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Dromedari addomesticati “postdatati”? Il sacro della Bibbia è altrove

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Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 15/02/14

La ricerca di due israeliani evidenzia la presenza dei camelidi in testi sacri che narrano di un tempo ben anteriore al loro arrivo in Palestina

A volte, a dir la verità spesso se si parla di Scritture, le novità sanno di vecchio. Oppure, più probabilmente, la falla è nel modo in cui queste presunte scoperte vengono presentate. Questo sembra proprio essere il caso della ricerca condotta da due archeologi dell’Università di Tel Aviv e pubblicata dal Journal of the Institute of Archeology of Tel Aviv University – ripresa venerdì dal sito italiano del National Geographic – nella quale emerge come alcuni passi della Genesi, del Pentateuco e di altri libri dell’Antico Testamento, situino i “cammelli” (chiamati così, in realtà riferendosi ai dromedari, cioè ai camelidi ad una sola gobba) in un tempo molto anteriore al loro effettivo arrivo in terra d’Israele, collocato tra il 930 e il 900 a.C. Secondo alcuni, tra i quali appunto il sito che pubblica la notizia, questa tesi metterebbe in crisi la datazione “tradizionale” delle Scritture, secondo la quale i fatti narrati in quei passi sono da collocare in un periodo che va tra il 2000 e il 1500 a.C.; ma soprattutto, secondo un principio di causalità tutto da dimostrare, metterebbe in crisi la loro veridicità. Questa impostazione, tuttavia, rivela un approccio esegetico ormai superato dalla maggior parte dei biblisti. Per approfondire la questione Aleteia ha intervistato Ida Oggiano, archeologa esperta del Vicino Oriente, e tra le altre cose docente presso il Pontificio Istituto Biblico, e il professor Giovanni Rizzi, docente di Sacra Scrittura nella Pontificia Università Urbaniana.

Che valore assegna a questa ricerca che arriva da Israele?

Oggiano: Questa è una questione molto ampia e complessa che riguarda il rapporto tra teologia e testo biblico. È un rapporto molto controverso, nel senso che a lungo si è cercato di dimostrare attraverso la Bibbia che le Scritture dicevano il vero; quindi, quando si scavava, si diceva di aver trovato conferme nella Bibbia. In realtà, per esempio rispetto a questa notazione sull’introduzione dei cammelli, già il grande storico Mario Liverani nel suo libro Antico Oriente indica chiaramente che questo tipo di animale è introdotto piuttosto tardi. Perché i cammelli vengono introdotti e utilizzati per attraversare i deserti grossomodo nell’VIII secolo a.C., che è anche il tempo in cui si aprono le grandi vie carovaniere verso l’Arabia. Però, al di là del cammello, che in questo caso ha destato l’attenzione a livello giornalistico, il problema chiave è quello dell’utilizzo del dato archeologico, che non serve secondo me né per dimostrare né negare, ma semplicemente ha valore come fonte. Sappiamo che la Bibbia non è stata costituita tutta insieme, si sa benissimo che è stata composta piuttosto tardi nella sua redazione finale, e che ha nuclei storici e nuclei invece favolistici, popolari, ecc. ecc. Ad esempio, se guardiamo alla collocazione di un evento come la distruzione di Gerico da parte di Giosuè, gli scavi hanno dimostrato che in quel momento lì Gerico era già distrutta da tempo. È un qualcosa risaputo da tempo, mi stupisce quindi che la cosa emerga con grande scalpore. In questo momento ho aperto per curiosità Wikipedia alla pagina “Gerico” – ovviamente Wikipedia è un open access, chiunque può cambiare le informazioni quando vuole – dove si legge ancora che Gerico fu invasa e rasa al suolo dagli Ebrei guidati da Giosuè. Ma questo gli scavi di Kathleen Kenyon negli anni Cinquanta e Quaranta hanno dimostrato chiaramente che non è vero. Anche i biblisti ritengono questo essere una cosa nota, cioè che determinati eventi che la Bibbia colloca in un certo momento non corrispondono a dati storici acclarati.

Su questo approccio storiografico nei confronti della Bibbia c’è una resistenza da parte dei biblisti?

Oggiano: Anche lì dipende molto dagli ambiti. Ovviamente ci sono gli ambienti più tradizionalisti, che magari ancora si pongono questo problema del contrasto tra scienza e fede. Se guardiamo invece ad un Istituto come l’Istituto Biblico, dove c’è un approccio storico-critico ormai consolidato, questa cosa non è messa in discussione. La Bibbia non serve a dimostrare la fede. Non è che un evento storico, in quanto è riportato come storico dalla Bibbia, lo debba essere necessariamente, anzi, è molto probabile che non lo sia. Ci sono certi ambienti più tradizionalisti che sono legati a queste idee, ma negli ambienti degli studiosi non è più così. Poi è chiaro che un testo come la Bibbia è talmente complesso, e ha al suo interno nuclei storici, perché all’interno si parla di personaggi storici; la stessa archeologia, e in particolare l’epigrafia ha dimostrato l’esistenza di legami con la Bibbia. Il confronto con i testi, anche assiri, ha dimostrato che grossi nuclei della Bibbia sono testi storici. Tra gli studiosi della Bibbia c’è anche un gruppo di biblisti chiamati “minimalisti”, un gruppo laico olandese, che sostiene la Bibbia sia un’invenzione pura al pari dell’Odissea di Omero. Ci sono altri che invece ritengono sia tutto vero. Il problema è che lo studioso in teoria non dovrebbe avere un’impostazione di questo tipo, un conto è la fede e un conto è la storia. Un approccio al testo dovrebbe essere abbastanza distaccato, perché la Bibbia è un testo scritto da uomini, in fondo.

Altri studi hanno dimostrato che i passi delle Scritture che parlano dei “cammelli” raccontano fatti accaduti tra il 2000 e il 1500 a.C. Come si spiega?

Oggiano: Lì bisogna scindere tra l’avvenimento ed il tempo in cui si colloca. Un conto è il racconto di quell’evento, cioè quando io ne scrivo. Quindi se io sono uno scrittore dell’VIII secolo a.C. che racconta il passaggio dalla Mesopotamia alla Palestina di un gruppo di nomadi, allora “ci ficco” dentro anche il cammello.

Un po’ come facciamo noi quando nel presepe mettiamo gli animali “a casaccio”?

Oggiano: Esatto. Ovviamente nel momento in cui è stato scritto il passo si parla di quel mondo, contemporaneo allo scrittore. La cosa importante è vedere quando è stato scritto quel passo. Può anche riferire di eventi che sono avvenuti 1000 anni prima, però ovviamente il compito dello storico è riuscire a distinguere il nucleo più antico da quello più recente. Quindi è probabile che nel tempo di cui si racconta i cammelli non ci fossero, ma l’informazione che ho qual è? È sula data di redazione del passo. Quindi, se si fa riferimento al cammello, che prima del IX secolo a.C. non compare, un dato sicuro è che il passo è stato scritto non prima del IX secolo, perché è un termine post quem. Però questo non significa che di quel passo non ci siano nuclei precedenti. La Bibbia è veramente una stratificazione di testi, di storie: la complessità e il fascino dello studio delle Scritture è proprio quello di riuscire ad individuare i momenti di redazione del passo, i momenti che sono confluiti in quel passo, quando si possono collocare. Nel 2005 uscì un libro poi diventato famoso di Israel Finkelstein e Neil Asher Silberman, Le tracce di Mosé. La Bibbia tra storia e mito, che trattava proprio questa tematica in modo divulgativo, spiegando come l’archeologia può aiutare nella lettura del testo biblico, nella comprensione di ciò che è realtà e ciò che è invenzione. Dal punto di vista del “credo”, però, è un’altra cosa. È come quando si va a Gerusalemme a vedere la tomba di Gesù: siamo così sicuri che la tomba di Gesù sia quella? Probabilmente no, però ormai quel luogo è così pieno di significati e di simbolismo. In qualche modo lo è diventato, quel luogo, la tomba di Gesù, però non ci metterei la mano sul fuoco che storicamente lo sia.

Che impatto ha questa ricerca sul mondo dell’esegesi biblica?

Rizzi: Guardi, per quello che riguarda il mondo ebraico attuale si possono fare varie considerazioni. Nel senso che ci può essere il solito fondamentalismo per cui la Bibbia ha sempre ragione, è sempre vero tutto, ecc. Altri invece sono più scettici, più “laici”. Gli autori di questa ricerca non so a che area appartengano, però non dicono nulla di nuovo. Le mie conoscenze di orientalistica mi dicono che il cammello fu addomesticato intorno al 1.200 a.C., il mezzo di trasporto ordinario era l’asino fino a quel periodo lì. Quindi parlare di questi animali come se fossero stati addomesticati in epoca precedente è un anacronismo. D’altra parte quei racconti del testo della Genesi o del Pentateuco che ne parlano sono racconti, visioni retrospettive postdatate. Cioè, voglio dire che la tradizione orale può essere di un certo tipo, il racconto può contenere notevoli anacronismi, sia dal punto di vista della flora e della fauna, ma anche di tanti altri elementi di carattere culturale. Quindi capisce che il testo biblico come tale non può essere datato sulla base di questi elementi. Che loro poi si siano accorti che effettivamente esistono questi anacronismi, ben venga, ma non è una novità di rilievo. Ci sono arrivati per aliam viam, diciamo così, per la loro strada. Che poi lo divulghino nell’ambito ebraico dove a volte, non sempre, c’è questa tendenza ad essere più fondamentalisti è un fatto. Peraltro ci sono ambienti ebraici molto più aperti, e anche questo fa parte di un cammino. La cultura cammina in questo modo, del resto.

I fondamentalisti temono che mettere in discussione la datazione voglia dire anche metterne in questione il contenuto?

Rizzi: Certo, è il loro punto di vista. È il loro concetto di “sacro” e di “ispirato” che non funziona più, almeno come loro lo formulano. D’altra parte non è stato facile neanche per la Chiesa cattolica accettare che molte cose siano state ridimensionate e che quindi vadano ricomprese in un’altra prospettiva. Ognuno ha un po’ i suoi tempi. Dopodiché è chiaro che ci saranno delle reazioni magari anche piuttosto “violente” rispetto a determinate informazioni. È un equilibrio che si acquisisce piano piano con l’esperienza, non si mette in discussione il valore cosiddetto sacro del testo biblico, che è di altra natura. È un po’ tutto l’insieme che va visto: il senso delle cose più che la narrazione degli eventi. E questa è un po’ la sfida vera e propria, eventualmente che ci sia una teologia che aiuti un po’ a capire.

I biblisti non fondamentalisti hanno superato un’ipotetica collisione tra scienza storica e fede?

Rizzi: Sicuramente, questa cosa è già stata superata, metabolizzata anche. Questo forse non avviene in alcune fasce della popolazione anche europea che per un tentativo di salvare la propria identità, per reazione anche ad alcuni eccessi, si ancorano invece a posizioni che oramai sono datate, pensando di aver scoperto l’America con alcune affermazioni “fondamentaliste” chiamiamole così, che sono di un’ingenuità incredibile. Però è anche comprensibile. Ci sono anche le ragioni di chi non ha ragione, insomma. Che fanno capire com’è complesso il panorama. Ai nostri studenti noi cerchiamo di far acquisire un certo tipo di mentalità senza farne dei guerrieri che lancia in resta devono abbattere chissà cosa.

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