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Come salvare l'ora di religione?

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Roberta Sciamplicotti - Aleteia - pubblicato il 17/02/14

Di fronte al calo della frequenza servono nuove idee, che guardino anche alla società multiculturale

Il calo sempre più marcato della frequenza dell'ora di religione da parte degli studenti pone il problema di un ripensamento di questo insegnamento. Nell'anno scolastico 2012-2013, le lezioni di religione sono state seguite dall’88,9% degli studenti, quasi un punto e mezzo percentuale in meno rispetto all'anno precedente, circa due se il confronto è con tre anni fa. Nell'arco di vent’anni, ha lasciato il 4,6%: nel 1993-94 frequentava infatti l’ora di religione il 93,5% degli studenti.

L'insegnamento è in crisi più al Nord che al Sud, soprattutto nella scuola secondaria, con il 17,9% di studenti non frequentanti contro il 7,1% delle scuole primarie, il 9% delle scuole dell’infanzia e il 9,6% delle medie.

Tra i motivi di questa “disaffezione” non può non incidere l'aumento degli alunni che non sono cittadini italiani e spesso professano un credo diverso da quello cattolico.

In questo contesto, serve una ristrutturazione dell'ora di religione perché non diventi un'occasione perduta. A La Spezia, ad esempio, gli insegnanti di religione cattolica cercano di fermare la “fuga” degli studenti con brochure e spot anche in cinese, albanese e spagnolo.

Visto che tra le alternative a questo insegnamento che vengono proposte nelle scuole – attività didattiche e formative in classe, studio assistito, studio non assistito – la più gettonata è la facoltà di uscire dalla scuola, nei mesi scorsi Nicola Incampo, responsabile dell'insegnamento della religione cattolica del sito culturacattolica.it, si è rivolto al Ministero dell’Istruzione chiedendo di cancellare dagli orari scolastici la cosiddetta “ora del nulla”.

“In troppe scuole – ha denunciato – l’ora di religione viene collocata all’inizio o alla fine della giornata lasciando agli studenti che non la frequentano la possibilità di entrare un’ora più tardi o uscire un’ora prima. In pratica, la scuola stessa sancisce l’esistenza di questa ora del nulla” (Il Messaggero, 17 febbraio).

Una soluzione potrebbe essere quella di “ripensare, laicamente e al plurale, l'ora di religione” (Jesus, febbraio 2014). In alcuni Länder della Germania – Paese in cui 6 milioni di abitanti su 83 sono immigrati o loro figli, con 4 milioni di musulmani -, ad esempio, è in vigore nelle scuole un'ora di religione musulmana. L'obiettivo dell'iniziativa, lanciata per ora in una ventina di classi elementari, è quello di “contrastare eventuali rigurgiti fondamentalisti e di concedere all'islam pari dignità rispetto al cattolicesimo e al protestantesimo, le due confessioni di maggioranza studiabili oggi, insieme a un corso di etica”.

Anche in Italia alcuni anni fa “si era accesa una discussione che aveva registrato l'adesione all'ipotesi futuribile di un'ora di islam, fra gli altri, di personalità assai diverse quali gli onorevoli Fini e D'Alema e il cardinal Martino”, ma la cosa fu lasciata cadere “anche perché, nel quadro culturale dell'epoca dominato dall'immaginario dello scontro di civiltà, avrebbe rischiato di finire inserita in un contesto di multiculturalismo separatista, con relativo effetto-balcanizzazione”.

Una proposta simile, si disse, avrebbe dovuto trovare la sua collocazione all'interno di una scelta più ampia, interculturale e dialogica, che mettesse in comunicazione le religioni tra loro, “pena il rischio di trovarsi di fronte, in un domani, all'ora d'islam, di buddhismo, e così via”.

La presenza crescente delle seconde e terze generazioni nelle nostre aule, del resto, mostra che il mosaico delle fedi “richiede un'analisi dell'insegnamento religioso più coraggiosa della semplice e tradizionale contrapposizione ideologica”. Allo stesso modo, si pone come “un'autentica piaga nazionale” l'analfabetismo religioso. Per questo, “l'educazione tutta è chiamata a confrontarsi con le religioni, a partire da quel plurale, le religioni, che rappresenta un vero segno dei tempi. Materia incandescente e delicata certo, ma ineludibile”.

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