è risolto.
Ci sono poi quelle che hanno paura degli uomini e che pensano che l’uomo sia sempre sotto sotto un bruto e quindi bisogna stare attenti a tenergli la briglia corta per impedirgli di scatenarsi perché sennò chissà che potrebbe fare…
Credetemi, forse è vero che non siamo complicati come le donne, ma non siamo nemmeno così semplici.

Non nego che ci siano i mammoni e i bruti o quelli che mettono tutta la loro maschilità nell’interruttore, ma la categoria maschile è per fortuna ben più variegata di così.

Permettetemi dunque di offrirvi care amiche un brevissimo decalogo dei dieci motivi per cui amo essere maschio e mi piacerebbe che i lettori maschi del blog lo continuassero, perché non pretende affatto di essere un elenco esaustivo.
Poiché credo moltissimo nella complementarietà, ça va sans dir che non c’è alcun intento di contrapposizione in questo catalogo, quindi nessuno si senta offeso vi prego, prendetelo come un contributo semiserio ad uso delle mie amiche per provare a vedere negli uomini anche qualcos’altro.

Amo essere maschio perché:

1) Perché amo finire un lavoro e dopo averlo finito fermarmi a guardarlo e compiacermi di ciò che ho fatto (Le donne che conosco di solito non sono capaci di finire il lavoro, prima di finirlo stanno già pensando a quello che faranno dopo. In questo Dio è decisamente maschio, perché il Sabato si ferma a guardare la Creazione).
2) Perché mi piace stare fermo come uno scoglio su cui si infrangono tutte le tempeste emotive (questa devo spiegarla?).
3) Perché mi piace osservare (I maschi osservano molto, una cosa alla volta, ma osservano).
4) Perché mi piace che i miei figli rischino l’osso del collo pur di affermare se stessi. Perché adoro condividere le loro vittorie (il fatto che io non abbia figli nella carne non cambia niente, ci sono molte forme di paternità).

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Tags:
differenzeideologia genderuomo e donna
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