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La dittatura del pensiero unico

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Se non volete creare scandalo al vostro vicino, non dite di essere cristiani…

Io credo che l’uomo privato di Dio abbia comunque bisogno di religiosità, e debba per questo costruirsene una, per quanto fittizia, irragionevole, irreale. È come se avvertisse in qualche modo confuso che non è bene per l’uomo essere privo di riferimenti superiori, e allora se ne crea alcuni, assolutizzando i propri pensieri, elevandoli alla dignità di fede. Chi ha Dio non è che non si preoccupi della sorte degli ermellini, ma non li ritiene una causa prioritaria, non fino a che smetteranno di esserci esseri umani che fanno una fine anche peggiore. Ci sono alcune parole d’ordine di questa stramba religione fabbricata dagli uomini sulle quali dialogare è difficilissimo, e io mi chiedo anche se sia utile.

Come dice un caro amico sacerdote, di fronte a una casa disordinata ci sono due modi per far capire al padrone di casa che sta sbagliando. O lo si rimprovera, lo si critica, si protesta, oppure lo si porta a vedere quanto sia bello vivere in una casa ordinata.

Noi cristiani dobbiamo essere più convincenti degli altri, e possiamo esserlo solo se più convinti, noi per primi. Se la nostra casa è bellissima, pulita, ci si respira una buona aria e ci si vive allegri, ha senso arrabbiarsi perché la casa degli altri è brutta, sporca, maleodorante e triste? Non dovremmo piuttosto essere dispiaciuti per loro? Magari farli entrare da noi? Oppure, se proprio siamo persone speciali, potremmo offrire il nostro aiuto all’amico che ha la casa in quello stato, dirgli come si fa a vivere in un altro modo. Solo noi possiamo tradire la Chiesa, non dobbiamo avere paura dei nemici esterni. La vera evangelizzazione avviene per inseguimento. È quando si è così invidiabilmente luminosi che la gente ti viene dietro.
Noi cattolici dovremmo trovare nuove vie per contestare i dogmi del politicamente corretto, nuovi modi per difendere i nostri figli dalle informazioni strampalate che ricevono a scuola. Per esempio potremmo insegnar loro a fare le pernacchie (raccomandandoci che le facciano fuori dall’orario di lezione). È più facile combattere lancia in resta, ergere un muro contro il muro degli altri. È molto più faticoso far spuntare i fiori da quel muro, da quella terra ormai secca e inaridita. I figli se in casa hanno respirato quell’aria buona di cui dicevamo prima, sapranno bene da soli da che parte stare, soprattutto se vedranno che in casa i suoi genitori, che gli hanno sempre parlato di Dio, si divertono – fondamentale – mentre gli altri che presumono di poter fare da soli sono tristi e falliti. Il peccato non è un dispetto che si fa a Dio, ma è mancare il bersaglio, fallire, cercare la vita dove non è.

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