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Papa Francesco caccia il prete pedofilo

MASSIMILIANO MIGLIORATO PP

November 04,2013 :Meeting of inauguration of the judicial year of SACRA ROTA

Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 17/02/14

Così come Papa Benedetto XVI, il pontefice non attende il terzo grado di giudizio e fa ridurre allo stato laicale un sacerdote accusato di abusi su quattro minorenni

Abbiamo avuto modo di parlare in diversi articoli da un lato dell'impegno della Chiesa nella lotta alla pedofilia, e dall'altro all'ostinazione da parte di alcuni organismi internazionali di attaccare la Santa Sede negando l'evidenza dei miglioramenti in atto in tema di trasparenza e contrasto al fenomeno. Un esempio di questa “linea dura” che inizia con Benedetto XVI (che tra il 2011 e il 2012 ha “spretato” 400 sacerdoti accusati di pedofilia) e prosegue con Papa Francesco è quanto accaduto alcune settimane fa ma emerso solo pochi giorni fa: la Santa Sede ha ridotto allo stato laicale un sacerdote accusato di pedofilia senza attendere la sentenza definitiva (terzo grado di giudizio) dello Stato italiano.

Si tratta di don Marco Mangiacasale, sacerdote della diocesi di Como già condannato nei primi due gradi del processo penale a tre anni, cinque mesi e venti giorni di carcere per abusi sessuali su quattro ragazze minorenni. L’ex parroco e poi economo della parrocchia di San Giuliano, con una sentenza firmata dal prefetto per la Congregazione della dottrina della fede e futuro cardinale, Gerhard Ludwig Müller, lo scorso 13 dicembre è stato, infatti, ridotto allo stato laicale (Fatto Quotidiano, 12 febbraio).

Su Repubblica – che sull'argomento ha condotto una inchiesta – riporta una fonte “esperta di cose vaticane” che commenta i dati della della decisione repentina di Papa Francesco senza stupirsi: "Questa è la politica, che in un linguaggio laico potrebbe definirsi giustizialista, introdotta da Ratzinger quando da cardinale guidava il Sant'Uffizio. Prima da prefetto, e poi da pontefice, pur di reprimere il triste fenomeno ha introdotto una legislazione inflessibile, e in alcuni casi non garantista". La sentenza, letta da monsignor Coletti il 30 gennaio scorso alle famiglie delle vittime convocate nel suo ufficio: "Don Marco Mangiacasale è stato ridotto allo stato laicale, non potrà fare l'educatore nelle scuole cattoliche né partecipare in ogni modo a gruppi o organizzazioni dove siano presenti dei giovani" (11 febbraio).

Anche Luigi Accattoli, per anni vaticanista del Corriere ritiene che ci sia stata una sorta di svolta giustizialista in Vaticano e dichiara: «Tramontata l’era delle procedure di sicurezza e garantiste, da qualche tempo ormai il Vaticano ha aperto la strada delle procedure rapide, volte a cancellare l’idea di una Chiesa che insabbia e nasconde la verità. Il criterio distintivo diventa la certezza morale». Il giornalista spiega all'edizione di Como del Corriere che «Il vecchio ordinamento prevedeva così, prima i tre gradi di giudizio e poi l’avvio del processo canonico era una scelta dettata ufficialmente dal concetto di non persecuzione e della presunzione di innocenza. A volte è stata anche connivenza, ma nel complesso erano procedure per così dire di sicurezza». La svolta è avvenuta con Papa Ratzinger. «Già con Papa Benedetto XVI sono state accelerate le procedure di riduzione in stato laicale – spiega – In estrema sintesi, non c’è bisogno di attendere i tre gradi di giudizio quando c’è la “certezza morale” che il sacerdote sia responsabile e colpevole, anche senza una sentenza definitiva. Questo vale non solo per la pedofilia, ma anche per altri casi» (13 febbraio).

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lotta alla pedofiliapapa francescopedofiliasacra rota
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