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La dittatura del pensiero unico

© Public Domain
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Se non volete creare scandalo al vostro vicino, non dite di essere cristiani…

Ultimamente mi trovo, sempre più spesso, quando parlo in pubblico, a chiedere: “state registrando?” E tenete presente che io sono una delle persone al mondo meno preoccupate della formalità, cosa che mi ha procurato memorabili figuracce nel corso della vita (da cui a volte mi salvaguardano solo le occhiatacce di mio marito).

Una volta rassicurata del fatto che quello che dirò non potrà essere usato contro di me, parlo liberamente, e lo faccio anche in contesti magari lontani dal nostro modo di pensare, perché non è certo la paura di essere impopolare a muovere la mia cautela, ma l’aspetto giuridico, la sensazione di vivere in uno stato di psicopolizia. Fino a qualche tempo fa pensavo di essere esagerata, mi avrà un po’ deformata il fatto di essere figlia di un magistrato, pensavo. In fondo, mi dicevo, la legge Scalfarotto non è ancora passata, e il reato di opinione non c’è, no?

Poi è successo che il mio primo libro è stato pubblicato in Spagna, con il titolo di Casate y sé sumisa, e ben tre partiti in Parlamento  hanno fatto un’interpellanza per farlo ritirare dal mercato, una raccolta di firme contro di me ha avuto un fiume di adesioni, al ritmo di diecimila al giorno,  mentre una commissione del Consiglio comunale di Granada ha chiesto alla Fiscalia, cioè alla Procura, di intervenire, per chiedere il ritiro del libro dal mercato e il pagamento di una forte multa alla casa editrice. Motivo: incitamento alla violenza sulle donne. Punto in cui inciterei al reato: il titolo! Specificatamente la parola “sottomessa”. Nessuno degli accusatori pareva, almeno inizialmente, averlo letto, e, mi dispiace per loro, quando lo faranno resteranno delusi: in nessuna parola, né virgola del libro ovviamente troveranno né l’incitamento alla violenza, né l’incoraggiamento a sopportarla supinamente. Pare che quella incriminata sia l’espressione “l’uomo deve incarnare l’autorevolezza, la guida, la donna abbandonare la logica dell’emancipazione e abbracciare quella del servizio”, parole che hanno incredibilmente innervosito alcune femministe spagnole.

Adesso non vorrei farla tanto lunga, ne ho parlato già abbastanza e poi finché non scorre il sangue atteggiarsi a martiri è un po’ esagerato, ma il punto non è questo, e non è neanche la mia storia, per quanto sicuramente particolare (è la prima volta, mi dicono, nella storia della Spagna democratica, che si parla di censurare un libro in Parlamento).

Il punto vero è che c’è un chiarissimo progetto per imporre una visione dell’uomo (e della donna) diversa e in certi aspetti contraria a quella del cristianesimo, e siccome questa visione è falsa, e dunque non si mostra da sola in tutta la sua verità, bisogna farla prevalere con la forza. Facendo leggi che stabiliscano che è un reato pensarla diversamente. Censurando libri. Propagando ideologie anche attraverso agenzie governative come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, e dando disposizioni agli Stati perché si attivino per diffonderle, per esempio attraverso la scuola pubblica.

Ma la cosa è ancora più complicata di così. Anche a prescindere dagli argomenti su cui si legifera, c’è tutta una serie di opinioni che ormai sembrano assurte a credo indiscutibili.

Prova a dire durante una cena che sì, ti dispiace molto se degli animali vengano uccisi con la scarica elettrica per farne delle pellicce, ma che trovi molto più angosciante che i bambini vengano triturati nel grembo della mamma, e questa venga considerata una conquista, mentre i maltrattamenti dell’ermellino nano (esiste?) una barbarie. Vedrai che gelo tra i commensali.

Prova a dire che sì, sicuramente il cibo biologico è una bella cosa, ma che più degli Ogm ti preoccupa la manipolazione degli embrioni. Prova a dire che certo, la differenziata è importante, ma che trovi molto più urgente che trovino sepoltura i bambini abortiti, attualmente trattati quasi ovunque come rifiuti ospedalieri. Se lo dici tra amici penseranno “solo” che tu sia una squilibrata, se mai riuscissi a dirlo davanti a una platea più ampia, da un pulpito più autorevole, si scatenerebbe un putiferio.

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