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Tra i musicisti spopola essere “spirituali ma non religiosi”

Jive Records

Aleteia - pubblicato il 18/02/14

Se pensate di averlo già sentito prima, è perché se ne parla ovunque

di Matthew Becklo

“Non sono più una persona religiosa, ma ho imparato che l'energia spirituale trascende la religione, ed è qualcosa che ho cercato di inserire nella mia musica”.

Mentre leggevo questa confessione del cantante folk Noah Gunersen, mi sono reso conto del fatto che avevo già sentito queste parole. In modo quasi identico. Ma dove?

Poi ho realizzato la risposta sorprendente: ovunque. Ho sentito quella che vorrebbe essere una testimonianza di apertura spirituale esattamente ovunque. Il movimento “spirituale ma non religioso” – che sottolinea amore, emozione e credo in un “potere superiore” su chiese, dogmi e qualsiasi concetto religioso specifico di Dio – è diventato la nuova normalità prima ancora che sapessimo come definirlo.

Leggete queste citazioni di una dozzina dei nomi più famosi del mondo musicale:

Ariana Grande:
“Parlando di religione sono sempre stata un po' di tutto… Nessuno lo sa, ma medito ogni giorno e faccio un lavoro di energia spirituale. Quanto a religione e spiritualità, quindi, mi muovo continuamente, mi piace tutto”.

Lady Gaga:
“[Sono] spirituale… Non c'è alcuna religione che non odi o non condanni un certo tipo di persone, e io credo totalmente nell'amore e nel perdono, senza escludere nessuno”.

Justin Timberlake:
“Penso che mi si possa descrivere più come spirituale che come religioso”.

Demi Lovato:
“Non sono molto religiosa, ma sono MOLTO spirituale e CREDO in Dio”.

Macklemore:
“Non sono mai stato una persona religiosa. Sono una persona spirituale da quando ho 15 o 16 anni, quando sono stato iniziato per la prima volta alla psilocibina”.

Rihanna:
“I miei tatuaggi sono tutti spirituali e mostrano cosa provo per la religione. Ho tatuato un falco egiziano e dovrebbe rappresentare Dio”.

Beyoncé:
“MI ritrovo più nella fede e nella spiritualità che nella religione. Fare la costa giusta e non giudicare”.

Drake:
“Non sono una persona molto religiosa… è più una cosa personale. Non riguarda la religione. Io parlo. Ho bisogno di qualcuno con cui parlare”.

Jay Z:
“Se la gente vuole conoscere le mie convinzioni religiose, credo in un Dio. Non credo nella religione”.

Katy Perry:
“Sono stata cresciuta in modo così rigido e severo e ora è tutto molto più libero… Ci sono molti aspetti spirituali, New Age, che ho applicato alla mia vita”.

Mac Miller:
“Ho imparato molto sulla religione e mi ha sempre affascinato… quanto ai miei punti di vista personali, credo che ci sia qualcosa, ma non credo che nessuno sappia cos'è”.

Pink:
“Sono una persona molto spirituale. È la coperta della mia vita. Ma non credo nella religione organizzata. Come può essere che un gruppo abbia ragione e chiunque altro abbia torto?”

Già stanchi?

Mi sembrerebbe quasi una ventata d'aria fresca sentire qualche empio esistenzialismo gettato nel mix: “Non sono davvero una persona religiosa, ma credo che Dio sia una delusione, il libero arbitrio una delusione e questo universo in cui siamo stati gettati un carnevale assurdo di spreco, orrore e morte” (Parla ancora, ateo splendente!)

Il modello “spirituale ma non religioso” sembra essere sempre più la visione che si pensa che debbano avere cantanti, rapper e altri artisti. Evita l'egemonia percepita del dogmatismo e la durezza del materialismo; non può dire esattamente cosa sia vero, ma non lascia andare completamente la nozione di trascendenza – quel qualcosa “lì fuori” che basa il mio “qui dentro”. In poche parole, sembra molto la “via di mezzo” tra il nuovo ateismo e la religione dei vecchi tempi.

Apparentemente i Millennials concordano, e l'arte riflette solo la vita. USA Today ha riportato nel 2010 che il 72% dei Millennials identifica se stesso come “più spirituale che religioso”, e il Pew Research Center ha riferito l'anno scorso che i “nessuno” – gente che non si identifica in alcuna religione particolare, ma non si identifica nemmeno come atea o agnostica – continuano a salire alle stelle in America.

Non può essere che questa “via di mezzo” sia un inganno?

Nel suo libro Bad Religion, il commentatore del NY Times Ross Douthat sostiene in modo convincente che una spiritualità “Oprah-Chopra” del “Dio interno” non è altro che un'eresia quasi gnostica, e che “ministeri senza denominazione, pietà 'spirituali ma non religiose' e antiche eresie reinventate come autoaiuto” sono una confusione che il centro religioso ha inghiottito in cambio del suo diritto di nascita. “La religione del Dio interno”, scrive Douthat, “tende ad essere parassita rispetto a forme di fede più dogmatiche”, “che creano e sostengono le pratiche che l'individuo spirituale-ma-non-religioso sceglie… L'ampiezza della religione del Dio interno può rappresentare una sorta di superficialità, visto che le vere svolte spirituali in genere richiedono un restringimento – la decisione di scegliere una via e mantenerla, piuttosto che girare intorno alla ricerca di una sintesi che 'vada bene per me'”.

Altri commentatori di vari background hanno espresso osservazioni simili. Lillian Daniel sull'Huffington Post definisce il modello “spirituale ma non religioso” una “noia”, affermando che la vera crescita e consapevolezza spirituale deve avvenire nel contesto di una comunità. Alan Miller, un umanista secolare, va oltre, osservando che questo modello è “il peggiore di tutti i mondi possibili” e “un pretesto”. “In esso c'è una piccola trasformazione e nulla che punti a un qualsiasi tipo di progetto che possa ispirarci o trasformarci”, scrive. Il rabbino David Wolpe concorda: “La spiritualità è un'emozione, la religione un dovere. La spiritualità calma, la religione mobilita”.

Ancora peggio, il modello spirituale ma non religioso può essere problematico: uno studio mostra che le persone che sostengono di essere spirituali ma non religiose avranno più possibilità di soffrire di una malattia mentale.

Indipendentemente dal fatto che sia dannoso o aiuti, ad ogni modo, il problema fondamentale – e il fulcro di queste critiche – è che il modello spirituale ma non religioso è alla fin fine una filosofia diretta da se stessi, che manca dei controlli e degli equilibri salutari della comunità e della tradizione. Come sottolinea padre James Martin, “la religione può fornire un controllo contro la mia tendenza a pensare di essere al centro dell'universo, di avere tutte le risposte, di conoscere Dio meglio di chiunque altro e che Dio parli più chiaramente attraverso di me”.

La critica più feroce dell'apparente egocentrismo del modello spirituale ma non religioso viene da David Bentley Hart nel suo saggio “Christ and Nothing”, che fa risalire le spiritualità nebulose a una più ampia corrente storica di volontà di potere: “La banalità di questo tipo di devozione – la sua scarsità di dogmi o disciplina, la sua tendenza a trovare le proprie divinità non in grotte o radure ma nei negozi di souvenir – rende ovvio che non si tratta di un ritorno al politeismo precristiano. È, piuttosto, una religione profondamente moderna, i cui dei caricaturali non chiedono né reverenza né timore, né amore né credo; non sono altro che maschere indossate da quella stessa spontaneità di volontà che è il demiurgo senza pari che comanda quest'epoca e ordina ai suoi spiriti di andare e venire”.

Nulla di tutto questo, ovviamente, vuole suggerire che la religione senza spiritualità, ricerca o dubbio sia la risposta, o che qualsiasi vecchia religione vada bene. Come sottolinea padre Martin, “la religione senza la spiritualità diventa un'arida lista di dichiarazioni dogmatiche separate dalla vita dello spirito. Gesù ha messo in guardia contro di questo. La spiritualità senza la religione può diventare una compiacenza centrata su di sé separata dalla saggezza di una comunità”.

In altre parole, la religione senza la spiritualità è un vicolo cieco quanto la spiritualità senza la religione. La parola religione deriva dal termine latino che indica “legame”, la parola spiritualità deriva dal termine latino che indica il “respiro” – e non abbiamo bisogno di entrambi per vivere?

Indipendentemente dal fatto che il modello spirituale ma non religioso sia sostenibile, ad ogni modo, una cosa sembra chiara: se il trend attuale continuerà e la testimonianza di quanti modellano la nostra cultura continuerà ad allontanarsi dalle fedi tradizionali, il modello spirituale ma non religioso diventerà presto – o forse lo è già – la noiosa nuova normalità.

Per molti Millennials ribelli, una religione millenaria potrebbe essere la via da intraprendere.

Matthew Becklo è un marito e futuro papà, filosofo amatoriale e commentatore culturale di Aleteia e Word on Fire. I suoi scritti sono apparsi su First Things, The Dish e Real Clear Religion.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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