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La Rete e i Social Media fanno perdere tempo?

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Aleteia - pubblicato il 17/02/14

Smarrirsi nella foresta del web o imboccare le strade digitali e arrivare alle periferie dell'umano. A voi la scelta

"The Future of Now: Always-On, Always Connected" è questo il cappello con cui si presenta l'edizione 2014 della Social Media Week a Milano (17-21 febbraio). Uno dei temi più dibattuti sarà come i social media, il mobile e il web stanno cambiando la percezione del tempo: dilatato, ristretto, live, continuo. In che modo il tempo viene percepito e valorizzato dai social media.  Questo argomento apre un grande dibattito sempre all'ordine del giorno: che cosa si perde una persona a stare troppo tempo su internet?

Il 28 ottobre 2013 La Stampa aveva pubblicato una ricerca di Scott Wallsten, economista presso il Technology Policy Institute di Washington, basata sui dati forniti dall’indagine American Time Use Survey, curata dal Dipartimento del Lavoro degli Usa, mettendo in luce come un americano sottrae in media 16 secondi al lavoro e 7 secondi al sonno per ogni minuto di tempo libero passato online. Per tempo libero online la ricerca intende quello trascorso sui social network, a navigare con il browser per motivi non lavorativi, o ad inviare messaggi via posta elettronica, escludendo comunque nel computo l’attività di gioco sul web.

Attesa snervante

Dunque l’era digitale, stimolando l’interattività, ha cambiato il nostro modo di passare la giornata, di comunicare e di pensare, rendendoci meno tolleranti alle attese e ai momenti di solitudine.  Jonah Lynch, sacerdote e autore del libro "Il profumo dei limoni. Tecnologia e rapporti umani nell'era di Facebook." ha compreso l'esistenza del problema quando gli è stato chiesto di curare gli alberi da frutto del giardino del suo seminario. "Mi sono accorto che avevo una premura irragionevole: volevo che le piante crescessero più in fretta, facessero albicocche a novembre e limoni a maggio". Siamo (quasi) tutti diventati vittime, il più delle volte inconsapevoli, di questa mentalità efficientista, dove solo il risultato conta. Ma per il risultato, insegnano le piante, ci vuole tempo.

Ascoltare e accogliere

Papa Francesco, come sottolineato nel Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali, guarda alla Rete con benevolenza, parlando di "ambiente", di "luogo" dove promuovere la cultura dell'incontro. Ma c'è qualcosa che viene prima: “Che cosa ci aiuta nell’ambiente digitale a crescere in umanità e nella comprensione reciproca? Dobbiamo recuperare un certo senso di lentezza e di calma”, di “capacità di fare silenzio per ascoltare”, di pazienza per “capire chi è diverso da noi”. Suggerimenti che rimandano ai messaggi dedicati da Benedetto XVI al silenzio (nel 2012) e alla promozione di una cultura di rispetto, dialogo e amicizia (nel 2009).
Ma “come si manifesta la ‘prossimità’ nell’uso dei mezzi di comunicazione e nel nuovo ambiente creato dalle tecnologie digitali?”, “una risposta” è “nella parabola del buon samaritano, che è anche una parabola del comunicatore. Chi comunica, infatti, si fa prossimo. E il buon samaritano non solo si fa prossimo, ma si fa carico di quell’uomo che vede mezzo morto sul ciglio della strada”. Il Papa definisce “questo potere della comunicazione come prossimità.” Per questo aprire le porte delle chiese significa anche aprirle nell’ambiente digitale. 

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