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Il grande paradosso cristiano: la mia felicità sei tu, non io

© DR
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Quando questa verità viene ignorata o negata, tante realtà umane sono sottovalutate

La mia felicità è vederti felice. Non c'è nulla che il mio cuore desideri, più di quanto la sentinella anela alla luce del mattino, che vederti sorridere. Questa è la verità fondamentale che scorre nelle vene di ogni buon cristiano. È una verità che Dio stesso ha rivelato e vissuto in prima persona.

Quando questa verità viene ignorata o negata, tante realtà umane sono sottovalutate, se non attaccate. Quanti ragazzi e ragazze, ad esempio, guardano oggi al matrimonio e alla vita familiare come qualcosa di triste, quasi una sorta di vita di secondo livello in cui divertimento, avventura e felicità sono smorzati per il resto della vita… La vera felicità, affermano, arriva sotto forma di successo, viaggi, effimeri momenti di adrenalina. Svegliarsi accanto alla stessa persona giorno dopo giorno, pulire, lavorare, servire… non è una vita degna di essere vissuta.

Eppure, man mano che cresco, un numero sempre più alto di amici si sposa, ed è impressionante vedere i cambiamenti. Il senso di avventura e felicità non viene meno, piuttosto viene interiorizzato, consolidato e vissuto a un livello più profondo. Il battito del cuore su una montagna russa può essere più rapido di quello di un papà che calma il suo bimbo per farlo addormentare, ma vi posso dire che ha sperimentato una felicità che per lui vale il mondo intero. Non è poesia, non è retorica. È antropologia. Il cuore umano è stato creato non solo per l'autosostentamento, quanto piuttosto per l'autodonazione. Dando riceviamo, dando viviamo, amando sperimentiamo l'amore in un modo che ci fa sorridere per l'eternità.

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